Documento Congressuale della segreteria romana

Documento Congressuale della segreteria romana

di Esecutivo di Magistratura Democratica
Le ragioni storiche di Md
LE RAGIONI STORICHE DI MD

MD è nata con l’obiettivo di rendere concreta l’attuazione della Costituzione e, in particolare, del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’articolo 3, secondo comma.
Il progetto  richiedeva e richiede tuttora un impegno sul duplice versante, interno ed esterno alla magistratura.
Sul versante interno, lo sforzo è stato rivolto, dall’inizio e costantemente, all’affermazione e alla diffusione di valori quali la cultura tabellare, l’organizzazione democratica degli uffici, il rifiuto di concezioni verticistiche, il contrasto di logiche burocratiche e corporative e la ferma opposizione a pratiche clientelari.
Ma MD si è impegnata a fondo anche nello “sguardo esterno”, inteso: a) come un’attenzione alla prospettiva che, della giurisdizione, hanno tutti coloro (soggetti individuali o collettivi) che non fanno parte della magistratura, soprattutto se portatori delle posizioni dei più deboli, metodo necessario e utile in funzione di un arricchimento critico dei magistrati; b) come valore in sé, nel senso della partecipazione al dibattito pubblico con presa di posizione, chiara e visibile, a favore delle realizzazione delle istanze di progresso sociale.
In tale prospettiva, pur nella costante attenzione a non confondersi con i soggetti politici generali e, quindi, pur mantenendo sempre una posizione di autonomia critica rispetto alle posizioni dei partiti della sinistra, MD ha sviluppato un fecondo dialogo con tutti gli attori collettivi del panorama progressista, non esitando a dichiararsi dalla parte dei più deboli.
 
IL MUTATO CONTESTO, INTERNO E ESTERNO ALLA MAGISTRATURA
E’ maturato, però, nel corso dei decenni di azione di MD, un lento ma continuo e profondo mutamento dei contesti di riferimento, sia dentro la magistratura, sia all’esterno.
Sul versante interno, l’affermazione dei valori della cultura tabellare, della gestione democratica degli uffici, l’attenzione a un autogoverno non clientelare, il contrasto di tendenze burocratiche o corporative, sono diventati valori diffusamente accolti anche tra molti magistrati non di MD, perdendo, così, la valenza originaria di elementi che rendevano immediatamente percepibile lo specifico di Magistratura democratica. Per altro verso, anche MD è arrivata alla dirigenza degli uffici, non sempre dando la miglior prova di sé; sempre più tra i magistrati e, anche tra i militanti di Magistratura democratica affiorano tendenze burocratiche e sono  comparsi, seppure in via episodica per quanto riguarda MD, comportamenti non compatibili con la funzione.
Quanto alla prospettiva esterna, la crisi economica globale, che, per convenzione si fa risalire al 2008, ha impresso un’accelerazione insostenibile al fenomeno, avviato peraltro da decenni, dell’indebolimento dello Stato sociale in favore delle necessità della compatibilità finanziaria. L’attuazione delle istanze di progresso sociale, che trovava, nello Stato di diritto, la naturale consacrazione attraverso la giurisdizione, si è drasticamente ridotta come conseguenza dell’affermazione indiscriminata delle esigenze di tenuta dei conti pubblici.
Per alcuni versi questo ha portato a una pesante compressione degli spazi di tutela di quei valori per i quali MD si è battuta e, conseguentemente, a una riduzione del campo dell’intervento giudiziario. La revisione del sistema di sicurezza sociale, l’eliminazione di cardini del diritto del lavoro, la rottura dell’assetto delle relazioni sindacali che aveva ovviato alla mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, rappresentano esempi eclatanti della riduzione delle tutele oggi accordabili dal giudice.
Contemporaneamente, però, la debolezza della politica, schiacciata dai propri limiti, originati da un regime di formale rappresentanza che si esprime attraverso la mera delega formale, ha comportato l’affidamento alla magistratura di compiti di supplenza che, in una società complessa e democratica, dovrebbero essere assolti all’interno dei rispettivi ambiti di riferimento. Così, non solo la lotta alla criminalità organizzata, sempre più penetrata nell’economia legale e tale, quindi, da richiedere di essere fronteggiata da un tessuto sociale e da un contesto economico solidi e puliti, ma anche la corruzione politica, economica e valoriale, il conflitto sociale, la crisi delle grandi imprese, la creazione e la composizione del contrasto tra salute e lavoro, i temi etici della persona, prima, durante e dopo l’esistenza, sono stati tutti delegati alla magistratura.
Quest’ultima, in tali ambiti, è stata chiamata a un’impropria funzione di supplenza per coprire i vuoti lasciati dalla politica, dalle parti sociali, dalle confessioni, dal sistema produttivo.
 
