La Convenzione Onu del 1948 definisce il crimine internazionale di genocidio come l’atto intenzionale di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso attraverso uccisioni gravi lesioni fisiche/mentali, condizioni di vita mirate allo sterminio, prevenzione delle nascite o trasferimento forzato di bambini.

Con la risoluzione 60/7 adottata il 1° novembre 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in occasione nel 60simo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau, ha istituito il 27 gennaio come la Giornata Internazionale della Memoria per le vittime dell’Olocausto, rifiutando qualsiasi negazione dell’Olocausto come evento storico e condannando senza riserve tutte le manifestazioni di intolleranza religiosa, incitamento, molestia o violenza contro persone o comunità basate sull’origine etnica o sul credo religioso, ogniqualvolta si verifichino.

Il 27 gennaio è una data che ha una duplice portata di affermazione storica di un fatto innegabile e di impegno delle nazioni e dei popoli a far sì che non si ripeta un nuovo genocidio.

Oggi con l’Olocausto, e attraverso l’affermazione della verità dell’Olocausto, ricordiamo l’Armenia, la Cambogia, il Ruanda, l’al-Anfal nel Kurdistan iracheno, le pulizie etniche dei Balcani, il Darfur, la Palestina e ci impegniamo perchè quel mai più non sia solo un auspicio ma una responsabilità personale.