Libertà e giustizia: giorno per giorno, parola per parola

Giorno per giorno noi dobbiamo violarlo”, così diceva Mussolini, parlando dello Statuto Albertino, il 22 giugno 1925 nel discorso al teatro Augusteo di Roma ove si teneva il quarto congresso del PNF.

A un secolo di distanza, attraversiamo un tempo in cui i principi universalistici della Costituzione sono giorno per giorno messi in discussione da chi, appellandosi a una pretesa legittimazione ricevuta dal popolo, limita diritti personali e libertà sociali, per sostenere e difendere l’identità e l’interesse nazionale dalla categoria del nemico, di volta in volta individuato nel migrante, nello straniero, nel giovane “maranza”, nell’antagonista, nel sindacalista, nello scioperante, nell’attivista dell’identità di genere, nell’intellettuale, nell’ambientalista, nel magistrato, nell’insegnante.

Non è regime perché l’attacco alla Costituzione e alla divisione dei poteri, che pur c’è stato, è fallito, perché reggono le Istituzioni di garanzia, perché in parte (r)esiste ancora una informazione indipendente, perché, seppur minacciato da una iniqua riforma, è garantito il diritto di voto, perché facciamo parte dell’Unione Europea e possiamo invocare i principi della CEDU.

Avvertiamo, però, nel linguaggio, nel metodo e nelle ultime iniziative dell’attuale maggioranza al governo le avvisaglie di una politica che strizza l’occhio a nostalgie autoritarie: lo vediamo, al di là degli orpelli e scontata l’iconografia centenaria, laddove comprime le libertà individuali e sociali in nome della sicurezza, laddove esalta l’italianità e la nazione, laddove discrimina gli stranieri e i marginali in nome dell’ordine pubblico.

A chi da sempre guarda criticamente ai rapporti di potere esistenti nella società italiana e ai loro riflessi nella magistratura e nella giurisprudenza, appaiono chiari i nessi tra questa involuzione e una più generale crisi del diritto di fronte alla forza.

Questo ci disorienta, ma non ci scoraggia, perché in ogni intervento che leggiamo, in ogni iniziativa che promuoviamo, in ogni confronto a cui partecipiamo, traspare una ostinata voglia di resistere e di contribuire ad affermare il primato dello stato di diritto e il valore della giurisdizione come baluardo della democrazia.

Riusciremo a essere contagiosi se continueremo a farlo come abbiamo sempre fatto: essendo eretici, ossia disposti a mettersi contro dogmi e verità imposte, radicali, ossia capaci di leggere e svelare i nodi delle questioni oltre le sovrastrutture istituzionali, e umani, ossia capaci di ascoltare, comunicare e imparare dagli altri e capaci di fare cose insieme per il bene comune.

Queste sono le cifre della nostra identità e tutte e tutti sapremo, come sempre, mostrarle a chi incontriamo e resistere giorno per giorno, parola per parola, in difesa di libertà e giustizia.