Dove ci porteranno le accuse di parzialità rivolte alla magistratura?

Magistratura e antifascismo

Dove ci porteranno le accuse di parzialità rivolte alla magistratura?

di Mariarosaria Gugliemi
Segretaria generale di Magistratura democratica
Le accuse di parzialità rivolte ai magistrati minano alle basi la fiducia riposta dalla collettività nella Giustizia e spianano, così, la strada a riforme finalizzate a sottoporre la magistratura al controllo dell’esecutivo e degli autocrati di turno. È questa la direzione, molto pericolosa, che si intraprende quando si decide di fare terra bruciata intorno ad un'Istituzione della democrazia, accusandola di agire contro la democrazia.

È comparso ieri sul quotidiano “Il Giornale” un articolo che ha attaccato pesantemente il collega Eugenio Albamonte in quanto Pubblico Ministero che conduce le indagini sull’occupazione abusiva di un immobile da parte di CasaPound.

Nell’articolo si riportano dichiarazioni virgolettate di esponenti di CasaPound che lanciano esplicite accuse di “parzialità” al magistrato, di cui si chiede la sostituzione con altro PM, perché “simpatizzante dei partigiani”: le sue opinioni “politiche” lo avrebbero quindi indotto ad un uso strumentale delle proprie funzioni e ad attivare indagini per attaccare un “avversario politico”.

Oggi le dichiarazioni dell’Onorevole Gasparri, sullo stesso quotidiano, preannunciano una interrogazione parlamentare, rilanciando l’attacco: l’accusa al collega, tanto grave quanto generica, è di essere stato “negligente” nel trattare una denuncia presentata dall’Onorevole per i numerosi messaggi di insulti ricevuti sui social, e di avere questa volta omesso di fare quanto dovuto sempre per finalità politiche, non essendo l’Onorevole Gasparri un appartenente “all’associazione partigiani”.

All’Onorevole Gasparri e a chi accusa giudici e PM di essere parziali perché “antifascisti” dobbiamo ricordare che tutti i magistrati hanno giurato sulla nostra Costituzione, nata dalla resistenza e dalla sconfitta della dittatura fascista, e che la nostra Associazione, costretta a sciogliersi dal fascismo che perseguitò i suoi dirigenti, rinacque e si ricostituì dopo la fine della dittatura fascista.

All’Onorevole Gasparri e a chi accusa giudici e PM di essere parziali perché “antifascisti”, dobbiamo ricordare che la nostra democrazia è viva perché sono vivi nella coscienza collettiva, nella coscienza dei singoli e nelle Istituzioni, tutti i valori della nostra Costituzione democratica antifascista.

Ma lanciare accuse gravi di “parzialità”, pretendendo di ridurre ad un interesse di parte o personale persino la condivisione dei valori fondanti della nostra democrazia antifascista, mira non solo a screditare il lavoro dei PM e, inevitabilmente, dei giudici che decidono sulle loro richieste. L’obiettivo è delegittimare le funzioni che sono assegnate alla magistratura in ogni Stato di diritto. Sull’esempio di quello che è accaduto e sta accadendo in altri paesi europei, come la Polonia e la Bulgaria, i magistrati sono accusati di perseguire finalità politiche e di asservire a queste finalità le loro funzioni.

L’obiettivo è togliere legittimazione alle loro decisioni perché prive del requisito primo del giudicare rappresentato dall’imparzialità, e spianare la strada alle riforme finalizzate a sottoporre la magistratura al controllo dell’esecutivo e degli autocrati di turno.

È una direzione molto pericolosa quella che si intraprende quando si decide di far terra bruciata intorno ad un’istituzione della democrazia, accusandola di agire contro la democrazia.

È una via senza ritorno quella che oggi rischiamo di imboccare trasformando il necessario dibattito pubblico sui fatti emersi dalle indagini perugine, e la sacrosanta richiesta alla magistratura di rendere conto delle degenerazioni accertate, in un regolamento di conti che può travolgere l’equilibrio democratico del nostro paese.

