Rassegna

«Ma il sorteggio mortifica il Csm»

Lettera di Mariarosaria Guglielmi al direttore de la Repubblica

 Caro direttore,

  i fatti emersi dall'indagine di Perugia pongono tutta la magistratura di fronte a un'enorme responsabilità: restituire alla collettività la certezza di una Giustizia affidata a un'istituzione sana; dare risposte credibili allo smarrimento che ha colto l'opinione pubblica, e gli stessi magistrati, di fronte a un così grave tradimento del senso più profondo dei valori di indipendenza e di imparzialità che devono guidarci nell'esercizio della nostra funzione.

  La magistratura ha sempre dimostrato di saper esercitare un controllo di legalità al suo interno con lo stesso rigore che ne guida l'azione rispetto a tutti i fenomeni di illegalità che deve affrontare. E la gravità dei fatti emersi non può far dimenticare che tutti i giorni, negli uffici e in realtà territoriali difficili, i magistrati, moltissimi di prima nomina, operano con impegno per rendere giustizia, animati dalla passione e dall'etica che derivano dalla cura per il lavoro che svolgono.

  La magistratura è un corpo sano. Per questo oggi si interroga criticamente sugli effetti della regressione culturale prodotta da vecchie e nuove forme di carrierismo, rivendica rigore e trasparenza nella gestione consiliare, esige un cambio di passo rispetto alle logiche che ne hanno condizionato le scelte. E attraverso le ferme reazioni dell'Anm, la magistratura si mostra determinata ad andare fino in fondo nell'analisi severa di fatti e comportamenti e nel richiedere, ai soggetti coinvolti, una immediata assunzione di responsabilità per la ricaduta dei loro comportamenti sulla credibilità dell'istituzione.

  Ma a fronte di questo complesso travaglio interno, il dibattito pubblico e politico si è orientato senza incertezze, con sorprendente uniformità e trasversalità, verso la messa sotto accusa delle "correnti", indicate come causa di tutti i mali e responsabili di un "sistema" ormai strutturalmente deviato dalle sue finalità. E, con il dichiarato scopo di ridurre il peso delle correnti nel Csm, avanzano radicali progetti di riforma, oggi  purtroppo meno avversati anche da quella parte di magistrati che traduce il rifiuto delle distorsioni correntizie nella richiesta di passi indietro dei gruppi dai luoghi della rappresentanza.

  È bene che, nel confronto sul merito di queste proposte, si faccia chiarezza sulla vera posta in gioco: normalizzare la magistratura, mortificando il ruolo dell'associazionismo giudiziario e del confronto dei gruppi sulle diversità di opzioni culturali e ideali, e mutare la fisionomia costituzionale del Consiglio Superiore, organo elettivo e rappresentativo, neutralizzando le sue potenzialità democratiche, alimentate dalla sua politicità e dal pluralismo.

  Già la riforma elettorale del 2002 ha introdotto un sistema per un'investitura del consigliere fondata su rapporti personali, interessi di categoria e legami territoriali. Ora la proposta di sorteggio dei componenti togati del Csm sovverte del tutto il senso della rappresentanza come aggregazione su idee e visioni diverse (dal ruolo del magistrato nella società, alla modalità di amministrazione della giurisdizione, dal concetto di carriera a quello di dirigenza) e annulla ogni principio di responsabilità (a chi e come risponderanno i "sorteggiati"?).

  È il passo decisivo verso una riduzione del ruolo del Consiglio che, trasformato in organo tecnico-amministrativo e di mero governo del personale, è destinato inevitabilmente a essere subalterno alla sfera politica esterna e funzionale alla ristrutturazione in senso verticistico e burocratico dell'ordine giudiziario.

  Le vicende di questi giorni dimostrano che proprio in assenza di un ruolo autorevole dei gruppi si aprono i coni d'ombra dove si muovono i singoli sulla base di logiche di potere personale.

  Ecco perché difendo le correnti. Riconoscere le degenerazioni correntizie, e impegnarsi a contrastarle, deve essere la premessa per rivendicare e difendere il ruolo che storicamente i gruppi hanno svolto nel creare una magistratura consapevole, in grado di portare nell'autogoverno il risultato di elaborazioni culturali collettive e di ritrovarsi unita, attraverso il confronto plurale e aperto, nella difesa dei valori costituzionali della giurisdizione.

 Mariarosaria Guglielmi,
Segretaria generale di Magistratura democratica

 Lettera pubblicata su la Repubblica il 6 luglio 2019

6 luglio 2019
Ultimi articoli
Combattere le radici della degenerazione

L'impegno di Magistratura democratica

di Riccardo De Vito
Per ricostruire l’indipendenza interna ed esterna della Magistratura occorre riportare la democrazia negli uffici, ‘decomporre’ il potere dei capi, mostrare coerenza tra predicato e praticato, profondere impegno e partecipazione nei luoghi dell’elaborazione comune, a partire dall’ANM. Solo così, in luogo della politica del potere, potrà finalmente ripartire la politica delle idee.
Due seminari in vista del Consiglio Nazionale

Continuando a discutere: MD, la crisi, le proposte

di Esecutivo di Magistratura democratica
In vista del Consiglio Nazionale del 13 giugno 2020 invitiamo tutti a partecipare a due incontri aperti: il primo sul sistema elettorale del CSM e sulle sue prospettive di riforma; il secondo sul ruolo della dirigenza e sulla conformità delle funzioni direttive all’assetto costituzionale della magistratura, differenziata al suo interno soltanto per funzioni.
Intervento al Comitato direttivo centrale dell'ANM

Appunti in difesa dell'Associazione Nazionale Magistrati

di Silvia Albano
Il valore e la centralità dell’ANM, casa comune di tutti i magistrati, dove ogni orientamento trova modo di esprimersi e che dal pluralismo trae la propria ragion d'essere e la sua autorevolezza.
MEDEL: a 28 anni dalla strage di Capaci

23 maggio: giornata di allerta per l'Indipendenza della Giustizia

di MEDEL - Magistrats Européens pur la Démocratie et les Libertés
Ricordando l'anniversario dell'assassinio di Giovanni Falcone da parte della mafia nel 1992, MEDEL ha dichiarato il 23 maggio Alert Day sull'Indipendenza della Giustizia in Europa. Come sottolinea la dichiarazione diffusa oggi, negli ultimi anni gli attacchi contro l'indipendenza della magistratura sono aumentati e quel che accade in Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria testimonia la fragilità dei sistemi giudiziari anche in Europa. Medel ricorda, in questi giorni, anche le vicende della Turchia e di Murat Arslan, il presidente dell'associazione membro di Medel, ancora detenuto e condannato ad una pena di dieci anni, in violazione dei principi del giusto processo.
A proposito della querelle Bonafede-Di Matteo

Domande senza risposte e ineffabili suggestioni

di Mariarosaria Guglielmi
Le interlocuzioni che hanno preceduto la nomina del responsabile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rivelate durante una trasmissione televisiva da uno degli interessati, sono l'occasione per riflettere sulle esternazioni dei magistrati, i loro limiti e le ricadute sui rapporti fra le istituzioni.
La scomparsa di Franco Cordero

Il ricordo di Magistratura democratica

di Elisabetta Cesqui
Rigoroso e geniale, graffiante e immaginifico. Nelle parole di Betta Cesqui, il ritratto di un grande Maestro: capace di straordinaria ironia e umanità, sempre pronto a mettere la sua sconfinata cultura al servizio dei valori collettivi, ma senza mai cedere al protagonismo mediatico.