Comunicato Md su deontologia componenti CSM

di Piergiorgio Morosini e Luigi Marini
"Serve dibattito su regole deontologiche consiglieri"

Ci risulta che già nei giorni scorsi il Cons.Brigandì abbia depositato in Consiglio una missiva in cui dichiara che si asterrà dai lavori consiliari per le prossime due settimane.
Questa scelta, che evidentemente va ricondotta alla fermezza e alla discrezione concui i consiglieri hanno gestito la complessa e delicatissima vicenda, ci pare consenta adesso una trattazione più serena dei temi posti dalla pubblica zionedi atti riservati concernenti un magistrato milanese che gestisce indagini altrettanto delicate e dall'avvio di una indagine penale da parte della Procura dellaRepubblica di Roma.

Siamo sicuri che il Consiglio affronterà con urgenza e con il necessario coordinamento con le indagini penali una vicenda che ci appare inquietante e può chiamare in causa delicati equilibri istituzionali. Del resto, sappiamo chein questi giorni è stata massima l'attenzione del Comitato di Presidenza e dei consiglieri.

Ciò nonimpedisce una riflessione più generale sulla deontologia dei componenti del CSM, peraltro già formalmente sollecitata nell’ultimo scorcio della scorsa esperienza consiliare a seguito di notizie di stampa relative ad asseriti rapporti di alcuni consiglieri, discutibili dal punto di vista deontologico, con personaggi coinvolti in indagini per gravi fatti di rilevanza penale (il“caso Lombardi”).

L'importanza della funzione svolta da ciascuno dei componenti del CSM comporta l’adozione di regole di comportamento coerenti con il ruolo affidatogli dai magistrati o dal Parlamento. E ciò vale ancora di più in questo momento storico, in cui la magistratura è esposta a provocazioni e attacchi uni laterali di ogni tipo che hanno come finalità quella di condizionare proprio l’attività giurisdizionale dei singoli.

Vanno certamente stigmatizzate e, in qualche modo, sanzionate deviazioni che rispondono ad interessi lobbistici, logiche trasversali, rapporti amicali e collegamenti politici. E l’obbligo di lealtà comportamentale previsto per l’alta funzione istituzionale esercitata dai componenti del CSM, nel richiedere un qualificato sforzo di autoresponsabilità, comporta il rispetto dei doveri di segreto e di riserbo. Ciascun consigliere, pertanto, deve essere estremamente attento nel valutare se le informazioni di cui disponga possano, o debbano, essere divulgate, o se, invece, sia necessario privilegiare le esigenze di riservatezza.

Recentementel’ANM ha approvato importanti modifiche al codice deontologico dei magistrati, ispirate al rigore nelle scelte e nei comportamenti di chi esercita funzioni giurisdizionali. Ma quando si parla di rigore ciò deve valere anche per chi deve vigilare sulla indipendenza e l’imparzialità dei magistrati. Per questi motivi, sarebbe auspicabile la tempestiva fissazione di un dibattito al plenum del Consiglio superiore della magistratura sulla questione delle regole deontologiche minime che devono caratterizzare i comportamenti dei componenti del massimo organo di autogoverno della magistratura.

Piergiorgio Morosini (segretario generale Md)

Luigi Marini (presidente Md)

9 febbraio 2011
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