Venerdi, 21 settembre 2018
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La giustizia minorile italiana
rispetto a quella
di altri Paesi europei

di Joseph Moyersoen
Esperto di programmi di cooperazione internazionale in materia di giustizia minorile, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Milano
Come si colloca il nostro sistema? Un breve confronto

Introduzione

È difficile chiarire in poche righe, come si pone il sistema di giustizia minorile italiano rispetto a quello di altri Paesi europei.

Il primo indicatore da prendere in considerazione rispetto al funzionamento di un sistema di giustizia minorile, è quello fornito dal dato statistico. Non esistono molti studi comparatistici in materia tuttavia, secondo i dati diffusi da una ricerca transnazionale all’inizio degli anni 2000, il nostro paese aveva il più basso tasso di delinquenza minorile rispetto sia agli altri Paesi europei, sia agli USA: a fronte di 9,7 minori denunciati all’anno ogni 1000 minori imputabili in Italia, ve ne erano 24 in Grecia, 33 in Inghilterra e Galles, poco più di 43 in Francia e in Finlandia, e 82 in Germania.[1]

Il secondo indicatore da prendere in considerazione, è come gli organismi internazionali valutano il sistema di giustizia minorile italiano, rispetto alla normativa internazionale cogente e non cogente (soft law). A tale proposito, è utile richiamare alcune delle osservazioni conclusive del Comitato ONU per i diritti del fanciullo in materia di amministrazione della giustizia minorile, adottate rispetto al II rapporto (2003), e rispetto al III e IV rapporto (2011) presentati dall’Italia sullo stato di attuazione della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo:

“Il Comitato prende atto che è in discussione una riforma del sistema della giustizia minorile e … raccomanda che lo Stato parte, nel riformare il sistema della giustizia minorile, integri appieno le disposizioni ed i principi della Convenzione, in particolare gli artt. 37, 40 e 39, e altri rilevanti parametri internazionali in questa area, come ad esempio le Regole minime delle Nazioni Unite per l’amministrazione della giustizia minorile (Regole di Pechino), le Linee guida delle Nazioni Unite per la prevenzione della delinquenza minorile (Linee guida di Riyadh), le Regole delle Nazioni Unite per la protezione dei giovani privati della libertà e le Linee guida di Vienna per i bambini coinvolti nel sistema giudiziario penale …”.[2]

 “Il Comitato rileva positivamente l’enfasi posta, dalla giustizia minorile dello Stato parte, sulle misure alternative e sul reinserimento. Nondimeno il Comitato è preoccupato che il disegno di legge sull’ordinamento penitenziario minorile, che mira a diversificare la risposta del sistema della giustizia minorile, non sia stato ancora approvato e che i tagli alle risorse finanziarie mettano in pericolo il sistema ...”.[3]

Il terzo indicatore è fornito dall’esame della situazione in altri Paesi europei, che hanno vissuto nell’ultimo decennio, riforme di seconda se non già di terza generazione.

Austria

In Austria lo Jugendgerichtshof (Tribunale dei Minorenni) esistente fino all’inizio degli anni 2000, era un tribunale specializzato molto simile a quello italiano: con duplice competenza in materia civile e penale, con la presenza dei giudici onorari nella fase decisionale dei vari procedimenti, con una formazione congiunta, ecc. Il legislatore ha adottato una riforma nel 2003, che ha trasferito tutta la competenza civile dello Jugendgerichtshof al Tribunale Ordinario, già competente per le separazioni. Tuttavia, visto gli esiti non positivi della riforma, si sta ora dibattendo se ricostituire il tribunale specializzato che esisteva fino al 2003. 

Belgio

Con la Legge del 30 luglio 2013, il Parlamento belga ha adottato una riforma istitutiva del Tribunal de la Famille et de la Jeunesse (Tribunale della Famiglia e della Gioventù. Entrata in vigore il 1 settembre 2014, ha unificato molte competenze sparse tra il Tribunale di Prima Istanza, il Giudice di Pace e il Tribunal de la Jeunesse (Tribunale della Gioventù). In pratica il Tribunale della Famiglia e della Gioventù, con personale specializzato e competenza esclusiva, è collocato presso il Tribunale di Prima Istanza, ed è composto da 3 diverse Chambres (sezioni): la Chambres de la Famille, con competenza in materia civile, tra cui divorzio, responsabilità genitoriale, filiazione, adozione; la Chambres de la Jeunesse, con competenza civile e penale, ossia in materia di minori in situazione di pregiudizio e di minori autori di reato; la Chambres de règlement à l'amiable, in materia di soluzioni alternative dei conflitti familiari. Resta tuttavia fuori da questo nuovo Tribunale, tutta la materia tutelare[4].

