Mercoledi, 1 giugno 2016
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Storia di MD


Magistratura democratica nasce nel 1964. All'inizio di quel decennio - caratterizzato da tanti fermenti di rinnovamento - inizia l'esperienza politica del centro-sinistra, con il suo carico di speranze: per quanto riguarda la giustizia è certamente md che si fa interprete dell'esigenza di un suo radicale cambiamento. La prospettiva è quella dell'attuazione della Costituzione, uno slogan intorno al quale progressivamente si vanno aggregando aree culturali sempre più consistenti e alcuni settori politici, non solo dell'opposizione: dopo un lungo periodo di "congelamento" della legge fondamentale della Repubblica, forze sempre più consistenti ne reclamano la concreta applicazione.

Intorno alla metà degli anni Sessanta si determina una crisi profonda della cultura giuridica, fino a quel momento omogenea, che vede messi in discussione i suoi valori tradizionali: di tale crisi md è espressione e meccanismo propulsivo. La certezza del diritto, la neutralità dell'interpretazione, il ruolo solo tecnico del giudice, tutto ciò viene contestato e ripensato. Nasce un nuovo ceto di giuristi - da Rodotà a Bricola, da Cordero a Ghezzi - che si affianca a md nell'analisi e nell'elaborazione di nuove proposte.

Il triennio 1968-1970 vede contemporaneamente lo sviluppo della più forte spinta sociale al cambiamento che il nostro paese abbia conosciuto dall'unità ad oggi, la mancanza di una sua interpretazione politica a livello generale (di qui i primi germi del successivo sviluppo del terrorismo di sinistra), la crisi del centro-sinistra e il sorgere della strategia della tensione. Tutto ciò pone rilevanti problemi anche a livello di giurisdizione e md ne è investita. Si pone concretamente anche per l'interprete il problema delle garanzie e dei diritti delle classi lavoratrici e dei ceti sottoposti. Nella magistratura si accentuano progressivamente le divisioni interne: da parte della nuova organizzazione dei magistrati viene definita una linea politico-culturale che privilegia il cosiddetto "intervento esterno", cioè il rapporto e la collaborazione con le forze politiche e sociali che operano per il cambiamento. Per md , nonostante l'aumento dei consensi, le difficoltà non mancano. Da un lato avviene una scissione che dimezza le forze dell'organizzazione, d'altro lato md (mentre si moltiplicano i procedimenti disciplinari a carico dei suoi aderenti) viene emarginata dall'Anm.

La prima parte del decennio successivo vede il forte impegno di md sul fronte dell'effettività della tutela dei diritti sociali (in particolare tramite l'applicazione dello statuto dei lavoratori) e delle garanzie. Il capoverso dell'articolo 3 della Costituzione, che impegna la Repubblica a rimuovere tutti gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, viene indicato come il criterio fondamentale dell'interpretazione delle leggi.

Nella seconda parte degli anni Settanta md è investita dai problemi posti anche alla giurisdizione dallo sviluppo del terrorismo: l'impegno nei processi dei suoi aderenti e la difesa delle regole anche in questo tipo di processi. Le complessive vicende del paese, tuttavia, non inducono md a rinunciare alla sua idea di una istituzione magistratura svincolata dallo Stato-apparato, collocata a metà strada tra questo e la società civile, con un forte ruolo autonomo a difesa dei diritti e delle garanzie fondamentali delle persone.

Fra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta si pone in misura progressivamente crescente la questione dell'indipendenza della magistratura. I primi intendimenti concernenti la collocazione istituzionale del Pm e il ritorno alla discrezionalità dell'azione penale, propri di significative forze di governo, vedono md impegnata in un'intensa opera di sensibilizzazione all'interno e all'esterno della magistratura. Il progressivo disvelamento del fenomeno della corruzione e il crescere degli attacchi all'indipendenza, che vedono come protagonisti anche soggetti con responsabilità istituzionali, pongono con intensità sempre più forte la questione del rapporto politica/giurisdizione: il ruolo di md è, in questa fase, fondamentale nel mantenimento di un rapporto della magistratura associata con le forze sociali (ad esempio nella vicenda del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati). La crescita del ruolo del Csm quale organo di autogoverno e, al contempo, di garanzia dell'indipendenza e della credibilità della magistratura è in notevole misura il prodotto delle proposte e delle iniziative di md , che verrà vista dal presidente della Repubblica del tempo come l'ostacolo principale a ogni disegno di normalizzazione. Permangono costanti, anche in questo periodo, l'impegno garantista e quello per l'effettività della tutela dei diritti. md è, nella magistratura, la componente che sostiene con maggiore forza l'esigenza della riforma del processo penale, con il passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio.

Gli anni Novanta. L'esplosione della crisi del rapporto politica/ giurisdizione, i disegni di riforma costituzionale anche sul versante Pm-Csm, impongono a md l'adozione di una linea culturale e istituzionale che viene definita di resistenza costituzionale. Contemporaneamente i maxiprocessi di criminalità organizzata e di corruzione ripropongono, con il problema dell'efficienza, quello delle garanzie. E l'arretramento delle garanzie nei rapporti di lavoro e l'esplodere del fenomeno dell'immigrazione rendono di nuovo attuale la questione della tutela dei diritti fondamentali. Nei fatti md continua ad essere un attivo protagonista del dibattito sul diritto e sulle istituzioni.




Appunti per una storia di Magistratura Democratica di Livio Pepino
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Il primo programma di Md, elezioni dell'Amn 1964
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