La mozione finale approvata dall’assemblea straordinaria dell’ANM il 16 maggio segna un importante passaggio del percorso di autoriforma voluto da Magistratura democratica e dall’ampia base di magistrate e magistrati che quest’assemblea ha richiesto dopo l’esito del referendum costituzionale.

Si tratta, per la maggior parte, di giovani che hanno preso da poco le funzioni o che comunque non hanno ancora superato la seconda valutazione e che quindi non potranno esprimere in prima persona loro candidature nell’autogoverno, ma che chiedono con forza che le scelte di chi li rappresenterà siano trasparenti, che il valore dell’esercizio della giurisdizione non sia compromesso dal carrierismo, che la rappresentanza sia autentico esercizio di democrazia, che la difesa delle condizioni di lavoro sia una logica premessa della migliore resa del servizio giustizia.

Queste giovani e questi giovani che hanno affollato l’aula magna della Cassazione e, prima ancora, le chat e i social, sanno bene che la magistratura deve dimostrare oggi di sapersi autoriformare e che la vittoria al referendum come la mozione approvata sono solo i primi passi e attendono in anm come in csm che alle parole seguano i fatti, che il cdc si adoperi in azioni coerenti agli indirizzi, che i consiglieri del csm si attivino per la riforma del testo unico sulla dirigenza, che i candidati al csm si esprimano sugli stessi punti. Potemmo dire che l’assemblea sia stata una assemblea storica solo se i frutti saranno storici.

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Interventi nell’Assemblea

Antonella Di Florio
Rachele Monfredi
Marco Patarnello
Daniele Cappuccio
Simone Silvestri
Stefano Celli

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