LA NECESSITA’ DI ADEGUARE I CONTENUTI, INTERNI ALLA MAGISTRATURA E NELLA PROSPETTIVA ESTERNA

 
Lo sguardo interno.
 
Nell’attuale contesto di riferimento, occorre sottrarsi alla tentazione di un passivo adeguamento alla realtà che è cambiata.
Se MD vuole mantenere una sua specificità ed offrire il proprio contributo, senza il quale la magistratura, non solo quella associata, perderebbe un cardine imprenscindibile per il contrasto delle logiche corporative, burocratiche e clientelari e per l’affermazione delle istanze di eguaglianza, deve continuare a mantenere il proprio impegno, interno ed esterno, rimodulandone, però, contenuti e forme.
 Dentro la magistratura l’azione deve essere rivolta all’affermazione della cultura dell’efficienza e della qualità dell’intervento giudiziario, senza la quale l’attuazione dei diritti rimane sul piano delle petizioni di principio.
In particolare, la sfida riguarda:
a)     L’etica del lavoro e la cultura del benessere organizzativo in funzione della realizzazione dei  diritti e della  massima tutela dei diritti fondamentali;
b)    la professionalità dei magistrati, con l’individuazione di livelli, seri ma ragionevoli, al di sotto dei quali i giudizi non possano essere ritenuti positivi;
c)     la trasparenza delle scelte di autogoverno, con il rifiuto, però, della riduzione delle stesse a semplice applicazione di regole e con l’affermazione di una discrezionalità motivata e suscettibile di controllo effettivo;
d)    le regole per la selezione e la valutazione dei dirigenti, per la cui formulazione il  documento della sezione ligure ha fornito un condivisibile contributo;
e)     l’espansione di una cultura dell’organizzazione efficiente del lavoro come valore diffuso tra tutti i magistrati, con l’affermazione di pratiche di buona gestione dei ruoli e con l’utilizzo di tutti gli strumenti informatici messi a disposizione dei magistrati; sul punto, MD deve farsi costante promotrice di un’opera di divulgazione delle buoni prassi già censite e di introduzione di nuovi, ulteriori, moduli organizzativi, riferiti sia al lavoro del singolo magistrato sia a quello dell’ufficio nel complesso;
f)      con particolare riferimento agli uffici di Procura della Repubblica, l’individuazione - soprattutto fino a quando sarà del tutto assente, nella legislazione, qualsiasi considerazione in termini di diritto penale minimo - di criteri di priorità nella trattazione degli affari che, per non contrastare con la Costituzione, dovranno essere ancorati a seri e tendenzialmente oggettivi criteri selettivi, quali l’entità del profitto o del danno o, ancor prima, la gravità in concreto del fatto rispetto al bene giuridico protetto; l’equilibrio tra ultradecennalità e specializzazione del p.m., nonché l’attenzione costante al controllo di legalità dell’azione della polizia giudiziaria;
 
La prospettiva esterna.
 
All’esterno, non si può abbandonare la partecipazione al dibattito pubblico; solo non chiudendosi al dialogo sarà possibile mantenere una prospettiva che, attenta anche al punto di vista dell’altro, sia sufficientemente critica. MD deve saper coniugare, infatti, la giusta rappresentanza delle istanze dei colleghi con una seria critica della giurisprudenza e con la partecipazione al dibattito pubblico.
MD, ancora, deve continuare a rappresentare, nella discussione generale, il proprio punto di vista, che non può che rimanere coerente con i valori fondanti: questi ultimi si identificano essenzialmente nell’attuazione delle istanze di progresso sociale e, segnatamente, del principio di eguaglianza sostanziale
Ma i nostri valori, richiedono oggi, proprio per quel mutamento dei contesti di riferimento (sia interno, sia esterno alla magistratura), di essere declinati con un approccio nuovo, totalmente aggiornato.
MD deve parlare con tutti, rappresentando il proprio punto di vista, ed offrendolo offrendolo al confronto con tutti gli attori del dibattito pubblico.
Ciò, innanzitutto, affinché il contributo possa ambire seriamente ad influire sui processi decisori politici e sociali, possibilità che sarebbe esclusa a priori ove il dialogo fosse mantenuto soltanto con alcuni protagonisti della scena politica.
In secondo luogo, aprirsi al confronto anche con i portatori delle prospettive più lontane è una necessità; i nuovi assetti sociali, politici ed economici che la crisi potrebbe lasciare in eredità non sono ancora ben delineati all’orizzonte e aprono scenari complessi; peraltro, sempre più si diffondono nelle società occidentali fenomeni di organizzazione delle istanze sociopolitiche liquidi e strutturati con forme ignote agli schemi tradizionali. In tale contesto, un soggetto collettivo che, come MD, ambisca a dotarsi di una chiave di lettura della società, presupposto indefettibile per poter proporre le proprie istanze emancipatorie della giurisdizione , deve confrontarsi con tutti, senza pregiudizi, perché, diversamente, non sarebbe in grado di decifrare la complessità del divenire del contesto esterno.
 
