Giovedi, 26 aprile 2018
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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA 2014
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Tribunale delle imprese

Risale al 2012 l’istituzione del cd. Tribunale delle Imprese, che ha preso il posto delle precedenti Sezioni Specializzate in materia di proprietà Industriale ed Intellettuale, competente per le controversie in materia di proprietà industriale e concorrenza sleale cd. interferente, controversie in materia di diritto di autore, controversie relative alla violazione della normativa antitrust nazionale, controversie relative alla violazione della normativa antitrust dell’Unione Europea, controversie relative a contratti pubblici di lavori, servizi o forniture di rilevanza comunitaria dei quali sia parte una società di capitali, nonché la materia societaria, comprensiva di cause e procedimenti di volontaria giurisdizione relative alle società per azioni, alle società per accomandita per azioni, alle società a responsabilità limitata, alle società cooperative ed alle società europee.

Nella prospettiva di riforma (punto 3 del programma di riforma della Giustizia del governo Renzi), si intende allargare la competenza del Tribunale delle Imprese anche alle controversie in materia di concorrenza sleale che non interferiscono neppure indirettamente con l’esercizio dei diritti di proprietà industriale ed alle controversie relative alle società di persone, ritenendole affini a quelle già di competenza del Giudice delle Imprese.

Si tratta di un aggiustamento che non trova giustificazione determinando, senza alcuna valida ragione, un aumento di oneri per le parti di questa tipologia di cause, spesso di modesto valore.

Va ricordato, infatti, che è previsto, per i processi di competenza delle sezioni specializzate, a titolo di contributo unificato per l’iscrizione delle cause a ruolo un importo doppio rispetto a quello previsto per le cause destinate alle sezioni ordinarie e che la competenza per territorio dei Tribunali delle Imprese è su base regionale: fattori entrambi che determinano un aumento di costo senza che, per converso, risulti evidente l'asserito vantaggio in termini di razionalizzazione delle risorse.

E ciò tenendo conto che, nella maggior parte degli Uffici giudiziari, risultano già devolute alla Sezione specializzata in materia di Impresa per competenza tabellare proprio quelle materie che si vorrebbero, oggi, attribuirle in via esclusiva.

Il Tribunale per la persona, i minorenni e le relazioni familiari

L’esigenza, da tempo sentita di unificazione delle competenze in materia di minori e famiglia, ancora frammentate tra Tribunale ordinario (sezioni civili famiglia e giudice tutelare) e Tribunale per i minorenni e la necessità di uniformità di riti e di garanzie processuali omogenee volte a evitare incertezze nella tutela dei diritti, sovrapposizioni e contrasti decisionali, con l’entrata in vigore della legge 219/2012 è divenuta ancora più pressante.

Al raggiungimento dell’obiettivo di parificazione condizione di figli nati fuori dal matrimonio a quella dei figli nati all’interno di esso sotto il profilo del diritto sostanziale, non si è affiancata una disciplina processuale capace di concentrare e rendere “uguali” le tutele.

Il ragionevole passaggio delle cause ex art. 317 bis cc al TO, effettuato in assenza di una uniformità di riti, di alcuna considerazione dell’aumento dei ruoli dei giudici ordinari e della necessità di rivisitazione delle disomogeneità dei carichi nei diversi tribunali per i minorenni, è stata un’occasione perduta.
Il condivisibile principio secondo cui, nelle ipotesi in cui sia in corso un giudizio volto a statuire sull’affidamento del figlio, la competenza a decidere ogni provvedimento nell’interesse del minore va attribuita al giudice che conosce della causa in corso non ha trovato idonea attuazione in ragione della infelice formulazione dell’art.38 disp att cc che ha dato origine a numerosi problemi interpretativi (basti pensare alle diverse interpretazioni date ai concetti di “giudizio in corso”; “pendenza” dello stesso tra le “stesse parti”) con differenti soluzioni e numerose incertezze che mettono in pericolo la tutela dei minori, rischiano di tradursi in disparità di trattamento e minano l’effettività della tutela giurisdizionale. Per non dire della discussa e incerta attrazione della competenza al giudice ordinario anche dei provvedimenti di decadenza della responsabilità genitoriale (ex art. 330 c.p.c).

Non vi è dubbio che occorra unificare le competenze oggi distribuite tra Tribunale per i minorenni, giudice ordinario e giudice tutelare così da evitare inutili duplicazioni di giudizi e rischi di contrasti interpretativi.
Il cambiamento deve essere l’occasione per consentire una migliore razionalizzazione delle risorse, creare una specifica competenza in materia di diritto minorile e di famiglia, puntare su una solida specializzazione e migliorare l’efficacia della risposta di giustizia in dette materie.

Alcuni principi fondamentali mutuati dalla esperienza storica dei tribunali per i minorenni (e dalle elaborazioni della associazione nazionale dei magistrati per i minorenni e la famiglia: cfr. documento “per una giustizia a misura di minore” dell’Aimmf) devono guidare le scelte organizzative/ordinamentali dell’istituendo Tribunale per la persona, i minorenni e le relazioni familiari.

