Mercoledi, 25 aprile 2018
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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA 2014
Le proposte di Magistratura Democratica
 
 
 
 
 

Premessa

I costi della criminalità economica, in primis dell’evasione fiscale, della corruzione e del riciclaggio, sono insostenibili e costituiscono la principale causa del declino del paese. Occorre pertanto avviare un programma straordinario per ridurre questi costi atteso che gli strumenti di contrasto preventivi e repressivi sono del tutto inefficienti, inadeguati quando non inesistenti.

Le linee di intervento sono definite dalle convenzioni internazionali che impongono : i) trasparenza contabile , ii) trasparenza dei flussi, iii) prescrizione adeguata, iv) enforcement.

A. Corruzione

  1. INTERVENTO SULLE PENE EDITTALI attraverso il loro raddoppio secco (tecnica già utilizzata nel ddl sul risparmio) (quantomeno per i reati con pena sino a tre anni), per poter utilizzare gli strumenti investigativi dinamici ed eventualmente le misure cautelari personali
  2. INTERVENTO SUGLI ARTT. 353 e 353 bis C.P.(Turbata libertà degli incanti), da inserire assolutamente tra i reati presupposti del dlgs 231/00, attesa la diffusione di tali condotte, come si evince da tutte le inchieste degli ultimi anni
  3. INTERVENTO SUL REATO DI ILLECITO FINANZIAMENTO, con aumento della pena edittale (almeno a sei anni) ed inserimento del reato nel dlgs 231/00 (trattandosi di ipotesi speciale rispetto al 2621cc da parte della società erogante)
  4. INTERVENTO SULLA CORRUZIONE PRIVATA, parificandola, quanto alle pene, a quella pubblica, eliminando la procedibilità a querela ed estendendo la norma anche la caso di corruzione di imprese estere

B. Trasparenza contabile

1- RIFORMA art. 2621 sgg c.c. , attraverso l'eliminazione delle soglie di rilevanza (per penalizzare il c'è falso qualitativo), e la riconduzione della condotta tra quelle di pericolo concreto. Si potrebbe partire dal testo base (anno 2007) elaborato a suo tempo dalla Commissione Greco

2621 – False comunicazioni sociali

Fuori dai casi previsti dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali, dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente espongono informazioni non rispondenti al vero ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale, o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo concretamente idoneo a indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione fino a cinque anni.

La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti od amministrati dalla società per conto di terzi.

2622 – False comunicazioni sociali nelle società quotate e nelle società che emettono o garantiscono strumenti finanziari

Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili, societari, i sindaci e i liquidatori di società con azioni quotate in mercati regolamentati o che emettono o garantiscono strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati ovvero diffusi tra il pubblico in misura rilevante, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente espongono informazioni non rispondenti al vero ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da sei mesi a sei anni.

La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino i beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

2622-bis – Circostanza aggravante

Se i fatti di cui agli articoli 2621 e 2622 cagionano un grave danno ai soci, ai creditori o alla società la pena è aumentata.

2624 – Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione

I responsabili della revisione i quali, nelle relazioni o in altre comunicazioni, attestano il falso od occultano consapevolmente informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto sottoposto a revisione, in modo idoneo ad indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari delle comunicazioni sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da sei mesi a sei anni.

Se la condotta di cui al primo comma ha cagionato un grave danno alla società, all’ente o al soggetto sottoposto a revisione, ai soci o ai creditori.

2- AUMENTO DELLA PENA DEL REATO EX ART.2634 cc (infedeltà patrimoniale) ed esclusione della procedibilità a querela ovvero INTRODUZIONE DI UN NUOVO REATO DI ABUSO DEI BENI SOCIALI (conflitto di interessi ed infedeltà patrimoniale). Il testo proposto dalla Commissione Greco nel 2012 è il seguente:

Abuso fraudolento di beni sociali Chiunque sottrae ovvero occulta al controllo degli organi sociali o dei revisori legali i beni di enti forniti di personalità giuridica, di società ed associazioni anche prive di personalità giuridica e' punito con la reclusione da uno a sei anni. Chiunque, avvalendosi di mezzi in tutto o in parte fraudolenti ovvero annotando o comunque utilizzando in contabilità fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, sottrae ovvero occulta al controllo degli organi sociali e dei revisori contabili i beni di enti forniti di personalità giuridica, di società ed associazioni anche prive di personalità giuridica e' punito con la reclusione da due a otto anni. La stessa pena si applica se ricorre taluna delle circostanze indicate nel nr 2 dell'art.61.

