Roma 18 e 19 giugno 2022: all’esito del consiglio nazionale di MD furono designati i candidati per le elezioni del CSM che si sarebbero tenute in settembre: Lello Magi, per la legittimità; Paolo Ramondino, Valerio Savio, Elisabetta Tarquini, Anna Mori ed io per i collegi di merito. Ricordo quel fine settimana come se fosse ieri, eppure sono passati quattro anni.

Era la prima volta da molti anni che Magistratura democratica presentava dei propri candidati al Consiglio Superiore, e la responsabilità che avvertivamo era davvero tanta: riportare in consiglio Magistratura democratica dopo un lungo percorso comune con AreaDG, dopo il congresso di Firenze, e dopo le lacerazioni che l’avevano preceduto e che ne erano seguite era davvero una sfida difficile e nel contempo entusiasmante.

Sì, perché con reale entusiasmo abbiamo accolto quella sfida, con l’entusiasmo di chi ha sempre creduto nei valori del gruppo, facendone pratica quotidiana. Con l’entusiasmo di chi ha la consapevolezza di iniziare un percorso nuovo, riappropriandosi della propria identità. Con l’entusiasmo di chi ha la certezza di essere parte di un gruppo la cui forza è costituita da dialettica sempre viva su tutte le tematiche del giudiziario e non, e dalla capacità di trovare sempre una sintesi alta. Con l’entusiasmo, ma anche con la consapevolezza, di chi sa di far parte e di contribuire a quell’intellettuale collettivo che è l’essenza di Magistratura democratica. La consapevolezza di essere parte del tutto, non monadi, non personalità singole: ma espressioni mature di un percorso collettivo di elaborazione e crescita del pensiero critico.

Ci avevano chiamati “i temerari”, perché questo progetto sembrava irrealizzabile. La risposta elettorale ci ha dato poi ragione, con un risultato di avere un rappresentante di Magistratura democratica in consiglio (anzi, una rappresentante, posto che, sia pure per una manciata di voti, l’onore e l’onere di rappresentare Magistratura democratica al CSM è toccato a me).

Ho avvertito da subito la grande responsabilità e il peso di un così delicato incarico: e non solo per l’essere entrata in un CSM che era quello post Champagne, con tutte le ricadute in termini di questione morale e di recupero della credibilità che ne sono seguite. Ma soprattutto per il fatto di essere l’unica “voce” di Magistratura democratica nell’istituzione e la necessità di coniugare i valori di Magistratura democratica, in cui credo e che ho sempre praticato, con l’esigenza di riuscire ad affermarli al meglio nel corso della consiliatura. 

Non è stato semplice essere, molto spesso, una voce dissonante rispetto alle altre sensibilità culturali, a volte ho avvertito la sensazione di essere un po’ “grillo parlante”.

E tuttavia, ho continuato su questa linea perché l’introiezione dei valori non poteva che farmi determinare in questo senso. 

Mi sono trovata a svolgere una funzione, un lavoro, completamente diverso quello svolto nella giurisdizione, se pur a servizio della giurisdizione.

Mi sono confrontata con professionalità di diversa provenienza, avvocati e professori universitari, il cui punto di vista non può che portare a un arricchimento del proprio orizzonte culturale, e che mi hanno fatto cogliere criticità del sistema che a volte sfuggono a noi magistrati.

Filo conduttore della mia esperienza consiliare è stato la difesa della tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, coniugata con una grande attenzione all’organizzazione concreta degli uffici giudiziari, alla trasparenza delle nomine e alla qualità della giurisdizione. Difesa dell’indipendenza, intesa non come una rivendicazione corporativa ma come cardine funzionale alla tutela dei diritti delle persone e alla qualità della giurisdizione.

Certo, riconosco di aver assunto alcune posizioni che, viste dall’esterno, potevano apparire “rigide”, ma per me hanno rappresentato il precipitato di quel rigore e di quella coerenza che deve contraddistinguere il nostro agire, ancor di più quando ci si muove in campi ove i margini di discrezionalità sono tali che solo la coerenza, la linearità e chiarezza delle posizioni assunte consente di non sfociare in arbitrio, e legittima quell’esercizio del potere discrezionale insito nella funzione di un organo di rilievo costituzionale.  

La mia esperienza al CSM si concluderà tra poco. 

Alle prossime consigliere e ai prossimi consiglieri auguro di poter essere tutte e tutti strenui difensori dei valori di indipendenza, esterna e interna, della magistratura e dei principi della Costituzione: sapendo che così sarà per le consigliere e i consiglieri di Magistratura democratica”

Domenica (Mimma) Miele