Mercoledi, 25 aprile 2018
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CHIAVARI

La riforma non mi piace e non la capisco

di Pasquale Grasso

giudice

La revisione delle circoscrizioni non mi piace perché, ammantata dall'obbligo di dare maggiore efficienza al sistema giustizia, persegue in realtà il preponderante obiettivo di un risparmio di spesa per lo Stato. Non so perché possa essere accettata con tale passivo conformismo dalla silenziosa maggioranza dei colleghi

Mi riferisco esclusivamente alla parte della riforma che riguarda Tribunali e Procure.

A me questa riforma non piace (e da ben prima di sapere che avrebbe coinvolto il tribunale presso il quale lavoro).

  • Non mi piace perché ammantata dell’obiettivo di dare maggiore efficienza al sistema giustizia, persegue in realtà il preponderante obiettivo di un risparmio di spesa per lo Stato, con allocazione di costi corrispondenti al preteso risparmio sulle “spalle” di comunità locali minori e singoli.
  • Non mi piace perché schizofrenica rispetto all’obiettivo dichiarato e pure a quello occulto, con gli illogici vincoli della “regola del 3” e del collegamento con province in via di soppressione.
  • Non mi piace perché, al di là di detti vincoli, ha previsto trattamenti difformi per uffici giudiziari in situazioni simili ... e subito la mente di chi pensa in modo lucido potrà associare nomi famosi a famose località.

Io questa riforma non la capisco.

  • Non capisco perché possa essere accettata con tale passivo conformismo dalla silenziosa maggioranza, lo riconosco, dei colleghi in nome di obiettivi solo dichiarati e in realtà non perseguiti.
  • Non capisco il mantra fideistico che, reazione riflessa, sorge sulle labbra dei miei interlocutori (rari, perché rare paternalistiche risposte ho avuto ai miei interrogativi al riguardo): la riforma è cosa buona, la riforma è cosa giusta, ci dispiace per il trascurabile prezzo che alcuni colleghi dovranno pagare, ma per le magnifiche sorti e progressive...
  • Non capisco perchè sia, in generale, preferibile la tendenza all’accentramento del servizio giustizia in grossi centri metropolitani, piuttosto che il rafforzamento dei giudici di prossimità, o almeno il mantenimento dei presidi locali che ancora ci collocano vicino al territorio, nelle ramificazioni locali.

Io, infine, questa riforma non la considero legittima.

Non la considero legittima perché fermamente convinto che sia stata adottata secondo un procedimento manifestamente incostituzionale (per le argomentazioni vi invito alla lettura della lucida, asciutta e tagliente ordinanza n.5270/2013 con la quale il Tar Lazio ha sollevato la questione di costituzionalità del decreto legislativo che ha previsto la riforma della geografia giudiziaria).

E allora non mi piace e non capisco come mai nessun collega, pur innamorato dell’idea di riforma e finanche onestamente convinto della bontà della stessa, si sia posto questa domanda: come posso accettare, anche come magistrato che, pur non aderendo a m.d., vive come propria e condivide “l’adozione di una linea culturale e istituzionale... di resistenza costituzionale” (cito direttamente dal sito di m.d. alla pagina “la nostra storia”), come posso accettare – dicevo – di sostenere una riforma illogica, falsata e adottata in violazione della Costituzione?

Mi rispondo da solo: la accetterò perché ho giurato di rispettare e far rispettare le leggi e la Costituzione. E fino a quando, e se, la Corte non mi darà ragione, le mie rimarranno idee isolate e minoritarie. Che ringrazio i curatori del sito di aver potuto esprimere.