Giovedi, 23 maggio 2013
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  Magistratura e politica

La presentazione del forum

Magistratura, politica e mezzi di comunicazione: spunti per una nuova riflessione collettiva.

Il forum di magistratura democratica

La delicata e complessa questione che investe i rapporti tra magistratura e politica,  si sta  riproponendo continuamente alla nostra attenzione, ora in seguito alla “discesa” in politica di qualche magistrato, magari divenuto personaggio pubblico proprio a causa dell’attivitĂ  giudiziaria svolta, ora in occasione delle esternazione mediatiche di magistrati impegnati in indagini politicamente rilevanti. Le reazioni dell'intera magistratura associata sono le piĂą varie: i dibattiti si accendono, piĂą o meno violenti, sulle mailing list, creando veri e propri schieramenti, in cui alcuni si iscrivono per convinzione ideologica, altri per spinte emozionali, vincoli di amicizia e meccanismi identificativi con le persone di volta in volta coinvolte. Spesso le stesse dirigenze dei gruppi, o gli organi rappresentativi della magistratura associata,  sono sollecitati a prendere posizione, diffondendo comunicati o documenti.

Gli interventi e i dibattiti sul tema, in genere , restano ancorati  al caso concreto e all'emergenza, finendo così, inconsapevolmente, per soffocare una riflessione seria e meditata, che rappresenti un punto di vista realmente consapevole e consenta, attraverso il confronto delle diverse opinioni, di giungere ad una sintesi capace di esprimere il sentire comune del gruppo.

Si tratta di un dibattito che da sempre attraversa  Magistratura Democratica ma che coinvolge e tocca tutti i magistrati indipendentemente dalle loro posizioni culturali e appartenenze ed è per questo che il confronto deve essere aperto a tutti e deve sollecitare tutte le intelligenze .

L'ultimo Consiglio nazionale e le recenti vicende che hanno coinvolto la magistratura  in relazione alle indagini palermitane e alla “trattativa Stato/ mafia” hanno dimostrato, una volta di piĂą, l’urgenza di una riflessione scollegata dalle emergenze e capace di affrontare e confrontare le opinioni, anche profondamente diverse, che albergano nel nostro gruppo.

Occorre muovere da un dato di realtĂ  non seriamente contestabile: la tradizionale posizione di Magistratura Democratica, secondo cui non può essere imposto alcun vincolo o preclusione al magistrato in ordine alla libera manifestazione del proprio pensiero politico, anche nell’ambito di manifestazioni promosse dalle organizzazioni partitiche che  nulla toglie alla terzietĂ  e all'imparzialitĂ  del giudice,  deve misurarsi con la capacitĂ  della magistratura degli ultimi vent’anni di incidere sulla criminalitĂ  politica  di affrontare un alto numero di indagini e processi che vedono protagonista il mondo della politica in modo trasversale  toccando rappresentanti, piĂą o meno illustri,  della classe politica dei piĂą diversi schieramenti sono stati in tempi recenti coinvolti in inchieste penali. E ciò accade solo oggi non perchè la classe politica dirigente fosse in passato immune da vicende corruttive o di illecito arricchimento,  quanto, piuttosto, perchè oggi l'intervento della magistratura è piĂą penetrante ed incisivo.

Quando Magistratura Democratica è nata, molte cose erano diverse.

La magistratura era diversa: una magistratura inefficiente, burocratica, strutturalmente ed ideologicamente vicina alle classi dominanti, la cui azione era spesso funzionale agli obiettivi del potere politico.

Ma anche la societĂ  era profondamente diversa: una societĂ  in fermento, che spingeva al cambiamento, portatrice di istanze di eguaglianza, libertĂ , giustizia sociale. In quel contesto, il ruolo del magistrato progressista non poteva che essere di esempio, denuncia, testimonianza. La sua azione era importante non per i risultati che era in grado di realizzare all'interno dell'apparato ma per ciò che rappresentava all'esterno, nella societĂ , per gli squarci di veritĂ  che riusciva a svelare, per i “fatti” che era in grado di rivelare alla societĂ . Il suo lavoro si inseriva in una voglia organizzata e collettiva di cambiamento.

Nei magistrati democratici la diffidenza per la magistratura come organizzazione era grande: l’idea era quella di affidarsi al singolo magistrato che altri definivano  â€śd’assalto” e garantirgli autonomia ed indipendenza dalla subordinazione gerarchica interna e dalle pressioni esterne, piĂą che quella di costruire una macchina giudiziaria capace di coniugare autonomia, indipendenza ed efficienza. In altre parole, la tutela dei diritti la si affidava al singolo magistrato piĂą che ad un sistema giudiziario organizzato ed efficiente.

