Sabato, 15 dicembre 2018
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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA 2014
Le proposte di Magistratura Democratica
 
 
 
 
 

Il passaggio al telematico è il futuro, e va costruito con la consapevolezza che le scelte tecnologiche non sono soltanto tecniche o organizzative, ma incidono sulla cultura e sul lavoro di tutti, magistrati e avvocati compresi.

Il processo telematico ha già dimostrato nei fatti come possa dare trasparenza, risparmi, celerità.

Le potenzialità sono enormi:

  • per i magistrati consentono di eliminare tutte le attività meramente ripetitive e non legate al processo decisionale, con tempi morti ridotti ed una maggiore qualità e con carichi di lavoro che potranno essere ponderati,
  • per i funzionari e i cancellieri permettono di dedicarsi alle attività più qualificate di assistenza alla giurisdizione, eliminando le attività seriali e di basso valore aggiunto che verranno automatizzate,
  • per gli avvocati consentono di consultare gli atti on line dallo studio, limitando radicalmente tutte le attività di supporto e valorizzando al massimo l’udienza ed il contraddittorio,
  • per i cittadini permettono di acquisire on line le certificazioni, lo stato dei processi, gli orientamenti giurisprudenziali.

Inoltre la creazione di banche dati ed archivi di sentenze anche locali favorirà il percorso verso una giurisprudenza più informata e uniforme, evitando i contrasti inconsapevoli e dando una chiara indicazione che sarà preziosa per tutti gli operatori e per gli stessi cittadini, contribuendo anche per contenere il contenzioso.

Il Processo civile telematico vince non perché imposto ideologicamente, ma perché risulta comodo, efficiente ed affidabile. Inoltre, delinea una prospettiva di recupero dell’oralità ed immediatezza del processo civile davanti al giudice.

Per questo le fortissime criticità e le difficoltà di gestione tuttora esistenti nel ricorso al telematico non possono essere trascurate o minimizzate, se l’obiettivo reale si colloca nell’effettiva digitalizzazione del sistema e nel salto culturale che ciò presuppone.

Oggi si impongono diversi canali di intervento che operano su diversi pedali, quello organizzativo, quello tecnologico e quello normativo.

Le criticità attuali.

Le criticità emerse sono di diversa natura: organizzative, culturali, tecnologiche, normative.

  1. Organizzative.

    Il Processo Civile Telematico (PCT), in ultima istanza, non è solo un problema tecnologico. Innanzitutto è un problema organizzativo: chiede, infatti, di ristrutturare il lavoro di tutti gli operatori, di ristrutturare anche fisicamente le cancellerie, di fornire strumenti di lavoro idonei ai magistrati e cancellieri (schermi di dimensioni adatti e postazioni ergonomiche), di tutelare la salute (con le visite periodiche), di riorganizzare il lavoro dei magistrati garantendo un’assistenza che non hanno mai avuto. Il PCT va convertito all’Ufficio per il processo: può dare una base tecnologica di comunicazione e lavoro comune all’interno delle diverse unità operative e, a sua volta, può essere potenziato e incrementato dall’arricchimento che viene da altre professionalità. La sinergia tra telematico ed ufficio per il processo può essere una base fondamentale per il futuro.

    Questo dovrebbe comportare la creazione di una struttura nazionale capace di agevolare, guidare e monitorare continuamente i processi.

  2. Culturali.

    Il passaggio dalla carta alla telematica è un salto fortissimo per la nostra cultura, che può essere fatto solo gradualmente e va stimolato sia formando la consapevolezza di operare per una giustizia complessivamente migliore sia assicurando le condizioni che consentano di lavorare meglio. E’ un orizzonte difficile, sicuramente quello meno esplorato, ma su cui dobbiamo avventurarci per annullare il rischio, con cui ci misuriamo ogni giorno, di continuare a lavorare nello stesso modo con strumenti diversi.

