C’è ancora domani

L’indipendenza della magistratura dagli interessi privati e la sua autonomia dai poteri pubblici passano attraverso la partecipazione e la rappresentanza.

Questi sono i due cardini della azione di Magistratura democratica. Un’azione che è politica non perché è di parte, ma in quanto si occupa di un bene comune.

Dietro queste parole non c’è solo la storia del gruppo, ma anche il senso del nostro impegno di oggi e di domani.

Se abbiamo scelto di non sospendere i nostri valori in un grande scatola pronta a contenere consensi, ma non a portare le idee, lo abbiamo fatto perché crediamo nella forza del confronto, perché crediamo che l’autoriforma passi dall’essere attivi portatori di Costituzione nella giurisdizione e nella società e perché siamo pronti a costruire con tutte e tutti coloro che hanno percorsi generazionali e di attivismo diversi ma parimenti attenti.

E’ questa l’indipendenza che per noi conta, quella che ci permette di crescere collettivamente e che non si accontenta dei meriti del singolo, quella che ci consente di sostenere progetti che ci mischiano come quelli di Parole di Giustizia o una rivista dal valore indiscusso come Questione Giustizia, quella che ci vede costantemente impegnati sul campo per un Lavoro, una Cittadinanza, un’ Economia, una Sicurezza, un Carcere umani.

E’ questo lo spirito con il quale affrontiamo le elezioni del 25 e il 26 ottobre per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura e con il quale sosteniamo, assieme ai candidati provenienti da Magistratura democratica, i candidati espressi dal movimento alimentato dalla campagna referendaria che si riconosce sotto la sigla di Autogoverno diffuso.

Quando la magistratura è riuscita a convincere gli elettori di quanto fosse importante per la tenuta costituzionale dello Stato respingere il disegno di riforma della giustizia, si è assunta l’impegno dinanzi al Paese di lavorare per l’autoriforma.

I personalismi, l’affacciarsi dei campioni dei metodi clientelari, la conferma di alleanze strategiche sul carrierismo, mostrano come quell’impegno ci chiami tutte e tutti a partecipare attivamente alla campagna elettorale. Non servono capitani coraggiosi, né furbi contrabbandieri, ma donne e uomini capaci di esprimere una visione democratica della magistratura.