Lettera aperta a Magistratura indipendente

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Lettera aperta a Magistratura indipendente


Il comunicato di Magistratura Indipendente diffuso il 4 novembre 2022 segna, a nostro avviso, un punto molto importante nel dibattito associativo tra le diverse sensibilità della cultura giuridica, perché individua in modo chiaro le due diverse filosofie basilari che possono ispirare, e orientare, l’esercizio della giurisdizione.


Una posizione, la nostra, che ritiene insito nel ruolo che la Costituzione ci assegna, quale potere autonomo e indipendente, il dovere di declinare la giurisdizione, sempre, nel segno della maggiore integrazione e attuazione dei diritti civili e dei diritti umani, interfacciandoci prima di tutto con la loro universalità, che è sancita nelle fonti internazionali programmatiche, a cominciare dalla Convenzione europea sui diritti umani,  e va oltre la disponibilità delle politiche nazionali.


E una posizione ‒ la Vostra ‒ che  rifiuta ogni manifestazione pubblica, da parte della magistratura, di attenzione ai diritti e di denuncia della loro negazione, in particolare nelle sfere di maggiore vulnerabilità sociale e personale, per ragioni di etnia, religione, sesso, genere, per condizioni economiche e di accesso ai beni primari.


Riteniamo che siano due posizioni, o meglio,  due modi di intendere il diritto, il Vostro e il nostro,  entrambi legittimi e molto attuali,  e che sarebbe utile esprimerli e argomentarli, in modo più strutturato e ragionato di quanto si possa fare nei rispettivi  comunicati, per chiarire alla Magistratura tutta, anche a quella parte che diffida dei gruppi associati, ritenendoli solo dei veicoli di spartizione del potere, che la vera essenza dell’associazionismo  risiede proprio qui: nella necessità che siano rappresentate queste differenze basilari, che non sono solo differenze personali, o  di sensibilità,  tra colleghe/i,  ma declinano in orientamenti e prassi giurisprudenziali che impattano direttamente, in un modo o nell’altro, sulla vita delle persone.


Per questo noi rivendichiamo ‒ e siamo ben disposti a spiegarne in modo più argomentato le ragioni ‒ il nostro ruolo di necessario interlocutore della politica sul tema dei diritti, perché rappresentiamo, come potere non solo autonomo, come prevede l’articolo 101 della Costituzione,  ma anche in parte svincolato, proprio nell’attuazione dei diritti,  dalla sovranità nazionale, come prevedono gli articoli 10 e 11 della Carta, un presidio imprescindibile di garanzia dei diritti stessi, della loro attuazione  e della loro evoluzione.


È necessario discuterne, perché è necessario riportare il dibattito interno all’associazionismo sulle differenze culturali e sulle ricadute che ne conseguono per la giurisdizione concreta e per le vere vite ‒ le loro domande, i loro bisogni ‒ che la incontrano o si rivolgono ad essa.


Possiamo concordare tempi e modi di questa discussione e ci terremmo non fosse elusa, perché è tanto nell’interesse della Magistratura quanto nell’interesse della cittadinanza e della pubblica opinione.

L'esecutivo di Magistratura democratica

07/11/2022

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