Giù le mani dal CSM

Ordinamento

Giù le mani dal CSM


Colleghe e colleghi,
A febbraio sono al vaglio della Consulta, tra gli altri, i referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e sulla separazione delle carriere.
Il Consiglio di Stato azzera, una settimana prima della inaugurazione dell’anno giudiziario, le nomine dei vertici della Cassazione (non della sezione distaccata del Tribunale di Vigata, tanto per mantenere un po’ di sana autoironia, in un momento, però, tutt’altro che semplice).


I compromessi politici, che hanno pesato sulla riforma della giustizia, hanno prodotto delle soluzioni, che non ci hanno visto stimati quali interlocutori, senza, tuttavia, che il nostro impegno sia scemato nella voglia di elaborare nuovi spazi di intervento per utilizzare ogni risorsa che ci sarà consegnata.


Aleggia su di noi la possibile nomina di un Capo dello Stato, Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che avrà le fattezze di chi ci vuole “geneticamente modificati”.


Nello scenario delle proposte politiche, esterne ed interne alla magistratura, avanza come soluzione il sorteggio dei candidati al Consiglio Superiore della Magistratura, quale unico antidoto al metodo delle chat e del carrierismo.


Ammettiamo chiaramente che anche il nostro modo di procedere incerto ed in ordine sparso abbia contribuito ad alimentare la sfiducia interna ed esterna. Riconosciamo senza veli che la gestione dell’Istituzione, così pesantemente già delegittimata, sia stata non idonea al riscatto. Confessiamo che la Magistratura sconta anche le nostre piccole e grandi miserie di donne e di uomini con fragilità e contraddizioni.


Ma non è finalmente il caso di scendere in campo tutti? Non uno escluso! Al grido di chi si ribella alla regola imposta dal giudice di De Andrè, evocata come uno spauracchio, di recente, su Questione Giustizia da Marco Patarnello: “Ascolta! Una volta un giudice come me, giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge”.


Invocazione che, tradotta oggi, significa anche:


- giù le mani dal Consiglio Superiore della Magistratura, quale organo a difesa della nostra indipendenza da poteri “altri”;


- giù le mani dall’ANM (che auspichiamo torni dialogante e pienamente rappresentativa), quale nostra capacità di associarci liberamente, in gruppo, per essere interlocutori dell’Autorità che ci governa e per interrogarci su come, talvolta in modo “orrido”, gestiamo il nostro di potere.

Interroghiamoci: ma se ci tolgono anche questo cosa infine ci resta? Cosa avremo per ripartire nella difesa dei diritti e, in particolare, in quelli degli ultimi?


Il 25 gennaio p.v. è il termine ultimo per accreditarsi al referendum consultivo indetto dall’ANM.


E’ il termine ultimo per dire la nostra su tutto questo.


Votiamo NO al sorteggio, Sì al proporzionale.


I magistrati non hanno un problema di stabilità di governo, non sono monolitici gruppi antitetici, piuttosto anime che incontrano i problemi dei cittadini ogni giorno, portandosi questo fardello a
casa dalle loro famiglie, imparando a conviverci e lasciando che questo travaglio li trasformi, diventando variegati, sfumati, neri, grigi e di mille colori. Diamo rappresentanza a questa varietà; critichiamo, discutiamo, prendiamocela con noi stessi, ma reagiamo a tutto ciò, ed il 27/01/2022 dalle ore 08:00 al 28/01/2022 fino alle ore 17:00 votiamo. È un click sulla tastiera, ma può contribuire ad avere lo stesso effetto di un battito di ali di una farfalla sull’equilibrio di un’altra parte del mondo, quella che difendiamo inerme nelle aule giudiziarie.


L’esecutivo di Magistratura Democratica.

19/01/2022

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