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  SPECIALE
XIX Congresso Nazionale di Md

L'intervento di Nicola Di Grazia

INTERVENTO AL XIX° CONGRESSO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA

 

Roma, 1° febbraio 2013.

  

Il congresso di Magistratura Democratica rappresenta da sempre un punto di riferimento di fondamentale importanza per chi si voglia misurare con il senso complessivo dell’esperienza associativa della magistratura italiana.

E’ il momento di riflessione pubblica di un soggetto collettivo che per storia e capacità di elaborazione culturale ha svolto e svolge un ruolo centrale nel dibattito sulla giurisdizione.

Dico questo per prima cosa non per ragioni di rispetto formale o di convenzione. Lo dico perché questo è un dato obiettivo con il quale chi, come me, ha compiti di rappresentanza deve confrontarsi.

E lo dico perché non ho nessuna remora a riconoscere che il mio percorso associativo si radica in un’esperienza che non ha una storia così lunga e una elaborazione culturale così ricca.

Con questo spirito, allora, vorrei fare solo brevi considerazioni su alcuni degli aspetti problematici del percorso di Area (per il resto rinvio al documento finale del MPG/art.3 in www.movimentoperlagiustizia.it ma anche al forum pubblicato sull’ultimo numero di Questioni Giustizia).

Comincio da una premessa la cui condivisione mi pare particolarmente importante.

Non si esce dalla drammatica crisi di rappresentativitĂ  e di partecipazione del mondo associativo che abbiamo di fronte senza ripensare modi e forme del nostro impegno.

La struttura dei nostri due gruppi organizzati, la logica con la quale si muovono e difendono i confini della propria soggettivitĂ ,  il linguaggio che utilizzano per proporsi sono temi su cui è indispensabile riflettere criticamente.

Non è detto che strumenti adeguati a leggere la realtĂ  venti o anche solo dieci anni fa  siano oggi, senza nessun sostanziale cambiamento, ancora utili per operare in modo efficace.

E’ una verifica che dobbiamo fare.

Serenamente, senza salti nel buio, ma senza eludere il problema.

Chi pensa, invece, di poter affrontare questa crisi all’insegna dell’autosufficienza, è -a mio giudizio- del tutto fuori strada.

Sottovaluta, non comprende il significato di una difficoltà che non è legata a scelte o momenti contingenti, ma appartiene, a più livelli, a profonde ragioni di fondo.

E, badate bene, questo lo dico qui solo dopo aver detto le stesse identiche cose al mio gruppo.

E’ inutile girare la testa da un’altra parte, come se il problema fosse altro da noi e tutto degli altri.

Vorrei quindi aggiungere qualcosa sul piano dei contenuti che dovrebbero caratterizzare Area, per rispondere ad alcune legittime preoccupazioni che ho letto in questi giorni.

Nel percorso di Area deve esserci la scelta chiara in favore dell’esercizio, convinto e responsabile, dell’aspetto “politico” delle funzioni giudiziarie nell’ambito della collocazione costituzionale.

Non c’è nessuna timidezza sul punto.

Il dibattito che ha per oggetto l’incidenza della giurisdizione sull’assetto politico e civile della società non è, per me, un momento accessorio mal sopportato.

Lo abbiamo giĂ  scritto, ma lo voglio ripetere qui.

L’esperienza associativa acquista un senso pieno là dove garantisce il luogo dello scambio delle idee e dell’elaborazione collettiva di valori condivisi e delle priorità che li ordinano anche sui grandi temi dei diritti civili, economici e sociali.

E perciò il nostro impegno deve avere tra le sue caratteristiche anche la capacitĂ  di contribuire a  scrivere -in modo non ingessato negli schemi ideologici - l’agenda dei temi del dibattito pubblico.

Quindi non solo efficienza del sistema e professionalità –il primo bagaglio culturale del mio gruppo associativo-, ma anche i temi del garantismo penale e della finalità della pena, dei nuovi problemi del lavoro, dell'immigrazione e altri ancora.

In altre parole, la consapevolezza del senso sociale della giurisdizione.

Tutti temi nei quali il contributo di magistratura democratica  è piĂą che importante:  Ă¨ imprescindibile.

Anche in questo caso non ho alcuna remora a fare questa affermazione.

Piuttosto, aggiungo una considerazione.

E una richiesta.

Non ci limitiamo alle declamazioni enfatiche, per titoli, di questi argomenti e cerchiamo sempre di elaborarli, in modo moderno, e di tramutarli in proposte concrete ove occorra. 

In questo momento però, a prescindere da questi aspetti pur importanti, ci troviamo ad un punto di svolta.

Il  percorso di Area è andato avanti tra molte difficoltĂ  e alcune rilevanti battute di arresto.

Nasconderlo sarebbe non solo ipocrita, ma inutile e dannoso.

Non bisogna minimizzare le difficoltĂ  e dagli errori si deve imparare la lezione.

Ma è un percorso che comunque ha suscitato attenzione e  aspettative dove prima rischiava di esserci il nulla.

Tra i colleghi non iscritti ai due gruppi e persino tra alcuni di noi che si erano ritratti da tempo dalla partecipazione. 

Ora si tratta di fare un salto di qualità, per consolidare questa esperienza ed offrire al più presto, in primo luogo ai giovani magistrati, un’alternativa seria, credibile, di contenuti, al modello neo-corporativo che sta dilagando.

Per dare credibilitĂ  a questo cambio di passo occorrono alcune scelte chiare e visibili.

Certamente verso l’ulteriore definizione dei contenuti ed il contestuale consolidamento di una struttura di Area,

Ma anche per affermare da subito come metodo generalizzato nelle competizioni elettorali quello delle consultazioni primarie aperte a chi si riconosce in uno stesso chiaro contesto di valori e di programma.

Un punto fondamentale, quest’ultimo.

Rispetto al quale io non credo che siano possibili strade alternative perseguite attraverso accordi elettorali.

Sarebbe tradire quelle aspettative, disperdere quello di buono che pure con tanta fatica si è fatto nell’interesse di tutti in questi anni.

Dal congresso di magistratura democratica, dai miei amici di magistratura democratica, in conclusione io mi aspetto proprio questo, non altro: saper guardare avanti, come sempre, nell’interesse generale che è dato dall’affermazione delle buone ragioni.

 

Grazie dell’attenzione e buon lavoro.

Nicola Di Grazia