In Cassazione

Contrasto a corruzione

Le relazioni del convegno

Di seguito la prefazione di Giovanni Diotallevi. In fondo alla pagina le prime relazioni scaricabili.


Il contrasto alla corruzione: le prospettive aperte dopo la legge 6 novembre 2012, n. 190

 

Prefazione

 

di Giovanni Diotallevi

 

Alcune brevi considerazioni sulle ragioni di questo Convegno

 

Vorrei sottolineare innanzitutto che il messaggio che la magistratura vuole dare  oggi è un messaggio di serietà e di responsabilità.E allora ragionare su temi di fondo, importanti, direi ineludibili, quale quello della corruzione, ci è parso il percorso più idoneo per dare un segnale concreto in questo senso. Con la possibilità di registrare i punti fermi raggiunti, le positività ma anche le criticità che rimangono da affrontare. Fare passi avanti sul terreno delle proposte e delle soluzioni possibili.Questo incontro nasce proprio dalla precisa scelta di ribadire ancora una volta il rifiuto di ogni logica di contrapposizione, vuole introdurre nel dibattito elementi di analisi seri e costruttivi, tende a ricercare intesa e collaborazione tra tutti gli operatori del diritto, nell’ottica del processo giusto in tempi ragionevoli, che restituisca funzionalità ed efficienza a tutto il sistema.

La legge n. 190/2012 prova ad offrire nuovi strumenti a chi indaga, a rimuovere aree di impunità, a promuovere nuovi strumenti di prevenzione. Viene modificata la struttura di alcune figure criminose, quali la concussione e la corruzione, come ci chiedeva da tempo l’OCSE, e sono state introdotte nuove figure criminose, quali il traffico di influenze illecite e la corruzione tra privati, ad esempio. Sono illeciti penali previsti dalle Convenzioni che l'Italia ha liberamente sottoscritto quasi 15 anni fa.

Il valore di fondo che richiama prepotente questa nuova disciplina rimane l’etica pubblica, l’elemento fondamentale su cui dovrebbe basarsi il rapporto tra istituzioni e cittadini. Il vincolo che obbliga al rispetto delle leggi, ma anche al perseguimento degli interessi pubblici.

E l’etica pubblica consente più profili d’intervento: le politiche anticorruzione, volte innanzitutto alla prevenzione e al contrasto dell’illegalità e della corruzione, ma anche ad evitare condizionamenti da interessi particolari, a sollecitare la tutela dell’imparzialità, della lotta agli sprechi, dell’effettività del buon andamento della pubblica amministrazione. Insomma a dare attuazione alla previsione dell’art. 54 della nostra Cost., in base al quale i cittadini cui sono affidate le funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore.

Possiamo dire che un passo avanti serio, concreto, responsabile è stato fatto. Dopo anni di immobilismo. E questo è un dato importante che va riconosciuto. Ma rimangono ancora punti critici.Pensiamo all’istituto della prescrizione, alla revisione del reato di falso in bilancio, all’introduzione del reato di autoriciclaggio. Sono obiettivi che hanno una loro complessità strutturale, ma che devono essere considerati come prioritari. L’Italia è il paese con uno tra i più alti livelli di corruzione tra i Paesi occidentali; perché la corruzione è sistemica, ha intrecci con la criminalità organizzata, ha forti radici nella società. Questo ci dicono concordemente le analisi degli organismi internazionali. Questo dato non può restare tra gli elzeviri, tra le spigolature sulle quali è poco elegante intrattenersi se non in modo fugace e leggero. L’amor di patria e il senso dell’onore nazionale richiedono che questo problema sia affrontato e vinto senza incertezze, senza timidezze e senza sconti. Perché i corrotti non si limitano a violare le norme penali, vecchie o nuove che siano, i corrotti dilapidano il bene oggi più scarso: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

E anche per questo speriamo in contributi positivi da questo Convegno


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26 aprile 2013
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