1. Unità tra giurisdizione civile e penale minorile
In campo minorile emerge in maniera evidente la necessità di una visione complessiva e unitaria delle problematiche (personali, familiari, sociali) dei giovani, del disagio che può unirsi a condotte illecite al fine di prevedere interventi rieducativi adeguati, che sappiamo essere legati alla valutazione di fattori sociali ed educativi. Decisioni e interventi dell’autorità giudiziaria organici, che tengano insieme il quadro della devianza (reati/processo penale), quello di recupero dei minori (interventi a tutela del minore, delle relazioni familiari e di recupero della genitorialità) e delle relazioni familiari, sono indispensabili non solo a garanzia degli adolescenti imputati, ma per il futuro della nostra società. Solo una giurisdizione unitaria che “conosca” e sappia agire a largo spettro e complessivamente, in campo penale e civile, può essere in grado di assolvere questo arduo compito.

2. Specializzazione
La realizzazione del nuovo Tribunale per la persona, i minorenni e le relazioni familiari deve andare di pari passo con una forte implementazione della formazione/specializzazione per i giudici che si occupano della materia. Tale esigenza è resa evidente dalle necessità di approfondimento in materia di ascolto di minore, di comprensione dei “linguaggi” specialistici, richiesta a chi deve confrontarsi quotidianamente con gli operatori dei servizi sociali, psicologi ecc., di stretta collaborazione/organizzazione tra giudici togati e onorari per la indispensabile integrazione dei saperi giuridici e scientifici che occorre per l’analisi e valutazione della genitorialità e la programmazione degli interventi sui minori.

3. Esclusività delle funzioni
Quanto sopra accennato in tema di formazione e intervento in materia di minori e famiglia rende evidente la necessità che i giudici dell’istituendo tribunale siano assegnati “in via esclusiva” a trattare procedimenti nelle materie di competenza. Le caratteristiche dell’attività istruttoria e della decisione, i tempi fisiologici di intervento, la specificità dei procedimenti (penso in particolare ai procedimenti ex art. 330 cc, alla sottrazioni internazionali, a quelli in materia di adozione) la necessità di una specializzazione adeguata non consentono ai magistrati assegnati al nuovo ufficio di trattare altri procedimenti che richiedono approcci, tempistiche e organizzazione del lavoro differenti. L’esclusività delle funzioni deve essere garantita anche ai magistrati che svolgono funzioni di pubblico ministero essendo noto a tutti che l’assenza di un lavoro “specializzato” e adeguato (a monte), in sede di indagine civile e penale in campo minorile, renderebbe vana ogni specializzazione del Tribunale (a valle). Del pari dovrebbe essere garantita o comunque grandemente rafforzata l’esclusività delle funzioni per i magistrati che svolgono funzioni di appello nelle materie di competenza dell’istituendo tribunale.

4. Composizione multidisciplinare
Di fondamentale importanza è la presenza di giudici onorari che compongano i collegi di primo e secondo grado (con auspicabili modifiche della disciplina di selezione, formazione e attività delegabile ai GO): in materia minorile (ma anche in quella che attiene alle relazioni familiari) si impongono valutazioni fondate su competenze professionali multidisciplinari e le valutazioni tecnico-giuridiche devono unirsi, sempre, a quelle scientifiche per una sintesi complessiva che consenta di definire l’intervento e di arrivare ad una decisione “giusta”.

5. Il nuovo Tribunale dovrà essere un giudice di prossimità, quantomeno per le competenze in materia di affido, separazioni, divorzi e competenze del GT che dovranno svolgersi nelle sedi dei Tribunali ordinari; mentre altre competenze che costituiscono il cuore dell’attuale lavoro dei giudici minorili (tra cui competenze nel settore penale, adozioni, sottrazione internazionale di minori) dovranno necessariamente restare proprie della sede distrettuale o comunque di una sede che comprenda più circondari di piccole dimensioni.

6. Uniformità e semplificazione dei riti
Occorreranno poi modifiche normative che consentano l’applicazione del medesimo rito a tutti i procedimenti di affidamento dei figli minori nati nel e fuori del matrimonio, separazione e divorzio e di modifica delle condizioni precedentemente stabilite dall’ A.G.
Anche per i procedimenti de potestate dovrà essere garantito il rispetto del principio del contraddittorio e della possibilità per i difensori di interloquire su tutto il materiale istruttorio e all’udienza “conclusiva” del procedimento. Dovranno essere semplificati e razionalizzati i riti relativi ai procedimenti di volontaria giurisdizione, già di competenza del T.M. o del G.T. o del Tribunale nonché ai procedimenti relativi a interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno ecc.
Dovranno individuarsi i procedimenti a trattazione monocratica, fermo restando che quelli a trattazione collegiale potranno essere a composizione togata (tre magistrati togati) o multiprofessionale (due magistrati togati, più due magistrati onorari) nei casi in cui si verte in materia di diritti di soggetti minorenni.