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Una riforma che non realizza gli obiettivi: a rischio specializzazione e tutele

di Cinzia Miniotti
Giudice del Tribunale per i minorenni di Genova
Nel momento in cui la "separatezza" viene meno, e la giurisdizione minorile viene accorpata a quella ordinaria, si corre il rischio di un appiattimento e di una dispersione di una esperienza preziosa e infungibile, che potrebbe essere facilmente fagocitata da logiche e bisogni diversi, non sempre compatibili con l'esigenza di dare tutela agli individui in formazione

L'esame del disegno di legge del Governo C.2953, approvato dalla Camera dei deputati il 10 marzo 2016, evidenzia che la riforma prevista in materia di minori e famiglia è ben lontana dal realizzare gli obiettivi enunciati dai suoi promotori (sui cui si è ripetutamente diffusa, anche in rete, l’on. Donatella  Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera).

In particolare, la riforma non realizza gli obiettivi di razionalizzazione tanto propagandati: non è esaustiva per quanto attiene a una più chiara ripartizione delle competenze tra Sezioni distrettuali specializzate e Sezioni circondariali, né si ottiene l’obiettivo della concentrazione delle tutele. Inoltre non chiarisce bene la problematica originata dalla modifica dell’art. 38 disp.att. avvenuta nel 2012; restituisce alla competenza distrettuale le cause ex artt. 330, 332, 333 cc, ma non si comprende perché l’art. 334 resti alle Sezioni ciorcondariali.

Più nello specifico poi, non è chiaro come possa il giudice della separazione gestire in modo incisivo il conflitto genitoriale se gli interventi sulla responsabilità genitoriale ex artt. 333  e 330 cc restano di competenza della Sezione distrettuale. Il rischio è di tornare alla situazione ante 2012, che costringeva le parti a giocare su due fronti (Tribunale ordinario e Tribunale per i minori), con il rischio anche di strumentalizzazioni.

Per contro, deve rilevarsi che la conclamata garanzia della specializzazione è piuttosto labile: infatti, a livello distrettuale è prevista una Sezione specializzata per la famiglia e i minori in cui si concentrano le competenze "minorili" e quelle di famiglia proprie della Sezione circondariale. Se da un lato si prevede che le Sezioni distrettuali siano istituite sul modello della Sezione lavoro (con una garanzia "esterna" rispetto alla trattazione di altri affari), non c'è nessuna garanzia "interna" che dica quanti giudici debbono svolgere i compiti "distrettuali"(ovvero minorili in senso stretto) e quanti i compiti circondariali.

Il che significa che, in un unico calderone in cui confluiscono una congerie di competenze, la ripartizione tra quelle distrettuali/minorili in senso stretto e quelle circondariali/famigliari sarà lasciata all'organizzazione tabellare e quindi alla sensibilità più o meno accentuata del dirigente. In proposito non è chiaro che fine facciano gli attuali presidenti dei Tribunale per i minori dopo la prima fase transitoria. Inoltre si prevede che, dopo la prima fase, vi possano essere interventi riorganizzativi fatti mediante decreti ministeriali.

Non va trascurato poi il fatto che alle Sezioni circondariali (soprattutto presso i Tribunali periferici) non viene garantita affatto la specializzazione, attesa la mancata previsione dell’esercizio delle funzioni specialistiche in via esclusiva.

In base a quanto rilevato, sembrerebbe che il primo obiettivo del legislatore sia quello di sopprimere tout court il Tribunale per i minori senza costruire un modello alternativo adeguato (quale poteva essere quello del Tribunale della famiglia sul modello del Tribunale di sorveglianza). Un intervento che non può non suscitare forti perplessità.

L’effetto di questa riforma potrebbe veramente essere quello di «buttare via il bambino con l'acqua sporca». Si rischia che alla soppressione del Tribunale per i Minori si accompagni la soppressione di una cultura minorile e di uno stile di lavoro che si sono  venuti formando in decenni di esperienza e che hanno condotto ad un modello di qualità, come risulta dai recenti riconoscimenti a livello europeo.

Il giudice minorile è specializzato non solo perché è in contatto e fruisce dell'apporto dei saperi dei giudici onorari, ma perché egli stesso devo avere conoscenze di quei saperi, perché egli stesso deve avere modalità di lavoro e di pensiero adeguate alla specificità delle materie trattate. Competenze che vanno coniugate con uno stile comunicativo ed empatico, che gli consentano di comprendere le situazioni particolari e di affrontare  in modo proficuo ed appropriato  la particolare utenza del Tribunale per i Minori: i bambini ed i ragazzi in primo luogo, ma anche genitori spesso portatori di disagio e marginalità, gli operatori dei Servizi e della Comunità.

Il giudice minorile è specializzato perché è abituato a lavorare ed a pensare in termini prognostici e progettuali, a perseguire l'obiettivo della prevenzione piuttosto che della repressione (in passato si è cercato di riassumere tutte queste caratteristiche parlando di una giurisdizione mite).

Nel momento in cui la "separatezza" viene meno, e la giurisdizione minorile viene accorpata a quella ordinaria rispondente a logiche e bisogni del tutto diversi, si corre il rischio di un  appiattimento e di una dispersione di una  esperienza preziosa ed infungibile, che potrebbe essere più facilmente fagocitata da meccanismi  burocratici e di pseudo-efficienza, di abbattimento degli arretrati, di carichi esigibili non sempre compatibili con l'esigenza  primaria e prioritaria di dare tutela  sostanziale  ai diritti fondamentali degli individui in formazione.

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di Cinzia Miniotti
Nel momento in cui la "separatezza" viene meno, e la giurisdizione minorile viene accorpata a quella ordinaria, si corre il rischio di un appiattimento e di una dispersione di una esperienza preziosa e infungibile, che potrebbe essere facilmente fagocitata da logiche e bisogni diversi, non sempre compatibili con l'esigenza di dare tutela agli individui in formazione
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