Le accuse di parzialità che oggi riguardano i PM, domani travolgeranno i giudici, minando alle basi la fiducia della collettività nella Giustizia: accuseremo di essere “fascisti” i giudici che assolveranno persone indagate dai PM accusati di essere “antifascisti”? Dietro ogni decisione ci sarà un giudice o un PM condizionato dalle sue opinioni, incapace di svolgere le sue funzioni nel rispetto assoluto del proprio dovere di imparzialità?

E quando nessun giudice sarà più legittimato ad emettere sentenze in nome del Popolo Italiano, perché dietro le sue decisioni vedremo sempre un interesse personale o convincimento di parte; quando la Giustizia non si potrà più amministrare nei Tribunali perché non ci saranno più giudici e PM legittimati a farlo, chi deciderà sui diritti e sulla libertà delle persone?

Come per qualsiasi rogo acceso in piazza, sia essa fisica o mediatica, il rischio è che prima o poi nessuno sarà in grado di domarlo.

E che a bruciare, insieme ai Tribunali, sarà tutta la città.

07/06/2020

Articoli Correlati

Comunicati

25 Aprile, Costituzione, giurisdizione


Il fascismo fu anche giurisdizione.


Fu il Tribunale speciale per la difesa dello Stato istituito nel 1926 (e ricostituito nella Repubblica sociale italiana) che inflisse agli antifascisti decine di migliaia di anni di reclusione, confino, sorveglianza speciale di polizia.


Fu il “servile e osannante conformismo” (parole di Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente) condiviso da una parte della magistratura e da buona parte delle “alte magistrature” immortalate nella cronaca dell’apertura dell’anno giudiziario del 1940 mentre acclamano il duce che riceve i capi degli uffici giudiziari a Palazzo Venezia.


La democrazia costituzionale esige che il quadro normativo che regola lo svolgimento della funzione giusrisdizionale non diventi lesione del ruolo costituzionale della giurisdizione; e che, nell’intera loro attività, i magistrati riescano a “essere la Costituzione” rifiutando il conformismo, non nelle sue ultime e drammatiche esternazioni ma sin dalle sue prime manifestazioni.

Comunicati

La riforma del Testo unico sulla dirigenza giudiziaria: un’opportunità da cogliere senza esitazioni


Magistratura democratica, ad esito di una elaborazione collettiva del gruppo, maturata nel tempo, offre alla riflessione delle istituzioni, della magistratura associata e di tutti i magistrati e i giuristi, una riflessione sull’attuazione del decreto legislativo n. 44 del 2024.


I compiti che il CSM dovrà svolgere per attuare la riforma della dirigenza giudiziaria consentono, se lo si vorrà, di dare strumenti per la trasparenza e la leggibilità delle scelte, che valorizzando la scelta di criteri generali piuttosto che di criteri sulla singola nomina, può consentire di combattere l’indispensabile battaglia contro il carrierismo e il clientelismo da troppo tempo rimandata.

Comunicati

Garanzia o interferenza?


La giornata delle cronache del mondo giudiziario si apre con la notizia di un ulteriore episodio di voto decisivo del Vice presidente del CSM, questa volta ago della bilancia nella nomina del Presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Comunicati

Carcere e gravidanza


È di questi giorni la notizia di una giovane donna tunisina, tratta in arresto a novembre per possesso di stupefacente, sottoposta a custodia cautelare presso la Casa circondariale di Sollicciano, in stato di gravidanza e costretta dopo quattro mesi ad abortire per motivi di salute.

Giornata internazionale delle donne in magistratura, 10 Marzo 2024

MEDEL celebra la Giornata del 10 Marzo, sottolineando ancora una volta l'impegno delle donne per la giustizia e per lo Stato di diritto.


Ovunque, le donne hanno portato un cambiamento democratico all'interno dei sistemi giudiziari: una nuova idea di uguaglianza che ha favorito il progresso della cultura dei diritti; una nuova concezione dell'apertura e della rappresentatività - e una maggiore legittimità democratica - dei sistemi giudiziari in tutto il mondo.