Rassegna

«Csm, il sorteggio non può garantire il pluralismo»

di Giulia Marzia Locati
Pubblicato da il Fatto Quotidiano del 12 luglio 2019

In quest’ultimo periodo si è giustamente parlato di una “questione morale” della magistratura. Al di là delle responsabilità penali e disciplinari –  da accertare nelle sedi a ciò deputate – i fatti emersi dall’indagine di Perugia devono essere presi sul serio in tutta la loro portata per poter essere un’occasione di riflessione sullo stato di salute del CSM.

La degenerazione correntizia, che certamente ha portato all’affermazione di gruppi clientelari e territoriali di potere che gestiscono interessi, esiste e deve essere denunciata. Si tratta di gruppi trasversali alle correnti e che vedono il coinvolgimento di parte della politica: ma ciò avviene non nei luoghi istituzionali, ma in circoli opachi e non trasparenti.

Tutto questo non può essere tollerato.

Dalla risposta che la magistratura saprà dare e dalle soluzioni che sarà in grado di elaborare dipenderà la tipologia di magistrato che si affermerà negli anni a venire.

In questo contesto il sorteggio dei membri del CSM, lungi dall’essere la soluzione, rischia di acuire il problema. Uno dei modi per arginare le derive clientelari e corporative è infatti quello di palesare e prendere sul serio l’esistenza di un pluralismo culturale all’interno della magistratura: non si può pensare  -  e non ci si deve nemmeno augurare -  che i magistrati non siano in grado di confrontarsi sulle diverse opzioni ideali e valoriali da cui sono animati. Prendere atto dell’esistenza di queste differenze e rivendicarne pubblicamente l’importanza per la ricchezza della magistratura è ciò che ne evita l’appiattimento e la burocratizzazione. Infatti, il governo autonomo della magistratura non chiama il Consiglio superiore a scelte puramente tecniche o ad interpretazioni insensibili ad opzioni culturali di fondo: penso alla potestà del CSM di dettare regole sul funzionamento degli uffici giudiziari.

Dunque, solo una reale possibilità di scelta dei membri del CSM consente di preservare la sua capacità di rappresentatività. Rappresentatività che ha permesso il compimento di alcune tappe fondamentali per l’evoluzione del diritto, che sono state possibili proprio grazie al confronto che ha reso il giudice consapevole dell’importanza, per esempio, di interpretare la legge conformemente alla Costituzione. Il sorteggio, al contrario, negando questo dato di fatto o facendo finta che sia irrilevante per l’esercizio della giurisdizione, finisce per veicolare l’immagine di un’istituzione composta da persone che non rispondono a nessuno (se non alla sorte) e – temo – condurrà ad una visione burocratizzata del lavoro del magistrato.

Se la crisi attuale deriva allora, più che da una forza, da una debolezza delle correnti, l’antidoto non può che essere quello di recuperare la loro funzione originaria di luogo di discussione trasparente e di pubblico confronto, il cui buono stato di salute è importante non solo per l’attività giurisdizionale ma anche per la vita civile del Paese.

Ne è stato un esempio l’apporto che Magistratura democratica ha dato in occasione della battaglia per il NO al referendum costituzionale nel 2016. Consapevole del fatto che imparzialità significa non parteggiare per uno degli attori processuali, ma non indifferenza rispetto alle questioni di fondo che animano il dibattito culturale e politico, MD ha offerto il proprio contributo al dibattito, impegnandosi non solo per la difesa ma anche per la realizzazione dei diritti, delle libertà e delle garanzie della Costituzione.

Questo contributo sarebbe stato impossibile senza l’elaborazione ideale e culturale che negli anni MD ha portato avanti, nella consapevolezza che l’indifferenza verso dinamiche partitiche e politiche in senso stretto deve essere accompagnata, come diceva Marco Ramat, all’attenzione e all’impegno nella “grande politica della Costituzione”. 

Giulia Marzia Locati
giudice del Tribunale di Torino
componente dell’Esecutivo di Magistratura democratica
12 luglio 2019
Ultimi articoli
Combattere le radici della degenerazione

L'impegno di Magistratura democratica

di Riccardo De Vito
Per ricostruire l’indipendenza interna ed esterna della Magistratura occorre riportare la democrazia negli uffici, ‘decomporre’ il potere dei capi, mostrare coerenza tra predicato e praticato, profondere impegno e partecipazione nei luoghi dell’elaborazione comune, a partire dall’ANM. Solo così, in luogo della politica del potere, potrà finalmente ripartire la politica delle idee.
Due seminari in vista del Consiglio Nazionale

Continuando a discutere: MD, la crisi, le proposte

di Esecutivo di Magistratura democratica
In vista del Consiglio Nazionale del 13 giugno 2020 invitiamo tutti a partecipare a due incontri aperti: il primo sul sistema elettorale del CSM e sulle sue prospettive di riforma; il secondo sul ruolo della dirigenza e sulla conformità delle funzioni direttive all’assetto costituzionale della magistratura, differenziata al suo interno soltanto per funzioni.
Intervento al Comitato direttivo centrale dell'ANM

Appunti in difesa dell'Associazione Nazionale Magistrati

di Silvia Albano
Il valore e la centralità dell’ANM, casa comune di tutti i magistrati, dove ogni orientamento trova modo di esprimersi e che dal pluralismo trae la propria ragion d'essere e la sua autorevolezza.
MEDEL: a 28 anni dalla strage di Capaci

23 maggio: giornata di allerta per l'Indipendenza della Giustizia

di MEDEL - Magistrats Européens pur la Démocratie et les Libertés
Ricordando l'anniversario dell'assassinio di Giovanni Falcone da parte della mafia nel 1992, MEDEL ha dichiarato il 23 maggio Alert Day sull'Indipendenza della Giustizia in Europa. Come sottolinea la dichiarazione diffusa oggi, negli ultimi anni gli attacchi contro l'indipendenza della magistratura sono aumentati e quel che accade in Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria testimonia la fragilità dei sistemi giudiziari anche in Europa. Medel ricorda, in questi giorni, anche le vicende della Turchia e di Murat Arslan, il presidente dell'associazione membro di Medel, ancora detenuto e condannato ad una pena di dieci anni, in violazione dei principi del giusto processo.
A proposito della querelle Bonafede-Di Matteo

Domande senza risposte e ineffabili suggestioni

di Mariarosaria Guglielmi
Le interlocuzioni che hanno preceduto la nomina del responsabile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rivelate durante una trasmissione televisiva da uno degli interessati, sono l'occasione per riflettere sulle esternazioni dei magistrati, i loro limiti e le ricadute sui rapporti fra le istituzioni.
La scomparsa di Franco Cordero

Il ricordo di Magistratura democratica

di Elisabetta Cesqui
Rigoroso e geniale, graffiante e immaginifico. Nelle parole di Betta Cesqui, il ritratto di un grande Maestro: capace di straordinaria ironia e umanità, sempre pronto a mettere la sua sconfinata cultura al servizio dei valori collettivi, ma senza mai cedere al protagonismo mediatico.