I giudici scendono in campo: «Sono ragazzi da tutelare»

Minori stranieri non accompagnati

I giudici scendono in campo: «Sono ragazzi da tutelare»

di Esecutivo di Magistratura Democratica
Intervista a Carlo Sorgi, segretario di Md per l’Emilia-Romagna (La Repubblica-Bologna, 14 dicembre 2018)

«Abbiamo una certezza: molti ragazzi, una volta maggiorenni, rimarranno senza tutele e finiranno in mezzo a una strada. Senza un lavoro, senza un tetto, senza nessuno che pensi a loro. Cosa faranno? Lei cosa farebbe?».

Carlo Sorgi, segretario di Magistratura democratica per l’Emilia Romagna, questa domanda se la pone da quando è stato approvato il decreto sicurezza. Lui e i suoi colleghi hanno letto su Repubblica Bologna di domenica le storie dei giovani migranti non accompagnati che, una volta diciottenni, rischiano di diventare clandestini perché esclusi da un giorno all’altro da quei sistemi di accoglienza che fino a oggi li hanno protetti, messi in condizione di studiare, imparare la lingua, sognare un lavoro.

Una preoccupazione che accomuna, per esempio, il piccolo esercito di 335 tutori volontari che lungo la via Emilia si sono messi a disposizione dei Comuni per aiutare i minori stranieri, 835 in regione.

E che adesso, dopo aver visto questi ragazzi crescere, diventare come dei figli, temono che possano rimanere senza tutele.

Storie come quelle di Adriana Scaramuzzino, ex giudice e vicesindaca di Sergio Cofferati, una volontaria che aspetta di essere nominata tutrice di un sedicenne. Anche lei ha detto che questa legge «ha creato un vuoto».

Magistratura democratica ha scritto un documento con il quale si chiede l’avvio immediato di un tavolo con tutti i soggetti istituzionali che a vario titolo possono affrontare questo problema.

«Esprimiamo una grande preoccupazione – dicono le toghe – per il futuro dei minori stranieri non accompagnati che, dopo la conversione in legge del decreto sicurezza, rischiano di trovarsi letteralmente per strada, perdendo sia una sistemazione abitativa sia prospettive di inserimento».

Da qui la richiesta di un incontro per la sicurezza definita «giuridica, sociale e umana». Allo scopo di «realizzare le condizioni favorevoli per trovare una sistemazione abitativa e il superamento della situazione di clandestinità nella quale i minori, appena compiuta la maggiore età, potrebbero altrimenti cadere, posto che in ogni caso non ci sono le condizioni per i loro rimpatri. Sicurezza per i giovani non accompagnati, per avere una casa e una prospettiva positiva di inserimento, e sicurezza per i bolognesi e per tutti i cittadini che dimorano nella nostra regione per non vedere centinaia di giovani buttati sulla strada, nel migliore dei casi costretti ad un lavoro nero ed umiliante, o rischi ancora peggiori, per poter sopravvivere».

Sorgi, giudice del lavoro del Tribunale di Bologna, sulla parola “sicurezza” si sofferma più di una volta. Perché, forse, questa parola che riempie la testa la usiamo male: «Rischia di passare l’idea che la sicurezza sia qualcosa di reazionario. Invece è un diritto che non ha etichette politiche. Basti pensare alla sicurezza sul lavoro, per gli anziani, per questi ragazzi. L’insicurezza può portare al populismo, alle risposte securitarie. Cosa faremmo al posto di quei giovani che rischiano di finire in strada? Io forse diventerei cattivo… In Emilia-Romagna si rischiano centinaia di casi così. Pensiamo allora a cosa succederà in Sicilia, che ha un numero molto più alto di minori non accompagnati perché tantissimi si fermano in quella regione dopo gli sbarchi».

Il segretario di Md lancia un appello a tutte le istituzioni: «Il Tribunale dei minori, i servizi sociali del Comune, il Garante regionale dei minori, le province, le associazioni: tutti dobbiamo sederci attorno a un tavolo e capire come dare una risposta da gestire tutti insieme. Potrebbe nascere un modello da esportare. Dobbiamo sfruttare il tessuto che c’è in questa regione. Le risorse ci sono, anche economiche, si tratta di usarle bene. Per quanto riguarda noi magistrati, rispettiamo le leggi e le interpretiamo utilizzando come riferimento fondamentale la nostra Costituzione. Ma siamo anche cittadini, abbiamo il diritto e il dovere di intervenire nel dibattito complessivo per migliorare la situazione».

Da La Repubblica-Bologna, 14 dicembre 2018

Intervista di Rosario Di Raimondo

14/12/2018

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