Le stragi dei migranti, i conti con la Storia, il bisogno di scelte lungimiranti

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Le stragi dei migranti, i conti con la Storia, il bisogno di scelte lungimiranti


È di questa mattina la tragica notizia del naufragio avvenuto a largo delle coste di Crotone. Al momento si contano circa quaranta cadaveri recuperati (tra i quali un bambino di sette anni e uno di pochi mesi), mentre sarebbero circa settanta i dispersi.


I migranti, circa centottanta persone, erano a bordo di un barcone alla deriva che, spinto dalle onde, si è spezzato in più parti contro gli scogli. Venivano dall’Iran, dal Pakistan, dall’Afghanistan, paesi ove la situazione di violenza generalizzata e di violazione sistematica dei diritti umani è tristemente nota.


Sull’onda emotiva del naufragio del 3 ottobre 2012 al largo di Lampedusa, che aveva visto morire in mare oltre duecento persone, il Governo italiano aveva lanciato la cosiddetta operazione Mare Nostrum, destinata al salvataggio in mare dei migranti che attraversavano il Mediterraneo per giungere in Italia.


Nel 2014, quell’operazione è stata interrotta e si stima che da allora nel Mediterraneo siano morti più di venticinquemila migranti.


Invece di fare fronte a questa strage, l’attuale Governo italiano ha varato il decreto-legge n. 1 del 2023 con il dichiarato intento di fermare i soccorsi in mare da parte delle ONG, incurante che questo non avrebbe fermato il fenomeno migratorio, ma solo aumentato i morti sulla rotta più pericolosa del mondo.


Quando le scelte politiche sono generate dalle paure, indotte da narrazioni mediatiche orientate a generarle, danno frutti paradossali e tragici di cui la Storia, prima o poi, mette a nudo i limiti e chiama alle responsabilità.


Ribadiamo ancora che le previsioni del decreto-legge n. 1 del 2023 confliggono con gli obblighi internazionali di salvataggio in mare - previsti dalla Convenzione UNCLOS, dalla Convenzione SOLAS e dalla Convenzione SAR, obblighi normativi con valore di fonte sovraordinata in virtù dell’articolo 117 della Costituzione - e con l’obbligo previsto dall’articolo 490 del Codice della navigazione, assistito da sanzione penale.


Per la normativa vigente, l’obbligo (inderogabile) di soccorso di persone a rischio di vita in mare prescinde dalla loro condizione giuridica soggettiva (se avente o meno diritto all’asilo).


Salvare le vite delle persone in pericolo è un obbligo che viene prima e prescinde dalle regole nazionali in materia di immigrazione.


I conti con la Storia. Risale a pochi giorni fa il fermo amministrativo della nave Geo Barents, mentre era pronta a salpare e che, forse, avrebbe potuto trovarsi proprio nel luogo ove è avvenuta questa terribile e annunciata strage. In applicazione delle norme introdotte con il decreto-legge n. 1 del 2023, la nave era stata dirottata dal Canale di Sicilia al “porto sicuro” di La Spezia, da dove un gruppo di migranti che si trovavano a bordo, erano stati poi trasferiti in autobus sino alla Puglia. Una specie di Risiko sulla pelle delle persone e con l’obiettivo di dissuadere chi cerca di salvarle. Un gioco che entra in dialogo con i morti di oggi che servono solo a ricordarci con una evidenza dalla quale è impossibile sfuggire, il dramma quotidiano del cimitero di disperate e disperati che stiamo facendo diventare il mar Mediterraneo.


Tutte le evidenze dicono che nessuna politica potrà fermare i flussi migratori finché non cessano le ragioni politiche ed economiche che spingono le persone a lasciare gli Stati di origine per cercare di sopravvivere. Questa non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale di fronte al quale l’Europa ha il dovere di attrezzarsi, per fermare quello che si configura come un vero e proprio genocidio, introducendo canali legali e regolati di ingresso (visti per ricerca di lavoro, per lavoro, per richiesta di asilo, ecc.).


Incanalando il flusso oggi irregolare nei canali regolari, nessuno sarà più costretto ad affidarsi a trafficanti e sfruttatori e a mettere in pericolo la propria vita per godere del diritto di asilo garantito dalla Costituzione italiana o per lavorare in Italia.


La sicurezza di tutti sarà così davvero efficacemente garantita e torneremo a ragionare di ciò che davvero la mette in pericolo: il mutamento climatico, la guerra alle nostre porte, la crisi economica e demografica.


Temi complessi rispetto ai quali abbiamo bisogno di politici saggi e lungimiranti, non già di giocatori di Risiko.

 

26/02/2023

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