Ma la magistratura è cambiata negli ultimi quarant’anni, soprattutto grazie alle tante battaglie di allora.

La magistratura, non come singoli ma come istituzione, soprattutto  nell’ultimo decennio del secolo scorso, ha cominciato ad incidere: è stata, ed è stata vissuta dall’opinione pubblica, come un baluardo a tutela della democrazia, dei valori costituzionali, dell’eguaglianza di tutti davanti alle regole, e come uno strumento di garanzia per gli ultimi, i marginali, coloro che non hanno (altra) voce.

E, così, sono cresciute le inchieste penali  che hanno portato sul banco degli imputati i politici nazionali e locali, sono arrivate le condanne, è parso possibile realizzare almeno dentro le aule un mondo di eguali, senza impunitĂ .

Tutto ciò, però, ci constringe a rivisitare o comunque a reinterrogarci  sull'idea che ciascuno di noi aveva maturato  circa i rapporti tra magistratura e politica e a chiederci se non debbano essere ripensati i parametri ed i limiti da osservare nella nostra comunicazione con l'esterno.

Nessuno di noi pensa che la politica sia una realtĂ  da fuggire  perchè inquinata e inquinante . La politica può essere arte nobile ed è strumento indispensabile del vivere civile.

Tuttavia , alla luce dei questi cambiamenti di questi anni , Ă© oggi, come un tempo, opportuno che un magistrato  partecipi ad iniziative di partito, stringa rapporti di amicizia e condivisione con esponenti politici, manifesti apertamente in contesti marcatamente politici le proprie convinzioni, magari sfruttando anche involontariamente un patrimonio di conoscenze acquisito nell’espletamento del proprio lavoro o, al contrario, potendo essere  essere chiamato, in un futuro piĂą o meno prossimo, a conoscere e decidere di comportamenti penalmente rilevanti attribuiti ad uomini di partito? 

Può un magistrato scendere come contendente in quello stesso agone politico che fino a qualche mese prima aveva “controllato”?

Insomma, vorremmo riflettere insieme a voi su senso e spazi della figura del magistrato e sul suo rapporto con la politica intesa come struttura, sulla partecipazione del magistrato alla vita politica del Paese in organismi politici locali e nazionali  di natura elettiva, sulla possibilitĂ  per il magistrato di esprimere  attraverso il circuito mediatico  la propria opinione in ordine ad indagini in corso che coinvolgano uomini politici.

Vorremmo rifletterci ora, che molto è cambiato sia sotto il profilo della capacitĂ  di incidere della magistratura sul mondo della politica, sia sotto il profilo degli effetti della comunicazione (nel valutare l’opportunitĂ  degli interventi mediatici dei magistrati non si può non considerare che oggi la comunicazione è troppo rapida e superficiale ed un’immagine e uno slogan incidono assai piĂą di un ragionamento).

E riteniamo che sia importante ragionarci, lontano da emergenze imposte strumentalmente da altri, con curiositĂ  e capacitĂ  critica, senza fare barricate e senza accusare piĂą o meno esplicitamente di eresia chi prova a ragionare su questi temi, provando ad ascoltare davvero voci ed opinioni esterne.

Abbiamo pensato a un percorso diverso da solito: insomma, non il solito convegno, in cui ascoltare la pur autorevole opinione di chi da anni interviene sul punto, ma un percorso che consenta anche ai magistrati che sono soliti “fare fascicoli e non dibattiti” di esprimere la propria opinione e di partecipare poi all’elaborazione e alla riflessione successiva. In particolare, abbiamo pensato

-        di aprire un “forum” di discussione sul nuovo sito di emmedi, aperto al contributo di tutti e gestito dall’esecutivo, sulla base degli spunti di riflessione che verranno di seguito indicati; al forum può partecipare, oltre a chi è iscritto ad emmedi, chiunque, magistrato e non, con l’unico limite di “iscriversi” al forum (lo scopo, evidentemente, è quello di evitare inutili provocazioni ed opinioni “anonime”)

-        di tenere il forum aperto fino a metĂ  ottobre

-        di raccogliere il materiale e sottoporlo alla pubblica riflessione e discussione di alcuni relatori, magistrati e non, in un incontro pubblico da tenersi a Napoli nei primi giorni di novembre; la discussione sarĂ  registrata e trasmessa in streaming sul sito.


L'ESECUTIVO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA