Congresso Anm

L'intervento di Glauco Zaccardi

A nome di tutti magistrati di Area invio il più caloroso e affettuoso saluto ad Anna Canepa. Anna è una donna forte, generosa e intelligente e siamo sicuri che presto tornerà a mettere a disposizione di tutta la magistratura la sua passione.

Intendiamo esprimere, un sentito ringraziamento alla Giunta Esecutiva Centrale per l’azione svolta, sin dall’insediamento nel 2012, in rappresentanza di tutti i magistrati italiani.

Sono trascorsi anni difficili, caratterizzati da un quadro generale esterno di crescenti diffidenza e chiusura nei confronti della magistratura, sentimenti animati spesso, forse inconsapevolmente, da una malcelata insofferenza verso il controllo di legalità della giurisdizione.

Il tutto, peraltro, in un contesto schizofrenico che ha visto, da un lato, una fuga dalla giurisdizione sui temi economici e, dall’altro, una richiesta alla giurisdizione di una supplenza sui temi eticamente sensibili e ha chiamato, sempre più, in causa, il ruolo del magistrato come garante dei diritti fondamentali

In questo difficile quadro, con un consenso parlamentare degno di miglior causa, sono state approvate misure non spiegabili se non in una logica punitiva nei confronti della magistratura.

Si è cominciato dalla riduzione delle ferie, introdotta, peraltro, con una fretta tale da generare una formulazione della norma di assai difficile interpretazione; ciò, sia per la confusione tra sospensione feriale estiva e periodo di ferie dei magistrati, sia per le stesse proposizioni linguistiche utilizzate. Fretta che, all’evidenza, denota le vere intenzioni del legislatore.

In risposta a questo “segnale”, sono stati correttamente opposti i dati della produttività della magistratura italiana, ai vertici europei secondo i rapporti degli organismi internazionali competenti.

Si è proseguito con la riforma della responsabilità civile, attuata in chiave penalizzante per i magistrati, sia per l’abolizione del filtro di ammissibilità dell’azione, sia per l’estensione significativa dei casi di colpa grave, sia, ancora, per l’introduzione dell’oscura e nuova figura del “travisamento del fatto”.

Anche qui, la fretta è stata, da un lato, cattiva consigliera del legislatore, dall’altro ha rappresentato spia delle reali intenzioni dei riformatori, mossi prevalentemente dall’ambizione di regolare i conti con chi, con l’indipendenza garantita dalla Costituzione, senza timori ma senza ambizioni, ha esercitato ed esercita il controllo di legalità.

E’ grazie all’azione dell’Associazione se si è evitata l’azione diretta nei confronti dei magistrati e se si è arrivati a un testo finale che può ancora salvaguardare (attraverso un’auspicabile attenta attività interpretativa),  l’indipendenza e l’attività ermeneutica, che di quella rappresenta tassello fondamentale.

Ancora, l’emersione di questioni retributive e previdenziali nuove (tra le altre: il recupero dell’adeguamento triennale, il massimale contributivo e previdenziale), ha visto l’ANM sempre  attenta nel seguire le vicende che interessano i magistrati.

L’Associazione, poi, si è mostrata pronta nel confronto e nell’interlocuzione sulle riforme che, sotto l’egida accattivante di un’annunciata stagione di riformismo liberale, possono presentare margini di rischio per l’indipendenza nell’esercizio delle funzioni e l’autonomia dell’autogoverno.

***

Oggi, però, crediamo fermamente che si possa e si debba giungere, nell’interesse dell’intera magistratura e, quindi, per la tutela della giurisdizione, all’unità associativa.

Conferirebbe una ancor maggiore legittimazione all’ANM, creando le condizioni per una rappresentanza della magistratura e una tutela del valore dell’indipendenza più forti. Occorre, quindi, confrontarsi lealmente tra le varie componenti e verificare l’esistenza di possibili punti di convergenza sui quali possa maturare una sintesi politica, imprescindibile per l’unità.

In tale prospettiva, Area propone i seguenti punti di un possibile programma unitario dell’ANM.

Precondizione, però, dell’unità che auspichiamo, è che tutte le componenti si impegnino a dare, insieme, concreta attuazione al codice etico. L’ANM dovrà costantemente verificare, a partire dalla vicenda di Palermo - sulla quale pretendiamo l’attivazione di tutti i meccanismi statutari - i presupposti per la permanenza nell’associazione  dei magistrati coinvolti in procedimenti penali o comunque in vicende o relazioni che mettano a rischio l’immagine di imparzialità, rettitudine, indipendenza della magistratura.

Naturalmente si tratta di verifica che prescinde e non richiede l’accertamento definitivo del giudice penale.

