Venerdi, 16 novembre 2018
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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA 2014
Le proposte di Magistratura Democratica
 
 
 
 
 

La situazione del personale oggi.

Una nuova politica del personale è assolutamente necessaria. Su questo non si può che concordare con l’assunto del Ministro della Giustizia. La realtà attuale è quella descritta: una decrescita fortissima del personale con una scopertura del 18,10 % attuale, ma che arriva al 28 % rispetto agli organici 2001 (se si tiene conto dei due tagli dell’organico avutisi in questi anni), l’assenza di qualsiasi ricambio generazionale, un personale numericamente inadeguato, di età media superiore ai 50 anni e demotivato dalla preclusione di realistiche prospettive di progressione in carriera e dal continuo aumento dei carichi di lavoro.

Il recentissimo reclutamento grazie ad una procedura di mobilità infra-comparto di 71 unità e la previsione di finanziare circa 150 nuove assunzioni mediante l’utilizzazione di due graduatorie rimaste parzialmente inutilizzate è un segno positivo, ma del tutto insufficiente anche ad affrontare il semplice turn over di quest’anno.

La realtà è che si tratta di una politica del personale che va radicalmente cambiata tenendo anche conto del livello avvilente delle retribuzioni per compiti spesso di grande responsabilità (in alcune zone del Paese gli stipendi erogati per le posizioni professionali più basse sono al di sotto di quella che viene definita soglia di povertà) e del formidabile mutamento di professionalità e mansioni impostosi nei fatti e prodotto dai cambiamenti tecnologici ed organizzativi.

Cos’è la riqualificazione. Ambiguità e sostanza.

Si riprende, giustamente, a parlare di riqualificazione, ma nel settore pubblico il termine riqualificazione è profondamente ambiguo. Nella realtà dei ministeri (non in quello della giustizia) riqualificazione non è sinonimo di formazione e acquisizione di nuove competenze, ma di progressioni in carriera, spesso automatiche, che consentono periodicamente di accedere a qualifiche e livelli stipendiali superiori.

Nella giustizia questa ipotesi che, con passaggi contenuti e basati sul merito, era contenuta nel CCNL per il quadriennio 2006 – 2009 non è mai stata realizzata.

Per cui il quadro attuale è di totale immobilismo, senza alcuna presa d’atto del profondo cambiamento di funzioni e mansionario che si è avuta sul personale (che in molti casi ha praticato una reale ed effettiva riqualificazione sul campo) e senza alcuna possibilità di ascesa professionale.

Esiste, poi, una radicale contraddizione tra le funzioni sempre più complesse e responsabilizzanti (si pensi all’approdo al telematico e a innovazioni organizzative come l’ufficio per il processo), da un lato, e il quadro economico retributivo, dall’altro.

Rivedere posizioni e mansionario.

Operare una reale riqualificazione significa riesaminare mansioni e posizioni professionali e quindi operare con una effettiva formazione per solidificarla.

In particolare, è oggi fondamentale rivedere i mansionari e le figure professionali alla luce delle nuove sfide della tecnologia e dell’organizzazione.

L’approdo al telematico ha significato la creazione di nuove figure professionali e la necessità di affinamento e potenziamento di altre. Basti pensare alla crescente necessità di esperti informatici di diversa qualificazione e alla creazione di nuove figure professionali, oggi non riconosciute, per gestire e pulire le anagrafiche, per curare, monitorare e recuperare le comunicazioni on line non riuscite, per garantire un’interfaccia continua con gli avvocati utenti del sistema.

Per non parlare della recentissima introduzione anche normativa dell’ufficio per il processo che delinea una nuova figura professionale di assistente del magistrato, oggi assente nella realtà degli uffici.

In realtà, il quadro anche dei mansionari oggi previsto si discosta ancora troppo poco da quello dei vecchi dattilografi ed assistenti e non riconosce nuove funzioni e nuove professionalità.

Mentre continuiamo a parlare di figure che lentamente vanno verso il tramonto e che dovrebbero essere riqualificate in positivo, quali gli autisti e i commessi, altre figure professionali quali gli ufficiali giudiziari vanno riviste radicalmente, con una reale riqualificazione che punti sulla fase esecutiva e non più sulle notifiche.

Ed altre ancora, di stampo specialistico, vanno potenziate sia in quantità che in qualità (contabili, statistici, ma più di tutti, esperti informatici), consentendo loro l’accesso anche a posizioni dirigenziali.

Una complessiva riscrittura.

Crediamo che non si possa procedere con piccoli aggiustamenti disorganici e occorra, finalmente, affrontare l’intera impostazione, abbandonando un sistema che ha favorito il totale appiattimento delle posizioni e l’assenza di qualsiasi prospettiva di crescita professionale e di mobilità.

Vanno superate le aree professionali (con le relative barriere), va unificato l’inquadramento e va introdotta la possibilità di progressione in carriera attraverso procedure selettive limitate a quote determinate ogni anno con corso– concorso nazionale.

Dev’essere prevista la possibilità che dopo un congruo periodo all’interno della qualifica ricoperta si possa accedere a una progressione di tipo concorsuale finanziata attraverso il FUA, senza più l’illusione di progressioni automatiche per tutti che è stata riscontrata perdente e non praticabile gli scorsi anni.

Crediamo, infatti, che senza una prospettiva basata sul merito, che valorizzi le capacità e le posizioni professionali, il personale non possa rispondere alle necessità e non possa sentirsi parte di un progetto efficace.

A ciò va unita la ripresa di nuove assunzioni che consentano di evitare la perdita del know-how che rischia di verificarsi con il pensionamento, già avvenuto e che avverrà a breve, di migliaia di operatori, assistenti, cancellieri e funzionari.

Un personale qualificato e moderno richiede energie nuove, anche per far fronte all’ormai intollerabile scopertura di organici e per creare quel mix tra entusiasmo dei giovani e esperienza dei più anziani che garantisce un’elevata qualità. Non solo, ma anche una ragionata mobilità può realisticamente essere praticata solo se si torna ad assumere.

Riprendere le assunzioni attraverso concorsi regionali, banditi a scadenze fissi (onde evitare i costi dei bandi e i sovraffollamenti determinati dall’eccezionalità del reclutamento per concorso) sarebbe un formidabile messaggio di speranza per i giovani, in particolare per i giovani laureati.

Rivedere le esternalizzazioni che si stanno rivelando sempre più costose sotto il profilo economico e inefficienti sotto quello dell’intervento. Il problema è eclatante quanto all’assistenza informatica, dove una spesa di € 30 milioni corrisponde ad un impegno di 385 persone a livello nazionale, con tempi contrattuali di intervento insostenibili e inevitabile assenza di fidelizzazione in un settore che dovrebbe essere strategico per la giustizia. Ma a breve va esaminato anche il servizio di registrazione e trascrizione delle udienze, che in prospettiva va assicurata anche per il civile, superando figure esterne.

Rivedere gli organici.

Gli organici vanno rivisti sia su base territoriale, adottando parametri di rapporto con gli organici dei magistrati, sia con riferimento alle diverse funzioni e posizioni, riformulando la distribuzione della pianta organica tra le varie figure professionali e puntando su ruoli strategici per lo sviluppo tecnologico ed organizzativo.

Ovviamente tutto ciò va condotto stabilendo a livello normativo i necessari punti fermi e i limiti, ma riservando una serie di scelte, come previsto alla legge, alla contrattazione sindacale: nuove qualifiche e mansionari, quote annue bandite, modalità delle procedure selettive.