L’ANM E AREA
MD deve continuare a svolgere, dentro l’ANM, il suo ruolo propulsivo e di sostegno per un’Associazione: a) non arroccata su posizioni corporative ma attenta alla rappresentanza delle istanze dei colleghi; b) promotrice di una magistratura sempre attenta all’attuazione del modello di giudice secondo la Costituzione.
Va ribadito, quindi, il pieno sostegno alla Giunta dell’ANM, nella quale, peraltro, rivestiamo un ruolo centrale.
Quanto ad Area, pur non sottovalutando i punti critici che talvolta sono emersi nell’incontro con i gruppi che vi partecipano, non possono trascurarsi gli aspetti positivi dell’alleanza con i Movimenti costituiti da una dialettica che si sta progressivamente  arricchendo di punti di vista e che ha consentito in molte sedi di organizzare iniziative e momenti di riflessione che hanno arricchito la cultura giuridica dello scambio di punti di vista differenti ma ancorati ai medesimi valori e che continuano a fornire prospettive feconde.
Pur consapevoli che è necessario fare la massima attenzione nel pretendere il rispetto dei canoni di correttezza nell’ambito delle strategie elettorali, riteniamo che tale inconveniente potrà essere evitato se alle competizioni elettorali si arriverà forti di una costruzione di valori comuni in cui lealtà, correttezza ed etica professionale devono essere collocati al primo posto.
E, comunque, non si sfugge alla realtà dei fatti: da circa un decennio sono praticamente scomparse le iscrizioni a MD ma anche agli altri gruppi; le nostre assemblee sono quasi sempre semideserte; i consigli nazionali, ridotti ormai nell’angusta saletta dell’ANM, non riempiono più nemmeno quella.
Non prendere atto che i tradizionali, vecchi, modelli di partecipazione siano ormai desueti significa solo non volere prenderne atto.
Area allora rappresenta forse l’ultimo treno per offrire ai colleghi quell’offerta politica che oggi non siamo più in grado di rappresentare.
MD e il Movimento, così come sono attualmente, hanno svanito quasi del tutto le rispettive capacità attrattive; e se si perde la presa sui colleghi, l’elaborazione di qualsiasi contenuto si riduce a puro esercizio di stile all’interno di un circolo culturale.
E non si tratta di un problema di maggiorazione dei numeri, si tratta di avere la possibilità' di un reale e leale confronto su idee e soluzioni forse diverse ma che hanno il pregio di avere un interlocutore disposto ad elaborare e valorizzare quella figura di giudice che interpreta la  legge in modo costituzionalmente orientato ed alla luce delle fonti comunitarie ed internazionali  con particolare riferimento alla imprescindibile attenzione alla tutela dei diritti fondamentali.
 Allora Area è l’occasione per offrire ai colleghi una prospettiva di politica della giurisdizione che oggi richiede, proprio in virtù' del mutamento del quadro generale,un contributo più' ampio e diffuso.
La dirigenza che uscirà dal Congresso si troverà di fronte a un bivio esistenziale per MD: continuare in un’azione culturale, sempre più isolata, anche al nostro interno, come tale destinata soltanto a fare testimonianza, oppure accettare la sfida di “mischiarsi” con il resto della magistratura progressista e mettere in gioco i propri contenuti, per realizzare, prima all’interno di Area, poi nella magistratura, quell’egemonia culturale che ci ha contraddistinto in passato.
 
Antonella Di Florio
Tiziana Coccoluto
Glauco Zaccardi


31/01/2013

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