Venerdi, 14 dicembre 2018
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CECINA

Sezioni distaccate di Tribunale: un’esperienza che dobbiamo lasciarci alle spalle

di Franco Pastorelli

giudice del Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina

Non si può tornare indietro, pena l’impossibilità di rendere un servizio accettabile. Discutere dell’opportunità di mantenere una più capillare presenza degli uffici sul territorio è un vano esercizio intellettuale, sganciato dalla drammatica realtà quotidiana

Le sezioni distaccate di tribunale costituiscono uffici che, a fronte di una indubbia minore specializzazione del giudice che vi opera (dato che, di solito, i giudici che vi lavorano sono soliti occuparsi di molteplici materie: ad esempio tutta la materia civile comprensiva della volontaria giurisdizione e delle esecuzioni forzate, come nel mi caso) hanno il pregio di essere territorialmente vicine agli interessi coinvolti o ai fatti oggetto del giudizio, il che, soprattutto in ambito penale, può rappresentare un aspetto indubbiamente positivo, dando il senso della presenza capillare dello Stato sul territorio.

Tuttavia il dibattito che, nonostante la approvazione definitiva del D. Lgs. 155/2012, si è riacceso recentemente sulla questione della revisione della geografia giudiziaria, portando a proposte di proroga (vedi disegni di legge nn. 134 e 642) del termine indicato nell’art. 11 di detto decreto, è viziato in radice, a mio parere, da un equivoco di fondo.

Nell'attuale situazione di costante prosciugamento degli organi amministrativi e di riduzione dei magistrati “effettivi" presenti negli uffici, non essendo in vista alcun progetto o investimento per contrastare ciò, la drastica riduzione degli uffici operata dal menzionato D. Lgs, pur con gli indubbi limiti di tale normativa, rappresenta l’unica speranza che il sistema giudiziario non si paralizzi.

L‘alternativa, in assenza di investimenti, di cui non si vede neppure l’ombra (è di questi giorni la richiesta della DGSIA ai RID di tagliare le richieste di assegnazioni di postazioni di lavoro, pur necessarie ai magistrati civili per l’uso dei programmi per attuare il PCT) - anche in considerazione di molteplici altre esigenze per le quali è difficile reperire risorse: abrogazione dell’aumento iva ecc. - non è se sia preferibile avere la capillare presenza di uffici sul territorio o puntare su giudici più specializzati. L’alternativa reale è se, attraverso l'attuazione della riforma e i benefici in termini organizzativi che ne deriverebbero (come messo in evidenza da vari Presidenti di Tribunale nella mailing list dell’ANM), avere la speranza che il sistema possa continuare a funzionare, seppure con enormi difficoltà, o la certezza della progressiva paralisi della attività o di parte della attività, via via che si riducono le risorse umane a disposizione.

Quindi, discutere dell’opportunità di mantenere una più capillare presenza degli uffici sul territorio a me pare nulla più che un vano esercizio intellettuale, sganciato dalla drammatica realtà con il quale gli uffici giudiziari debbono fare i conti tutti i giorni. Pertanto a me la strada intrapresa appare come un via a senso unico: non si può tornare indietro, pena l’impossibilità di rendere un servizio, se non efficiente, accettabile.

Quindi mi auguro, che se anche la Corte Costituzionale nella prossima udienza del 2.7.2013, dovesse dichiarare l’incostituzionalità della normativa delegata per motivi formali, ad esempio dichiarando la incostituzionalità della legge 14 settembre 2011 n. 148 recante la conversione del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138 per violazione degli artt.70, 76 e 77 della Costituzione, il Governo intervenga prontamente con un decreto legge, ripristinando la normativa de qua, onde evitare enormi danni. Occorre ricordare infatti che l'impegno logistico per rendere operativa la riforma giudiziaria è in fase molto avanzata, essendo diverse sezioni distaccate non più operative a seguito dei provvedimenti adottati ex art 48 quinquies O.G. da vari Presidenti di Tribunale, conformandosi all’invito del CSM che, con delibera del 12 dicembre 2012, ha invitato i Presidenti dei Tribunali ad utilizzare estensivamente lo strumento di cui all’art. 48 quinquies O.G.. Ad esempio il Presidente del mio Tribunale ha provveduto ex art. 48 quinquies O.G. ed io, in adempimento di detto provvedimento, divenuto esecutivo e della conseguente variazione tabellare, ho già provveduto a “rimettere al presidente della sezione” molteplici fascicoli perché venissero iscritti in sede centrale e assegnati secondo quanto previsto dalla variazione tabellare. È immaginabile l’enorme dispendio di energie che conseguirebbe al ritrasferimento di tali fascicoli alla sezione dove opero. Ormai la attuazione della riforma è in fase così avanzata che tornare indietro appare assolutamente disfunzionale.

Voglio concludere con un auspicio contra domum meam (vivendo io a breve distanza dalla sezione distaccata dove lavoro e distando invece la sede del tribunale 60 Km da casa mia): diamo attuazione alla riforma come prevista, salvi eventuali aggiustamenti in seguito per eliminare alcune incongruenze presenti. Non perdiamo l'occasione differendone l'entrata in vigore nella speranza di avere una norma migliore.

Eventuali difficoltà logistiche che dovessero verificarsi in alcune parti del territorio, legate alla indisponibilità di strutture idonee a ricevere i magistrati ed il personale in servizio presso le sezioni distaccate, potranno essere affrontate dando attuazione a quanto previsto dall’art 8 del D. Lgs 155/2012.

Le indubbie ricadute negative della riforma per la avvocatura operante nelle sedi distaccate potranno essere ridotte con il sempre più massiccio uso del PCT (del resto a decorrere dal 30 giugno 2014 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite avrà luogo esclusivamente con modalità telematiche), che consentirà a detti professionisti di recarsi nella sede del Tribunale sostanzialmente solo per le attività di udienza.

Le indubbie ricadute negative della riforma per i cittadini che vivono nei comuni diversi dalla sede del Tribunale (si pensi ad esempio ai ricorsi per ottenere autorizzazioni di competenza del giudice tutelare) potranno essere ridotti, a legislazione vigente, attraverso, ad esempio, la stipula di convenzioni tra il tribunale ed i singoli Comuni, che consentano ad uffici di questi di ricevere atti di volontaria giurisdizione, privi del carattere di urgenza, da depositare successivamente in tribunale con cadenza settimanale, quindicinale o mensile e/o attraverso la creazione di sezioni del sito del Tribunale con apposita area FAQ, che permettano al cittadino di ricevere informazioni senza accedere al Tribunale; de iure condendo prevedendo la possibilità per ogni cittadino di depositare atti di volontaria giurisdizione mediante PEC e di ricevere attraverso il medesimo canale il provvedimento del giudice, ove emanabile de plano, senza la necessità di fissazione di apposita udienza.

Indirizziamo tutti i nostri sforzi nell’individuazione di soluzioni innovative, che consentano di ridurre al minimo i disagi, che inevitabilmente deriveranno dalla soppressione delle sezioni distaccate, ma non facciamoci spaventare dalle stesse per differire sine die una riforma che rappresenta, a risorse invariate, l’unica “speranza” di creare un sistema efficiente, che riesca a dare risposte ai cittadini in tempi ragionevoli.