Comunicato Md Torino

No Tav

Comunicato Md Torino

di Esecutivo di Magistratura Democratica
Minacce inaccettabili, respingere cultura della violenza

COMUNICATO MD TORINO SUI FATTI CONNESSI ALL'INDAGINE NO TAV

1.      Il livello di tensione e di violenza diffusa connesso all’esecuzione dell’opera TAV in Valle di Susa  ha raggiunto, come emerge anche dalle notizie di questi ultimi giorni, livelli esasperati e rischia di mettere in crisi il punto di equilibrio esistente tra precisi diritti costituzionali. E’ una questione che richiama la politica affinché individui le soluzioni richieste dalla gravità della situazione.

2.      Ai magistrati compete dare applicazione alla legge nel rispetto dei valori costituzionali che fondano l’uguaglianza tra le persone, il rifiuto della violenza, il rispetto della libertà personale, il giusto processo.

3.      L’andamento delle indagini, l’ordinanza cautelare del gip e le decisioni del tribunale del riesame dimostrano che non sono fondate le critiche secondo cui la magistratura torinese avrebbe avviato una “operazione” che intende contrastare il movimento “No Tav”  e si sarebbe mossa con sudditanza ad esigenze di ordine pubblico, mentre consentono di affermare che essa ha operato in modo trasparente all’interno di una realtà difficilissima al fine di  accertare responsabilità individuali per fatti  di reato specifici, così adempiendo al mandato che la Costituzione affida alla giurisdizione

4.      Le minacce e i gravissimi attacchi personali che sono stati indirizzati al procuratore Caselli e ai magistrati torinesi sono inaccettabili ed esprimono una cultura della violenza che è estranea alle regole della convivenza e come tale va sempre respinta e ad essa si deve oggi rispondere esprimendo una solidarietà incondizionata a Giancarlo Caselli e agli altri magistrati che si sono interessati dei procedimenti.

Torino, 1.3.2012

06/03/2012

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Fu il Tribunale speciale per la difesa dello Stato istituito nel 1926 (e ricostituito nella Repubblica sociale italiana) che inflisse agli antifascisti decine di migliaia di anni di reclusione, confino, sorveglianza speciale di polizia.


Fu il “servile e osannante conformismo” (parole di Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente) condiviso da una parte della magistratura e da buona parte delle “alte magistrature” immortalate nella cronaca dell’apertura dell’anno giudiziario del 1940 mentre acclamano il duce che riceve i capi degli uffici giudiziari a Palazzo Venezia.


La democrazia costituzionale esige che il quadro normativo che regola lo svolgimento della funzione giusrisdizionale non diventi lesione del ruolo costituzionale della giurisdizione; e che, nell’intera loro attività, i magistrati riescano a “essere la Costituzione” rifiutando il conformismo, non nelle sue ultime e drammatiche esternazioni ma sin dalle sue prime manifestazioni.