Venerdi, 25 luglio 2014
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  COMUNICATO
"Opportuna partecipazione magistrati

No a sovresposizione e ricerca consenso"

ROMA - La necessità di un confronto continuo tra la giurisdizione e la società civile è convinzione fondante della identità del nostro gruppo: per questo MD, da sempre, rivendica l'opportunità della partecipazione dei magistrati al dibattito politico, sostiene la legittimità della critica pubblica ragionata ai provvedimenti giudiziari e alle attività di indagine, afferma l'intrinseca politicità dell'attività giurisdizionale e contrasta quelle posizioni culturali che tendono, nella sostanza, a restaurare una figura di magistrato avulso dalla realtà in cui opera.

Con la stessa fermezza e lo stesso vigore, però, MD, da sempre, ritiene che l'intervento pubblico del magistrato debba non sovrapporsi al proprio lavoro giudiziario, investire questioni generali ed essere caratterizzato da chiarezza, equilibrio e misura, cioè debba essere svolto in modo da non arrecare pregiudizio al lavoro giudiziario e alla immagine della giurisdizione. E ciò vale, in misura ancor maggiore, per i magistrati che conducono indagini particolarmente rilevanti e delicate sulle quali si concentra l'attenzione pubblica con rischi evidenti di strumentalizzazione, pensiero del resto condiviso in un recente intervento dalla stessa ANM. Soprattutto in questi casi, infatti, è evidente l'inopportunità della ricerca esasperata di esposizione mediatica, anche attraverso la sistematica partecipazione al dibattito, da parte di magistrati, che approfittano dell'autorevolezza e delle competenze loro derivanti dallo svolgimento della attività giudiziaria e utilizzano nel confronto politico le conoscenze acquisite e le convinzioni maturate nel contesto di un'indagine.

Tra l'altro, un esito pericoloso di questa distorsione è la possibile creazione, in luogo diverso dall'ambito processuale, di "verità" preconfezionate che rischiano di influenzare o comunque di far "apparire" parziali l'operato della magistratura e le decisioni giudiziarie. Ed è egualmente inaccettabile la sollecitazione e la ricerca da parte di magistrati del "consenso" ad indagini o all'esito di processi in corso, specialmente se si tratta dei magistrati direttamente investiti di quelle indagini e di quei processi o comunque appartenenti al medesimo ufficio.   

                                                                                                                                                                                       

L'esecutivo di Magistratura Democratica

(19 settembre 2012)