    Spesso parliamo di digitalizzazione, quando in realtà quello che viene fatto è semplicemente produrre un atto cartaceo per poi scannerizzarlo (e poi magari stampare quanto scannerizzato). Occorre cambiare radicalmente il modo di lavorare, a partire dalla struttura degli atti (il telematico non è compatibile con memorie di centinaia di pagine e con provvedimenti del tutto disomogenei). La stessa prospettiva di risolvere i problemi con la distribuzione a pioggia di stampanti, delineata anche dal Ministero, è del tutto perdente perché fa divenire la digitalizzazione un peso ed un aggravio di lavoro e non fa fare progressi verso un processo gestito, quanto più possibile a livello digitale. La prospettiva dev’essere quella di lavorare meglio e diversamente con enormi risparmi economici (basti pensare all’eliminazione degli archivi cartacei). Questo richiede un’assistenza al PCT continuativa e on site, con persone esperte in grado di aiutare magistrati e cancellieri in difficoltà in tempo reale. Assistenza per ora quasi del tutto mancata.

  3. Tecnologiche.

    Al PCT mancano alcuni pezzi perché l’intero percorso procedimentale risulti completato (ad esempio la consolle del P.M. e nel fallimentare). Va inoltre creato un canale dedicato di comunicazione tra magistrato e cancelleria. Ma oltre a questo è il sistema che deve diventare totalmente affidabile. Non sono più possibili interruzioni, come accaduto anche nell’ultimo anno, per guasti o malfunzionamenti dei server centrali e non è tollerabile che per l’inserimento di modifiche evolutive del sistema si abbiano blocchi in orario lavorativo (semplicemente per non pagare gli straordinari). A ciò va aggiunto che il passaggio alla giustizia telematica impone un’assistenza ad horas. Il contratto di assistenza che prevede da un lato l’intervento entro 9 giorni e dall’altro la remotizzazione (concretizzata dal 1 febbraio) è del tutto incompatibile con qualsiasi prospettiva di gestione telematica. L’assistenza del resto è continuamente in calo, come numero di addetti, e del tutto inidonea.

    Infine troppi passaggi risultano ancora scomodi, o almeno scomodi e con perdite di tempo per un normale magistrato, avvocato o cancelliere. Occorre far sì che la tecnologia faciliti la vita non solo del sistema, ma anche dei singoli. Questo è il prossimo passaggio assolutamente indispensabile se vogliamo che il PCT diventi uno strumento diffuso e utilizzato.

  4. Regole e prospettive chiare.

    Occorre rimettere mano al Codice di Procedura Civile, almeno in alcune sue parti, per renderlo compatibile con il PCT. Il Codice è strutturato e pensato per carta e penna e crea enormi problemi. Inoltre l’attuale struttura normativa del PCT si basa su richiami a leggi, regolamenti, decreti ministeriali o, peggio, direttoriali, tali che il processo civile, su alcune parti viene determinato da decreti del Direttore Generale della DGSIA. Ciò poteva essere ragionevole nei tempi pioneristici iniziali per consentire ampia flessibilità. Oggi la stessa ampia diffusione del PCT esige certezza.

    Quanto al penale, quelle che vengono proposte dal Ministero sono prospettive condivisibili, ma in enorme ritardo. Se si pensa che il nuovo registro SICP, di cui forse verrà completato il dispiegamento entro fine anno, è stato ideato nel 2008, ci rendiamo conto degli enormi ritardi accumulati. Non solo, ma facendo tesoro dell’esperienza nel civile, occorre un vero e proprio progetto di Processo Penale Telematico in cui risultino chiari ed evidenti da subito i vantaggi che potrebbero derivarne per magistrati, cancellieri, avvocati, polizia giudiziaria, con un luogo di coordinamento che coinvolga gli uffici giudiziari e l’avvocatura e con un chiaro crono programma.

Il metodo.

Non basta darsi obiettivi. Occorrono tempi certi ed una cabina di regia complessiva che coinvolga uffici giudiziari e avvocatura. Un metodo di coinvolgimento, di capacità di cogliere i problemi e di acquisire risorse. Occorre rammentare che già due piani nazionali di informatizzazione, promossi anche dal Ministero della Giustizia, l’uno nel 2008 ed uno nel 2011, sono, nel più totale silenzio, falliti, senza che siano mai state affrontate le ragioni. Ragioni che sono da addebitare proprio alla lontananza del Ministero dai problemi concreti che quotidianamente gli operatori si trovano ad affrontare, dalla mancata interazione con uffici ed avvocatura, dalla mancanza di un gruppo guida, da un’assenza di progettazione, dalla penuria di risorse. Insegnamenti che ora occorre recuperare puntando su una cabina di regia individuabile e riconosciuta, su una chiara progettazione con tempi certi e su adeguati investimenti.

