Venerdi, 23 febbraio 2018
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TRIBUNALE DI SANT'ANGELO DEI LOMBARDI

Ci siamo sentiti di serie B: adesso investimenti

di Fabrizio Ciccone

Giudice

Era prevedibile la soppressione del nostro Tribunale e condividiamo l'intento della riforma. Abbiamo ritenuto irragionevole però che il Csm, ancora prima dell'individuazione delle sedi, abbia penalizzato i piccoli uffici con la mancata assegnazione di M.O.T.

Noi magistrati di Sant'Angelo dei Lombardi abbiamo seguito con un misto di distacco e interesse per le decisioni dei vertici del Tribunale accorpante (Avellino) la lunga gestazione del d.lgs. n. 155/2012 che ha portato, come era prevedibile sin dall'approvazione della legge delega, alla soppressione del nostro piccolo ufficio giudiziario.

Quello che però noi non abbiamo condiviso sin dall’inizio è stata la decisione del Consiglio Superiore, adottata a maggioranza nel novembre 2011, ovvero ancor prima l’emanazione del d.lgs. n. 155/2012, e in ossequio ad una esplicita richiesta del Capo dello Stato, di non destinare più uditori giudiziari nel nostro Tribunale (che in quel momento registrava vacanze in organico per oltre un terzo), così inevitabilmente condannandoci ad una lenta “morte civile” stante il mancato avvicendamento dei Magistrati trasferiti.

E, infatti, pur condividendo la necessità di un intervento di revisione delle circoscrizione giudiziarie, da tempo auspicata da tutti gli operatori del diritto, abbiamo ritenuto a dir poco irragionevole, da un lato, che il Consiglio, ancor prima della formale individuazione da parte del Governo degli uffici da sopprimere, abbia deciso da solo quali uffici “mantenere” attraverso l’assegnazione di M.O.T. anche in contrasto con le successive scelte del legislatore delegato (come nel caso di Melfi, cui il C.S.M. destinò in quell’occasione un uditore giudiziario), dall’altro, che con tale decisione il C.S.M. ha reso di fatto più gravoso il funzionamento dei piccoli uffici, comportando, in generale, un rallentamento nella definizione dei processi e il conseguente aumento dell’arretrato.

Ci siamo sentiti come Magistrati di serie B, praticamente una “zavorra” o uno “intralcio” al perseguimento dell’obiettivo di ridare la funzionalità all’intero sistema giudiziario.

Ciò nonostante, e nell’assoluta indifferenza della nostra Associazione (che mai come in questa occasione ha dimostrato l’assoluta distanza dai problemi reali di Magistrati), ci siamo rimboccati le maniche e, moltiplicando il nostro impegno (a partire dal Presidente del Tribunale, che ha dimostrato di essere un dirigente di impareggiabile valore), siamo riusciti a far fronte in maniera più che soddisfacente alle più gravose condizioni di lavoro, mantenendo livelli di produttività pari, se non superiori, a quelli preesistenti. Ne abbiamo avuto conferma in occasione della recente ispezione ministeriale (gennaio 2013), che si è conclusa con parole di grande apprezzamento per il lavoro giudiziario svolto in questi anni, definito in termini di eccellenza per quanto riguarda l’abbattimento delle pendenze in tutti i settori.

Oggi non sappiamo cosa succederà di qui al 13 settembre, data prevista per la definitiva chiusura del nostro Tribunale. Negli ultimi giorni si parla con insistenza di un quasi certo rinvio di un anno dell’entrata in vigore della riforma; alcuni temono (mentre altri auspicano) un suo definitivo affossamento. Personalmente non ho alcun interesse al mantenimento del Tribunale in cui ho iniziato la carriera, anzi, in questa situazione, attesa l’insostenibilità dell’attuale livello di scopertura (orami superiore al 60%), mi auguro che questa proroga non venga concessa, poiché nel nostro caso essa comporterebbe l’assoluta impossibilità di funzionamento dell’ufficio.

Ciò che auspico, invece, è che la nostra Associazione affronti con maggiore attenzione i problemi di natura organizzativa e logistica che già si sono presentati in questi primi mesi di attuazione della riforma (altri maggiori ovviamente sorgeranno con l’approssimarsi dell’accorpamento, non importa se tra sei mesi o tra un anno). Finora ha taciuto, nella convinzione, forse, che questa riforma costituisce un importante vittoria politica dell’A.N.M., che da tempo l’auspicava, senza però preoccuparsi delle difficili condizioni di lavoro, in cui, per effetto delle scelte sopra ricordate, si erano venuti a trovare i Magistrati presenti in tali uffici. Occorre invece che oggi faccia sentire la propria voce, affrontando il Governo sul terreno degli investimenti necessari per la migliore riuscita della riforma (altrimenti destinata a fallire se non si impegnano nuove risorse, non solo sul fronte dell’edilizia giudiziaria), così da recuperare un ruolo di protagonismo nel dibattito della giustizia anche quando si tratta delle condizioni di lavoro di quei Magistrati (e non sono pochi) che, in quanto addetti ai piccoli uffici, hanno sinora subito dall’A.N.M. un atteggiamento di palese disinteresse.