3- RIFORMA 74/2000 , attraverso un intervento sul ddl che attualmente è in corso di elaborazione presso il Ministero dell'economia (commissione Gallo) di riforma della 74/00, sulle seguenti linee:

  1. riforma e semplificazione della frode fiscale (artt. 2, 3)
  2. introduzione reato di omessa dichiarazione fraudolenta (5 bis)
  3. introduzione di una aggravante ad effetto speciale (sulla falsariga del 219 l.fall) per i casi di reiterazione ovvero per i casi di estrema gravità ovvero per coloro che professionalmente favoriscono l'evasione fiscale o vendono prodotti fiscali fraudolenti
  4. introduzione di norme penali nuove per il contrasto alla "latitanza fiscale" attraverso la riforma degli artt. 10 ed 11;
  5. estensione della 231/00 quantomeno alla frode fiscale

C. Trasparenza flussi finanziari

La necessità di riformare il reato di riciclaggio deriva, in primis, dal totale fallimento delle attuali norme di contrasto. Di tale fallimento sono tutti consapevoli così come sono tutti d’accordo (tra gli altri, OCSE, Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate, UIF, GDF ) di adeguare la normativa agli standard internazionali (sono pochissimi i paesi che non hanno il cd autoriciclaggio).

Alcuni recenti autorevoli dissensi (Roberti e Rossi) sembrano non tener conto di una situazione acquisita e gravissima: negli ultimi 20 anni l’unico riciclaggio cui abbiamo assistito è la trasformazione del denaro pulito in denaro clandestino. Nonostante tre scudi fiscali, si calcolano (in difetto) ancora all’estero più di 200 mld di euro sottratti all’erario. Il “non-riscosso” di Equitalia supera il 550 mld di euro.

Le norme di contrasto ai flussi finanziari verso la clandestinità sono inesistenti (art. 2621 cc, 646 cc) tant’è che da tempo si utilizza il 12 quinquies che è una forma di autoriciclaggio impropria… Il numero di procedimenti per riciclaggio è irrisorio (soprattutto se confrontato con le 100.000 sos che arrivano all’UIF).

La principale causa di inapplicabilità dell’ artt. 648 bis r C.P. è la clausola di riserva che, da un lato, impedisce di estendere la condotta di riciclaggio all’autore del reato presupposto e, dall’altro, permette ai riciclatori professionisti di scudare la propria attività illecita dietro il concorso col reato presupposto. L’eliminazione della clausola di riserva è il punto di partenza per la riforma del reato di riciclaggio.

Esistono, al riguardo, numerose proposte (Commissione Greco, Commissione Garofoli, Commissione Fiandaca) ma, allo stato, si confrontano essenzialmente due norme:

  • Quella approvata dalla Commisione Finanze che recita:

    648-bis. (Riciclaggio).

    E’ punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 50.000 chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo ovvero compie altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa. Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da € 2.000 a € 25.000 se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto non colposo per il quale è stabilita la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni. La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di una professione ovvero di attività bancaria o finanziaria. La pena è diminuita fino a due terzi per chi si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato e per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori. Si applica l’ultimo comma dell’art. 648.
  • Quella proposta dal Ministero di Giustizia che recita:

    Art.648 bis – (Riciclaggio)

    1. Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 10.000 ad euro 100.000. 2. Si applica la pena della reclusione da tre ad otto anni e della multa da euro 10.000 ad euro 100.000 nei confronti di chi, avendo commesso un delitto non colposo, sostituisce, trasferisce o impiega denaro, beni o altre utilità, provenienti da tale delitto, al fine di procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie. 3. La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale, nonché nell’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore ovvero di ogni altro ruolo con potere di rappresentanza dell’imprenditore. 4. La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. 5. La pena è diminuita sino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte di sostituzione o di trasferimento del denaro, dei beni o delle altre utilità siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni e delle utilità oggetto, profitto o prodotto del delitto. 6. Si applica l’ultimo comma dell’art. 648

Si ritiene che, al di là dei testi, occorra evidenziare i punti principali sui cui impostare il discorso e che sinteticamente sono:

  1. Eliminazione della clausola di riserva, che impedisce sia l’attribuzione della responsabilità in capo all’autore del reato presupposto sia, soprattutto, al suo concorrente che spesso fa di mestiere il riciclatore professionista. Mantenerla , come prevede il testo governativo, è opera dannosa ed inutile (perché comunque il soggetto risponderà sempre a titolo di concorso come avviene adesso)
  2. Estensione a tutte le condotte previste dalla norma incriminatrice della locuzione “in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza” così da esplicitare/positivizzare quello che già ritiene la giurisprudenza e cioè che il riciclaggio consiste essenzialmente nell’ulteriore condotta di rendere non tracciabile il flusso finanziario od il percorso dei beni
  3. Evitare riferimenti al dolo specifico collegato ad impieghi in attività finanziarie o imprenditoriali (come fa il testo governativo) perché esclude il riciclaggio per le condotte più gravi ( creazione di fondi neri, provviste per corrompere o commettere altri reati, creazione di trust opachi , infedelà patrimoniali con occultamento del denaro) mentre prevede, di fatto, la possibilità del cd “auto impiego” (reinvestimento) anche quando non si ostacola l’identificazione della provenienza del bene (ad es. nel caso di utilizzo dei proventi dei reti fiscali per “finanziare” la propria società)
  4. Distinguere il riciclaggio dei proventi dei reati più gravi da quelli con pena sino a sei anni.