Sette mesi fa i cittadini italiani hanno confermato di non volere una magistratura soggetta al potere esecutivo e alla maggioranza di governo e hanno scelto di non rinunciare al presidio della sua autonomia e indipendenza fondato sulla rappresentanza e sulla responsabilità. Domenica 25 e lunedì 26 ottobre le magistrate e i magistrati italiani, molti dei quali giovani, hanno espresso quel diritto di voto che hanno difeso con impegno, eleggendo i propri rappresentanti all’interno del prossimo Csm.
Non sono mancati preoccupanti segnali di una controtendenza che rischiava di riportare la magistratura su posizioni corporative se non di aperta difesa del potere in quanto tale. Il sistema elettorale si è poi confermato un ostacolo alla piena espressione del pluralismo.
Di fronte alla forte domanda di autoriforma e di difesa della Costituzione, Magistratura democratica ha scelto di presentare propri candidati e sostenere candidature espresse da chi, tra i giovani, ha fatto propria quella domanda di rinnovamento perché identiche sono le istanze e i programmi.
Il risultato elettorale di oggi ci ha dato ragione. Il progetto costruito da Magistratura democratica insieme ai candidati di autogoverno diffuso è riuscito ad eleggere quattro componenti del prossimo CSM: Giovanni Nardecchia, Roberta Amadeo, Pier Paolo Lanni e Glauco Zaccardi. La magistratura progressista ne è uscita rafforzata e maggioritaria e si è consolidata come dato imprescindibile la sua pluralità. E’ questo in buon viatico che ci chiama tutte e tutti a coltivare insieme una vera autoriforma.
L’Esecutivo di Magistratura democratica