Magistratura democratica - Speciale Primarie per le Elezioni del CSM

MOROSINI Piergiorgio

Tribunale di Palermo

Sono Piergiorgio Morosini. Svolgo le funzioni di giudice delle indagini preliminari al tribunale di Palermo. Romagnolo di origine (Cattolica), da oltre venti anni in primo grado nel capoluogo siciliano. Nei primi due giudice civile, poi al tribunale del riesame, quindi al dibattimento penale, collegiale e monocratico, in ultimo alle attuali funzioni. Come tanti, alle prese ogni giorno con le asperità della giurisdizione. Una giurisdizione a sud, dove problemi socio-economici e logiche criminali soffocano la cittadinanza. Dove sono nitide le criticità della giustizia: dalle sue leggi ai rapporti tra i suoi interpreti; dalle strutture organizzative alle risorse che le tengono in piedi. E dove ogni atto processuale, civile o penale che sia, può trasformarsi in una sfida per la credibilità dello Stato e motivo di speranza di tante coscienze. L'ho compreso dopo avere ascoltato storie di vittime di estorsioni private della libertà di iniziativa economica, di sofferenze di soggetti deboli violati nella loro dignità tra le mura domestiche, nella scuola e nei luoghi di lavoro, di dissesto finanziario provocato da forme varie di concorrenza sleale. L'ho compreso anche con l'esame di casi drammatici di malasanità, di spregiudicato saccheggio delle risorse pubbliche, di imprenditori che gestiscono proventi illeciti di ogni tipo, di indebite interferenze sulla libertà di voto, di "alleanze nell'ombra" tra membri di associazioni mafiose e uomini delle istituzioni.

1. Nel triennio 2002-2005, oltre all'impegno nella giurisdizione, mi sono occupato di formazione professionale presso il comitato scientifico del CSM. Una esperienza che, unitamente a quella associativa, mi ha interrogato sui mutamenti della giustizia dal tempo in cui ho assunto le funzioni, e non solo a sud. Oggi, per tanti magistrati, sono cambiati il modo di interpretare il ruolo, gli obiettivi prioritari, le "speranze" da coltivare. E, d'altronde, è mutata pure la percezione dei cittadini rispetto a ciò che facciamo. Dal sostegno, talvolta "urlato" e acritico dei primi anni novanta, siamo passati spesso a pubbliche contestazioni del nostro operato, non di rado ingenerose. Al punto che se il giudice di Taranto sequestra l'Ilva perché i suoi impianti producono tumori, è additato come responsabile della emergenza occupazionale che deriva da quella misura. Sono forme di delegittimazione propiziate dalla irragionevole durata dei processi, che non tengono conto delle leggi inadeguate, del boom del contenzioso giudiziario e della carenza di risorse. E che, tuttavia, ci inducono a riflettere sul peso delle nostre responsabilità e sul modo di autogovernarci. Perché la gravità dei problemi della giustizia dei nostri tempi ormai pone noi magistrati innanzi a un bivio: rassegnarci alla "logica difensiva" delle "carte a posto" e dei "numeri in ordine" oppure "reagire" con nuove soluzioni per rendere "effettivo" e "di qualità" il nostro contributo in difesa dei diritti.

2.Io credo che si possa e si debba "reagire".
"Reagire", per non disperdere le energie profuse con professionalità e passione, distribuendo le risorse in base alle priorità da individuare attraverso l' "ascolto continuo" dei territori. "Reagire" per rendere effettiva la gestione partecipata degli uffici, con la disponibilità di ognuno di noi a mettere in discussione consuetudini e preferenze personali in nome del servizio che rendiamo. "Reagire" per realizzare un sistema che non si preoccupa solo di "contare" ciò che produciamo ma si sforza di "pesarlo" per migliorarne la qualità. "Reagire" per bilanciare le esigenze del servizio con una "formazione continua" dei singoli, in particolare se ai primi anni di esperienza giudiziaria. "Reagire" per affrancarci da forme di "giurisdizione difensiva" contrastando un uso del procedimento disciplinare in chiave di politica giudiziaria, estremamente rigoroso sui "ritardi" e poi, paradossalmente, "blando" ┬ásulle condotte opache.

Ma "reagire" significa, anche, aggiornare l'interpretazione del ruolo di chi dirige i nostri uffici. Significa rifiutare la logica del "capo che comanda", secondo schemi inaccettabili del passato e inadeguati rispetto a presente. E selezionare, con trasparenza e tempestività, soggetti in grado di elaborare progetti che coniugano efficienza e indipendenza con le risorse disponibili. Persone co-responsabili dei successi ma anche delle criticità non risolte dei magistrati che coordinano.

"Reagire" per avere un organo di autogoverno della magistratura autorevole e libero da logiche improprie che ne appannano la credibilità. Capace di salvaguardare l' "indipendenza interna" non meno di quanto lo faccia con le altre istituzioni. E di denunciare le contraddizioni legislative e la carenza di risorse, in modo razionale e comprensibile anche al cittadino comune.

3.Motivazione e impegno delle persone. Sono i capisaldi della nostra professione. Lo capiamo ad ogni latitudine, nell'istante in cui assumiamo le funzioni. Vorrei, assieme ad altri, fare la mia parte per rendere "utile" impegno e motivazioni. Vorrei una rispondenza dei risultati alla quantità di dedizione e entusiasmo profuso da tanti di noi in ogni angolo d' Italia per un "servizio-giustizia" all'altezza di un paese moderno. Vorrei che non si disperdessero le tante energie positive che abbiamo dentro. Si può fare. Si deve fare, prima che sia troppo tardi per la nostra indipendenza e finanche per la nostra dignità. Si deve fare, insieme. Sono le ragioni di una candidatura nata nei distretti di Palermo, Caltanissetta e Messina".
Candidati lista n. 3

GIUDICI DI MERITO

ASCHETTINO Lucio

Tribunale di Nola

CLIVIO Nicola

Tribunale di Lanusei

DI NICOLA Paola

Tribunale di Roma

DONATI Donatella

Tribunale di Bologna

FRACASSI Valerio

Tribunale di Brindisi

MOROSINI Piergiorgio

Tribunale di Palermo

PERILLI Luca

Tribunale di Rovereto

REQUIRENTE

ARDITURO Antonio,
detto Antonello

Procura di Napoli

CASCINI Giuseppe

Procura di Roma

NAPOLEONE Fabio

Procura di Milano

LEGITTIMITÀ

APRILE Ercole

Corte di Cassazione

DIOTALLEVI Giovanni

Corte di Cassazione