Il percorso di autoriforma è già iniziato
Con il voto al referendum, il corpo elettorale ha respinto il tentativo di riforma costituzionale della magistratura. Si tratta di un esito che ci conforta, anche per la vasta partecipazione alla consultazione referendaria. Durante la campagna elettorale, abbiamo parlato molto. Ma abbiamo anche ascoltato.
È grazie a questo ascolto che riteniamo che l’esito del referendum non autorizzi la magistratura a una rimozione dei problemi.
Sono noti i molti problemi che affliggono il sistema giudiziario, nel suo complesso. Problemi di risorse e problemi di riforme processuali sfuggono alla nostra possibilità di intervento. Si tratta di competenze del legislatore e del ministro della Giustizia.
Ma la scarsità di risorse e l’inadeguatezza del sistema processuale non autorizzano comunque la magistratura a rinunciare ad un serio tentativo di autoriforma per la parte che rientra nel suo perimetro di responsabilità.
Tra i tanti possibili, riteniamo necessario che si contrasti l’idea della “carriera” in magistratura, che si promuova una visione di dirigenza partecipata degli uffici, che si rafforzino i meccanismi che assicurano trasparenza all’agire del Consiglio superiore della magistratura.
Chiediamo ai componenti del Consiglio superiore della magistratura, nell’esercizio della loro responsabilità istituzionale, di avviare quanto prima questo percorso.
Riteniamo che il Consiglio possa già ora avviare un percorso di modifica della normativa secondaria su molti aspetti. Tra essi:
- Modifiche al Testo unico per la dirigenza degli uffici giudiziari:
- rendere “a monte” più chiaro ed esplicito il rilievo da attribuire ai vari indicatori attitudinali;
- elaborare regole che – nel rispetto della normativa primaria – limitino il rilievo attribuito allo svolgimento di incarichi fuori ruolo di nomina politica ai fini del conferimento di uffici direttivi e semidirettivi;
- elaborare meccanismi che incentivino ciascun dirigente a portare a termine il proprio incarico, prima di proporre domande per altri uffici, disincentivando la creazione di circuiti di carriere parallele, anche al fine di favorire l’espletamento di periodi di esercizio delle ordinarie funzioni giurisdizionali;
- elaborare meccanismi procedurali che, in sede di conferma quadriennale, coinvolgano in modo strutturale – e non come ipotesi straordinaria – i magistrati dell’Ufficio del dirigente in valutazione.
- Modifiche alla circolare sulle valutazioni di professionalità:
- attribuire rilievo positivo/negativo non solo agli indicatori quantitativi (flussi e smaltimento) valorizzando indicatori che indichino la qualità del lavoro svolto
- Valorizzare dati talora trascurati in sede di valutazione, quali – ad esempio – la cura nella celebrazione dei giudizi con trattazione “in presenza”;
- Modifiche alla circolare sui tramutamenti:
- elaborare meccanismi che favoriscano l’individuazione e la copertura degli uffici giudiziari che vivono situazioni di inaccettabile sofferenza, secondo criteri razionali e predeterminati;
- elaborare criteri che rendano maggiormente trasparenti i tramutamenti c.d. verticali
- Modifiche alla circolare sull’organizzazione degli uffici giudicanti e requirenti:
- rafforzare i momenti di partecipazione dei magistrati dell’Ufficio all’elaborazione del progetto organizzativo o della tabella degli uffici giudiziari;
- rafforzare – al momento dell’elaborazione del progetto tabellare – i momenti di confronto con gli altri uffici giudiziari e con l’avvocatura;
- rafforzare gli strumenti di monitoraggio sulla distribuzione delle risorse interne ai singoli uffici, al fine di evitare che alcuni settori della giurisdizione vengano trascurati o che alcuni magistrati si trovino ad esercitare la funzione in situazioni di perenne affanno;
- rafforzare i presidi posti a tutela del c.d. benessere organizzativo a tutela della salute e delle esigenze familiari
Auspichiamo inoltre che – nell’interlocuzione con le altre istituzioni – il Consiglio superiore della magistratura:
- monitori il funzionamento della Scuola superiore della magistratura;
- previo svolgimento di una analisi ragionata, formuli proposte al ministro della Giustizia per una revisione della geografia giudiziaria;
- rivendichi il controllo dell’implementazione dei sistemi di intelligenza artificiale nell’ambito dell’amministrazione della giustizia;
- torni ad utilizzare senza timidezze le c.d. pratiche a tutela;
- proceda a un’immediata verifica con i dirigenti degli Uffici interessati sugli effetti e le possibili disfunzioni dell’introduzione del gip collegiale per l’adozione della misura della custodia cautelare in carcere.
Non tutti i problemi della giustizia possono essere risolti dalla magistratura. Ma alcuni sì.
Chiediamo a ciascuno – soprattutto a chi è investito di responsabilità istituzionali – di fare la propria parte.
Roma 18 aprile 2026
Il Consiglio Nazionale di Magistratura democratica