Le risorse.

Le risorse non possono essere un alibi per nessuno, neanche per il Ministero della Giustizia.

Se la digitalizzazione è una priorità occorre investire.

Ciò è in totale contrasto con la continua contrazione di investimenti in atto da anni sui capitoli di spesa riguardanti l’informatica nella giustizia. Spesa tra l’altro irrisoria nel quadro del bilancio. Il PCT sinora è costato complessivamente qualche decina di milioni di euro e gli investimenti necessari per una seria informatizzazione, che riguardano hardware e programmi, sono comunque limitati.

Basterebbe destinare a questo settore una parte significativa dei fondi, già nelle casse dello stato, che, provenienti dal Fondo Unico Giustizia, devono essere ridistribuiti e assegnati alla Giustizia sia per il 2012 che per il 2013 per risolvere larga parte dei problemi. Senza parlare della grande occasione costituita dai fondi europei.

Pensare di innovare in profondità senza investire è semplicemente impossibile.

Un investimento deve esserci anche sulle risorse umane. Occorre potenziare il numero e la qualità dei tecnici informatici del Ministero e definire gli organici dei CISIA, strutture decentrate che tuttora si reggono su applicazioni dagli uffici giudiziari.

Occorre dotare la DGSIA di capacità manageriali in grado di gestire i singoli progetti.

Consolidare la revisione delle circoscrizioni.

La prospettiva di consolidare e completare la revisione delle circoscrizioni è del tutto condivisibile, ammesso che non voglia dire fare passi all’indietro.

I terreni di un possibile intervento sono tre: - accorpare i piccoli Tribunali che l’originaria legge delega non consentiva di toccare, - razionalizzare numero e dimensioni delle Corti di Appello, - operare sui territori dei singoli circondari per agevolare l’accesso alla giustizia.

Tali interventi possono non avere un impatto negativo sui cittadini se verranno accompagnati come necessario dall’introduzione di sportelli di prossimità ove gli utenti possano depositare gli atti e avere il rilascio delle certificazioni.

Inoltre la disciplina e la generalizzazione delle teleconferenze può venire in aiuto consentendo l’audizione in loco, con garanzie relative a identificazione e genuinità, così evitare lo spostamento dei testi nel civile e nel penale mediante il ricorso a sistemi commerciali di video telefonate a distanza.

Controllo di gestione ed indicatori.

Un sistema di controllo di gestione a partire dal ruolo da parte del singolo giudice per giungere a un quadro nazionale è indispensabile per qualsiasi decisione, sia essa di programmazione delle udienze, sia di politica nazionale.

Questo è però possibile solo se i dati inseriti sono affidabili ed omogenei. Altrimenti si otterranno risultati del tutto disallineati ed inaffidabili.

Omogeneità e affidabilità che oggi occorre ancora costruire e che richiede identici criteri di registrazione e di rilevazione. Il rischio formidabile oggi esistente è che vengano premiati (come già accade) i maghi delle statistiche, che moltiplicano sopravvenienze e numeri e che puntano sull’aumento delle registrazioni.

Sono indispensabili criteri omogenei, diffusi e controllati a livello nazionale, con distinzione per settori diversi (quali la volontaria giurisdizione e il contenzioso ordinario nel civile) e costruzione di indicatori che rilevano l’effettivo carico (sul punto il metodo individuato dal Csm può essere una base di partenza su cui investire).

Anche perché misurare e ponderare è indispensabile, ma quanto sta avvenendo sinora non fa altro che premiare chi crea numeri e arretrato e disincentivare la vera produttività.

Dobbiamo investire su dati che, almeno a un primo livello, devono essere semplici e facilmente leggibili per diventare uno strumento di lavoro ordinario per tutti nella gestione quotidiana e nella programmazione del lavoro del singolo magistrato e dei dirigenti degli uffici.