Dopo anni di precariato, mercoledì 27 e giovedì 28 maggio 2026 si sono svolte le prove per la stabilizzazione di migliaia di precari della giustizia assunti con i fondi del Pnrr. Tra loro anche gli addetti all’Ufficio del processo che ha rappresentato una delle principali innovazioni organizzative degli ultimi anni. Si tratta di un modello già conosciuto dal sistema italiano ed introdotto con il d.l. n. 90 del 2014 con l’intento di “garantire la ragionevole durata del processo” e rilanciato proprio dal PNRR, al fine di inserire negli uffici giudiziari nuove figure che hanno garantito, secondo standard di alta e qualificata professionalità, un supporto stabile e diretto all’attività della giurisdizione.
Nonostante gli ottimi risultati raggiunti– la durata dei giudizi civili e penali si è ridotta di un terzo – il governo ha scelto di non stabilizzare tutti gli 8.463 funzionari dell’Ufficio per il processo attualmente in servizio, i cui contratti scadono il 30 giugno 2026: gli assunti a tempo indeterminato saranno 6.919, individuati con una selezione comparativa, mentre i 1.544 esclusi entreranno in graduatorie a scorrimento della durata di tre anni.
Inoltre, dal 1° luglio, migliaia di funzionari pubblici specializzati e finalmente stabilizzati rischiano di trovarsi a fare un lavoro ben diverso da quello svolto finora, in un clamoroso spreco di professionalità e competenze. A prevederlo è il nuovo contratto collettivo nazionale integrativo del ministero della Giustizia sulle famiglie professionali e delle relative competenze, firmato il 29 aprile 2026 da tutti i sindacati tranne Cgil e Usb. L’accordo infatti non contempla un profilo specifico per gli addetti all’Ufficio per il processo, inquadrati genericamente tra i “funzionari dei servizi giudiziari”, una categoria il cui mansionario potrebbe includere anche attività di cancelleria. Né è stata prevista alcuna misura di ‘continuità territoriale’ che assicuri che dopo la stabilizzazione l’aupp resti nello stesso ufficio dove ha lavorato.
Su tali preoccupazioni Il Ministro Nordio è stato interrogato alla Camera il 27 maggio 2026 fugando ogni dubbio: “la funzione degli aupp non viene ridimensionata ma rafforzata e resa strutturale senza privare le cancellerie del loro supporto”. E però la truffa delle etichette sta proprio in questo, cioè nell’aver previsto che i funzionari potranno effettuare “ricerche giurisprudenziali e dottrinali” e “redazione di bozze di provvedimenti”, solo “tenuto conto delle attività connesse ai processi di lavoro delle cancellerie”, il che rischia di introdurre un criterio di priorità di impiego amministrativo, in sacrificio delle competenze maturate e, peraltro, a discrezione dei dirigenti degli uffici di destinazione.
Alla luce delle ben note carenze d’organico che affliggono l’amministrazione (altra nota dolente), c’è da aspettarsi che la definizione ambigua di competenze e mansioni dei nuovi funzionari determini che il futuro degli stabilizzati coinciderà, nella maggior parte dei casi, con il loro assorbimento negli organici di cancelleria.
Così il nuovo assetto deciso dal Governo rischia di mettere la parola fine all’esperienza straordinaria dell’Ufficio per il processo, disperdendo tutte le professionalità che hanno contribuito in modo determinante a migliorare l’efficienza di migliaia di procedimenti. Il dato empirico, raccolto grazie ai monitoraggi periodici, fa emergere che, pur nell’eterogeneità culturale di differenziate provenienze formative, gli addetti all’ufficio del processo giuridicamente più preparati hanno rappresentato, in numerosi casi, un’indispensabile risorsa di supporto alla funzione giudicante.
Logica ed opportunità avrebbero, perciò, imposto una ridefinizione della governance dell’organizzazione, improntata a criteri di una migliore delineazione degli ambiti di competenza degli AUPP e, per l’effetto, la creazione di una figura ad hoc – quella del funzionario giudiziario a supporto della giurisdizione – con compiti esclusivamente ‘giuridici’ e distinti da quelli del funzionario giudiziario ordinario.
Viceversa, il Governo ha smantellato l’unica vera riforma degli ultimi anni in materia di giustizia che ha comportato un diretto ed efficace miglioramento del servizio pubblico in questo settore.
Emanuele De Franco – Esecutivo di Magistratura democratica