Venerdi, 23 febbraio 2018
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NORD EST

Dal Nord Est:
Adelante con judicio

di Rosa Ferrarese

avvocato

Situazioni territoriali di alta criticità e poca chiarezza per le piante organiche e l'assegnazione dei MOT: ecco i motivi per cui rinviare

1 Perché rinviare

1.1 Perché ci sono delle situazioni territoriali di “alta criticità” ed altre che non lo sono affatto.

Ad esempio mentre non vi sono problemi per gli accorpamenti delle Distaccate nei Distretti di Trento e di Trieste, per il circondario di Belluno, di Rovigo (che però soffre di una scopertura di oltre il 50%), di Padova e di Verona (seppur con qualche problema per Legnago).

Devono essere segnalate le gravi e oggettive difficoltà che invece riguardano l’accorpamento delle sezioni distaccate a Venezia.

In particolare il problema logistico di Venezia (che può già vantare il primato di avere un ragguardevole numero di differenti sedi giudiziarie in centro storico) è destinato ad ulteriormente aggravarsi per l’indisponibilità di volumetrie destinate a consentire l’accorpamento delle tre Sezioni distaccate; a ciò si aggiunga che i medesimi problemi riguardano l’ufficio UNEP; a ciò si aggiunga l’indisponibilità del personale amministrativo al trasferimento e la cronica insufficienza delle piante organiche previste per tutto il Distretto di Venezia.

Problemi anche a Vicenza per l’accorpamento di Schio ed Treviso per la Sezione di Conegliano. Le stesse considerazioni possono essere fatte per l’accorpamento dei Tribunali soppressi (Udine ha un serio problema di spazi ad accorpare Tolmezzo e così Vicenza, in cui il problema – anche di numeri- è aggravato dall’accorpamento delle sezioni distaccate).

Ignorare la realtà dove sussistono le criticità, ritengo non solo non giovi alla riforma, ma acuisce i problemi e va contro la logica dell’intervento riformatore. Sarebbe più corretto individuare legislativamente dei criteri oggettivi di criticità e rinviare l’entrata in vigore solo per queste situazioni territoriali.

1.2 Il Ministro dice che ci sono due anni per fare i decreti correttivi; significa forse vuol dire che si riapre quello che si è erroneamente ritenuto di chiudere …? Mi sembra una considerazione che per le controindicazioni pratiche ha del surreale!

Logico e rispondente ai principi di buona amministrazione sarebbe invece che sì individuassero da parte del Ministero le situazioni potenzialmente rivedibili (facendo tesoro delle indicazioni delle Commissioni Giustizia) e che la proroga riguardasse solo queste ultime. Per le altre situazioni (che poi a ben vedere nella maggioranza dei casi coincidono con quelle che non presentano problemi ecrirticità) si potrebbe andare tranquillamente avanti il 13 settembre.

 

2. Le cd nuova piante organiche (?) e lo “sgarbo istituzionale” alla Corte Costituzionale

2.1 Le cd. “nuove” (?) piante organiche: la “filosofia” portante della riforma si riduce ad essere la mera ridistribuzione e aggregazione dei posti presso gli uffici accorpanti; criterio, peraltro non seguito dal Ministero e dal CSM per tutto il territorio nazionale e che, pur essendo privo di istruttoria, è ben lontano dal realizzare un’omogenea ripartizione della dotazione disponibile funzionale alle esigenze rilevate e/o stimate delle singole strutture giudiziarie sulla base di criteri oggettivi. Questo, ad esempio, fa sì che nel Distretto di Venezia la riorganizzazione proposta rischia di aggravare una condizione del servizio giustizia “che già soffre della presenza di un numero di magistrati nettamente inferiore alla media nazionale”. Non mi si dica che le piante organiche saranno in futuro riviste; ci sono voluti decenni e circa la reale volontà di rivedere gli organici (basti al riguardo pensare che il Consiglio ha “rispedito al mittente” la prima ben più articolata proposta di revisione – cd. Biritteri- fatta dal Ministero che operava ben differenti e più razionali scelte).

2.2 Il CSM, pur sapendo che era prossima la decisione della Corte Costituzionale, ha scelto di non designare i MOT per i Tribunali e per le Sezione staccate sopprimende; di fatto, ha “creato” una situazione destinata a provocare la “lenta morte per asfissia” delle sedi sopprimende (ma questa è una scelta di cui il Consiglio se ne assumerà le responsabilità se la Corte dovesse il 2 luglio dichiarare la illegittima costituzionale della norma); ma quel che mi sembra più grave e che si pone la Corte Costituzionale di fronte ad una “situazione di fatto già esistente” ancor prima della sua pronuncia.

Se infatti la Corte il 2 luglio dovesse dichiarare l’illegittimità costituzionale del DM 155 la conseguenza sarebbe quella di dichiarare la sopravvivenza di uffici “ già desertificati” dal CSM. Una scelta che, e scrivo quel che penso, non mi sembra sia del tutto riguardosa verso la Corte Costituzionale! I dubbi mi aumentano quando il Ministro tra le ragioni portate per giustificare la contrarietà alla proroga richiesta dal Parlamento deduce le conseguenze … derivanti proprio da questa scelta del Consiglio.