Francia

Il “progetto di legge di ordinamento e di programmazione della Giustizia” francese approvato nel 2002, al titolo III prevede alcune norme che hanno modificato l’Ordinanza n.45-174 del 2 febbraio 1945 relativa all’istituzione dei Tribunaux pour l’Enfant (Tribunali per i Minorenni). Tra queste, gli articoli 19 e 20 hanno introdotto nel sistema minorile francese il cosiddetto “affidamento in prova” (art. 47 L. 354/1975 sull’ordinamento penitenziario, istituto applicabile sia ai minori che agli adulti). Il Ministro della Giustizia Christiane Taubira, in carica fino al gennaio 2016, ha adottato nel 2014 un progetto di riforma della giustizia minorile che dovrà essere discusso dal Parlamento francese e che prevede, oltre alla riaffermazione della prevalenza della finalità educativa su quella repressiva del processo penale minorile e alla soppressione dei tribunali correzionali per minori, anche l’introduzione della cosiddetta “probation processuale”, ossia della sospensione del processo e messa alla prova previsto dall’art. 28 del nostro DPR 448/88, relativo al processo penale minorile.

Ungheria

Nel 2011, l’Ungheria ha adottato una riforma che ha modificando la composizione della  Juvenile Court (Tribunale per i minorenni) in materia penale minorile, proprio sulla falsariga della nostra udienza preliminare GUP, rispetto alla composizione: un giudice togato e due giudici onorari.

Conclusioni

Nelle riforme ordinamentali come quella realizzata recentemente in Belgio, uno degli aspetti che rilevano è la previsione imprescindibile di risorse umane ed economiche, per consentire al sistema così come introdotto/modificato, di poter funzionare prima di tutto nel pieno rispetto dei principi sanciti dagli atti internazionali.

Altri aspetti sono emersi dalle riunioni annuali di carattere comparatistico realizzate della Sezione europea dell’Associazione Internazionale dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMJF)[5]

  • La riflessione su giurisdizionalizzazione o degiurisdizionalizzazione di alcuni interventi soprattutto in ambito civile, già in atto in diversi Paesi europei;
  • L’orientamento all’attuazione di un sistema che tenga sempre più conto della cosiddetta “giustizia riparativa”;
  • L’allargamento delle competenze che comporta l’insorgere della domanda se occorra uno stesso giudice che segua tutto il percorso di crescita di un stesso minore oppure se occorra, anche in virtù del principio della terzietà del giudice, un giudice differente di fronte ad ogni singola questione civile o penale riguardante lo stesso minore, per uno sguardo sempre nuovo, specifico e specialistico;
  • La riflessione se sia possibile conciliare un riconoscimento della partecipazione della vittima contestualmente ad una misura (ri)educativa nei confronti  del minore autore di reato;
  • Infine l’esigenza sentita da tutti i giudici minorili stranieri e già avviata però solo in alcuni Paesi (per esempio in Belgio) in maniera obbligatoria e strutturata, della formazione e dell’aggiornamento sia dei giudici minorili (togati e onorari), che degli avvocati e degli operatori della giustizia minorile in senso lato.[6]

[1] “Indicatori europei dell’infanzia e adolescenza”, Quaderni e documenti, Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza, Firenze, 2000;

[2] Osservazioni conclusive del Comitato ONU sui diritti del fanciullo rispetto al II rapporto dell’Italia, 2003, pagina web:  http://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CRC%2fC%2f15%2fAdd.198&Lang=en

[3] Osservazioni conclusive del Comitato ONU sui diritti del fanciullo rispetto al III e IV rapporto dell’Italia, 201, pagina web:  http://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CRC%2fC%2fITA%2fCO%2f3-4&Lang=en

[5] Sito web: www.aimjf.org

[6] “Il sistema della giustizia minorile in europa”, minori giustizia, Franco Angeli, Milano, n.1/2008, 2008);

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