Consiglio Nazionale
5 luglio 2026
Nel corso della campagna referendaria, tutta la magistratura associata si è spesa per proteggere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura da un progetto di riforma costituzionale che le avrebbe messe fortemente in discussione. Tutta la magistratura si è impegnata in quella direzione, rivendicando la necessità di proteggere la fisionomia dell’organo che è chiamato ad assolvere a questo alto compito istituzionale.
Questa rivendicazione di autonomia e di indipendenza non può, però, risolversi in pura conservazione.
Ciascun magistrato conserva vivo nella memoria il ricordo della domanda di un cambiamento che – da dentro e fuori la magistratura – spinge per superare le degenerazioni che hanno ferito in modo profondo la credibilità della magistratura e che rischiano di mettere in discussione un bene prezioso: la fiducia che i cittadini devono nutrire nei confronti di chi amministra la giustizia.
Un cambiamento è necessario.
Magistratura democratica si è impegnata – negli ultimi anni – in questa direzione, provando a introdurre nel sistema di governo autonomo della magistratura regole capaci di salvaguardarne l’autonomia e la discrezionalità e, al tempo stesso, di aumentare la trasparenza e la prevedibilità dei meccanismi decisionali.
Non tutti i gruppi associativi si sono spesi in questa direzione.
È necessario un Consiglio superiore della magistratura che – con azione trasparente – contrasti l’idea di carrierismo; che promuova l’idea di una giurisdizione efficiente, ma attenta alla qualità delle decisioni, soprattutto di quelle che proteggono i “senza potere”; che promuova l’idea di una magistratura cui è estranea la dimensione della gerarchia e in cui ogni magistrato deve sentirsi titolare di una quota di responsabilità organizzativa; che abbia la forza istituzionale di proteggere l’autonomia della magistratura dalle – mai scomparse – tentazioni di condizionamenti esterni.
Questa ambizione di cambiamento è profonda nella comunità di Magistratura democratica. Ma sappiamo che, rispetto a tale ambizione, non esistono primogeniture, né diritti di esclusiva. Sappiamo che esiste – non solo fuori dalla magistratura, ma anche dentro la magistratura, e non solo in Magistratura democratica – una forte domanda di cambiamento. E sappiamo che – per rendere concreta questa ambizione di rinnovamento – è necessario condividere percorsi.
Magistratura democratica ha guardato con interesse al progetto che hanno intrapreso molti magistrati che, oggi, non si sentono rappresentati da nessuno dei gruppi associativi storici; lo abbiamo fatto ascoltandone le domande, leggendone il programma e incontrandone i candidati, che abbiamo conosciuto al consiglio nazionale.
In quelle domande e in quei progetti riconosciamo molte delle nostre domande e dei nostri progetti. Soprattutto, vi leggiamo la medesima ambizione di cambiamento e rinnovamento del governo autonomo della magistratura.
Crediamo che sia possibile intraprendere un percorso che guarda agli stessi obiettivi.
Il Consiglio nazionale di Magistratura democratica ha pertanto deciso di condividere insieme alle persone che si riconoscono nel progetto “autogoverno diffuso” la sfida che ci deve portare alla prossima consiliatura.
Accanto a Monica Amirante, Daniele Cappuccio e Glauco Zaccardi, i candidati che sono diretta espressione del gruppo di Magistratura democratica, appoggeremo i candidati di “autogoverno diffuso”, Giovanni Nardecchia, Angelo Mambriani, Pier Paolo Lanni, Roberta Amadeo, Fabio Regolo.
Non è solo un cartello elettorale.
La nostra idea è quella di partire dalle molte domande di cambiamento che ci accomunano, per rendere questo percorso stabile e fecondo, alimentandolo con l’impegno di un continuo confronto e condivisione di idee.
Il Consiglio nazionale di Magistratura democratica ha pertanto approvato il programma elettorale di Magistratura democratica per le prossime elezioni per il rinnovo del CSM, e, preso atto delle forti convergenze programmatiche riscontrabili tra il programma del nostro gruppo con quello espresso dal gruppo che si riconosce nel progetto di “autogoverno diffuso” e del loro impegno a condividere un percorso comune, ha deciso di spendere il proprio impegno in favore delle seguenti candidature:
Legittimità: Giovanni Nardecchia;
Collegio PM 1): Roberta Amadeo
Collegio PM 2): Fabio Regolo
Collegio giudicanti 1): Angelo Mambriani; Pier Paolo Lanni
Collegio giudicanti 2): Glauco Zaccardi
Collegio giudicanti 3): Monica Amirante
Collegio giudicanti 4): Daniele Cappuccio
Roma, 5 luglio 2026
Il Consiglio Nazionale di Magistratura democratica