Area pretende su questo la massima intransigenza, perché la magistratura non può permettersi di esporsi, per timidezza nel reagire,  a critiche della politica sull’etica della condotta

1)  Attenzione alle condizioni di lavoro dei magistrati, nell’ottica del servizio reso e della qualità della giurisdizione, non della tutela corporativa dei magistrati. Priorità, livelli di servizio, dotazioni degli uffici.

Negli ultimi anni la scena del dibattito associativo è stata dominata dalla sterile contrapposizione delle rispettive vedute sui “numeri” del magistrato e dell’ufficio.

Ha, quindi, assunto centralità la proposta dei carichi esigibili. A questa è stata opposta, per lungo tempo, soltanto l’alternativa degli standard di rendimento. Così facendo, però, probabilmente al di là delle intenzioni dei proponenti (il sistema dei cluster, ad esempio, non mancava di sottolineare punte di produttività eccessiva potessero essere spia di qualità non adeguata), la discussione ha finito per incentrarsi sul mero dato numerico, individuale o di ufficio: da una parte chi sembrava invocare un numero magico, rispettato il quale il magistrato può stare tranquillo. Dall’altra chi proponeva l’individuazione di parametri di produttività esigibile sulla base di mediane.

Area crede, invece, che il dibattito sulle condizioni di lavoro dei magistrati e sull’efficienza della giurisdizione debba svilupparsi nel recupero della prospettiva del servizio e della qualità della giurisdizione.

Siamo, quindi, convintamente a favore delle priorità, strumento organizzativo che, concordato tra uffici giudicanti e requirenti, consente di perseguire efficacemente l’obiettivo di un servizio adeguato ai bisogni di tutela, secondo una graduazione degli stessi attenta alla gerarchia dei valori costituzionali e, ora europei. Sotto questo profilo, merita apprezzamento e considerazione la recente delibera di modifica della circolare sulla formazione dei programmi di gestione di cui all’art. 37 della legge 98/2011. Priorità che, sebbene il tema sia affrontato quasi sempre con riferimento al processo penale, riguardano anche e soprattutto altre materie, si pensi al settore del lavoro e della previdenza, ma anche al civile.

E’ essenziale, però, l’introduzione, accanto alle priorità, dei livelli di servizio, senza i quali le prime resterebbero inattuabili. Una volta, infatti, classificati i beni giuridici da tutelare attraverso l’indicazione dei processi e delle attività da svolgere prioritariamente, è necessario individuare anche il numero di processi e di attività che si possano compiere compatibilmente con la qualità del servizio alla quale occorre mirare. Non, quindi, un carico esigibile come numeretto magico a tutela dei colleghi, ma il livello del servizio che, nelle condizioni date in ciascun ufficio, si può e si deve rendere.

Il tutto, senza trascurare l’attenzione ai tempi di definizione, dovendosi porre attenzione, ad esempio, ai casi nei quali una temporanea riduzione delle definizioni sia funzionale alla più rapida conclusione di determinati procedimenti prioritari.

Solo l’introduzione dei livelli di servizio, concepita in relazione ai singoli uffici, potrà condurre a una revisione delle piante organiche veramente mirata in relazione alla qualità e all’entità della domanda di giustizia

Livello che non può essere unico in tutto il territorio nazionale, perché nei diversi distretti e anche nei singoli circondari, mutano la consistenza qualitativa e quantitativa della domanda di giustizia e le dotazioni, organiche, di cancelleria e logistiche degli uffici.

Cosicché, introducendo una “asticella” unica, in ogni caso, a seconda della misura introdotta, si finirebbe, o per chiedere troppo a uffici che non sono oggettivamente in grado di rendere il servizio auspicato, o, al contrario, per esigere troppo poco dagli uffici dai quali potrebbe pretendersi maggiore efficienza.

Crediamo, poi, che l’attenzione alle condizioni di lavoro debba riguardare anche le dotazioni, di personale, di locali, di strutture informatiche; l’Associazione dovrà lanciare una sfida alla politicamettendo in mora il Governo sulle dotazioni mancanti o insufficienti, chiedendo rimedi entro tempi certi, anche scadenzati e impegnandosi, per contro, al conseguimento di obiettivi di miglioramento della qualità e dei tempi in caso di reperimento dei mezzi.

2)  Il processo civile telematico. Una scelta irreversibile ma solo con mezzi, accorgimenti e applicativi adeguati. Le annunciate riforme nel settore penale

Area condivide pienamente le preoccupazioni e i giudizi espressi dall’Associazione con i documenti del 17 febbraio 2015 e del 20 giugno 2015 sul processo civile telematico.

