Approvata riforma del lavoro

"Vincono ragioni economiche"

La riforma del lavoro, ieri definitivamente approvata, rappresenta la vittoria delle ragioni economiche sui diritti e la dignità del lavoro e realizza un grave arretramento nella tutela dei lavoratori nel nostro Paese. La legge distingue le sanzioni contro il licenziamento illegittimo in base alle motivazioni addotte dal datore di lavoro, creando il rischio che le ragioni del recesso vengano calibrate in vista della disciplina applicabile, con serio pregiudizio del diritto di difesa dei lavoratori. 

Si suddividono inoltre le fattispecie di licenziamento per motivi disciplinari e oggettivi in molte sottofattispecie, descritte attraverso incerte clausole generali, ricollegando a ciascuna di esse conseguenze diverse, dando luogo a un sistema caratterizzato da incertezze interpretative che verosimilmente condurranno a soluzioni contrastanti e porranno in dubbio il principio di uguaglianza costituzionalmente garantito. Questo sistema rischia di alimentare vertiginosamente il contenzioso giudiziario, deviandolo dal tema dei diritti dei lavoratori a quello dei limiti al potere dei giudici. 

La possibilità di reintegra nel posto di lavoro è ridotta drasticamente e diviene sanzione di natura speciale; eliminandosi così, nella maggior parte dei casi, il vero baluardo per l’esercizio di tutti i diritti nei luoghi di lavoro che pur l’ordinamento continua ad attribuire formalmente ai lavoratori.L’indennizzo economico previsto come sanzione di carattere generale diventa la misura e il prezzo della dignità del lavoro. 

La compressione delle tutele non è compensata da adeguati accorgimenti atti a contrastare la dilagante precarietà, come dimostra la modifica del contratto a termine reso persino acausale nella sua prima stipulazione. Mentre le altre marginali innovazioni in materia di flessibilità si limitano a recepire, in prevalenza, indirizzi giurisprudenziali consolidati e non possono incidere in alcun modo sul fenomeno del lavoro illegale che continuerà a rimanere assai esteso nel nostro Paese, favorito anzi dalla conservazione delle troppe ed inutili fattispecie di figure contrattuali.

Magistratura democratica esprime seria preoccupazione nei confronti di una riforma che, in un’ottica privatistica e legata esclusivamente ad obiettivi di produttività delle imprese, fa fare al nostro paese un passo indietro sulla strada della realizzazione e della tutela dei diritti costituzionali. 

Piergiorgio Morosini (Segretario Generale di Magistratura democratica)
Luigi Marini (Presidente di Magistratura democratica)
28 giugno 2012
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