Come, poi, evidenziato nel documento del Comitato Direttivo Centrale del 3 ottobre 2015, la novità introdotta con il decreto legge 83/2015, convertito in legge dalla legge 132/2015 - secondo la quale, nell'ambito dei procedimenti civili, contenziosi e di volontaria giurisdizione innanzi ai Tribunali e, a decorrere dal 30 giugno 2015, innanzi alle Corti d'Appello è sempre ammesso il deposito telematico di tutti gli atti e documenti depositati dalle parti costituite e dei documenti che si offrono in comunicazione da parte del difensore - ha messo in luce, amplificandoli, i problemi già evidenziati dall’ANM nella pratica attuazione del processo civile telematico.

L’ANM deve costantemente mettere in mora il Governo e la politica affinché forniscano applicativi e dotazioni idonee al funzionamento del processo civile telematico; il tutto, nella prospettiva dell’irreversibilità della strada intrapresa.

La segnalazione delle disfunzioni e delle lacune del sistema, quindi, devono essere funzionali, non già a suggerire l’abbandono del percorso, ma al rilancio del pct, per l’attuazione di un processo moderno, di una giustizia di qualità e più fruibile per gli utenti.

In tale prospettiva, ad esempio, la liberazione di risorse per la cancelleria, sempre meno oberata grazie all’uso del sistema da parte del magistrato, può e deve condurre a un incremento dell’assistenza al magistrato in udienza, anche attraverso la valorizzazione dell’Ufficio per il processo.

Ancora, le annunciate riforme in campo penale, attuate solo con riferimento a modesti e non organici interventi, i quali hanno comportato nuove e gravose incombenze per magistrati e personale amministrativo, non hanno consentito un recupero di efficienza. Va ribadita la necessità che sia affrontato finalmente e seriamente il tema della prescrizione e che sia perseguito l’obiettivo di un diritto penale minimo.

 

3)     L’accettazione della sfida per le riforme.

La stagione delle riforme, anche nel nostro ambito, che la politica ha annunciato, è stata contrassegnata dalla costituzione di due Commissioni Ministeriali di studio e proposta, una per l’ordinamento giudiziario e l’altra per l’elezione e il funzionamento del Consiglio Superiore.

Possono essere colte come opportunità, per la magistratura associata, per offrire il proprio prezioso ed imprescindibile contributo all’introduzione di riforme tese a migliorare il sistema e non a punire i magistrati o i gruppi associativi. E’, per questo, fondamentale, che l’Associazione si faccia parte attiva e veicoli il dibattito a tutti i magistrati, per la promozione di una riforma il più possibile partecipata dal basso e consapevole. Le mailing list e, ove possibile, apposite occasioni di studio e discussione, saranno gli strumenti che l’ANM dovrà utilizzare.

In questa prospettiva, Area si impegna ad organizzare, entro il mese di novembre, incontri aperti a tutti i magistrati nei diversi distretti, nei quali siano presentati ai colleghi i rispettivi lavori in corso presso le Commissioni Ministeriali e siano raccolti gli spunti della partecipazione e della discussione “dal basso”.

 

4)     L’ANM e l’Autogoverno.

Deve essere colta anche la sfida lanciata, da parte del Consiglio Superiore, con l’approvazione di un nuovo Testo unico della Dirigenza. Si tratta di un’opera di radicale razionalizzazione e semplificazione del sistema, che ha introdotto un meccanismo di individuazione di indicatori che consentano di valutare l’attitudine generale agli incarichi e quella più specifica relativa al singolo posto da conferire. E’ un sistema che lascia ferma la discrezionalità del Consiglio, il quale deve valutare tutti gli indicatori in una ponderazione unitaria e complessiva, ma la circoscrive entro ambiti il più possibile riscontrabili.

Per evitare, però, che simile meccanismo conduca all’introduzione di una carriera o comunque del carrierismo - ossia che ciascun magistrato orienti il proprio percorso nella direzione che gli consenta di accumulare più medagliette possibili in vista dell’obiettivo che ha a cuore - è fondamentale una svolta radicale nelle valutazioni e, ancor prima, nelle conferme. Non tutti i dirigenti o i semidirettivi sono uguali, la conferma e la valutazione devono diventare i terreni nei quali fare emergere il profilo reale dell’interessato. Su questo, l’azione dell’Associazione, nell’esclusiva prospettiva della qualità del servizio e dell’importanza della posta in gioco, deve risolversi in un continuo, attento, indipendente impulso e monitoraggio delle attività del Consiglio, nella costante interlocuzione con il CSM.

E, poiché il carrierismo potrà essere evitato solo ove si valuti con attenzione come i singoli incarichi (e, ancor prima, le funzioni giudiziarie) siano stati svolti, è imprescindibile una seria politica di ampliamento delle fonti di conoscenza e di assoluta trasparenza degli elementi valutati.

(25 ottobre 2015)

27 ottobre 2015
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