Area, le esperienze locali

di Dialogo per la Giustizia fa il bilancio
Ecco "Dialogo per la Giustizia"

ROVIGO - Tocca a Lorenzo Miazzi, coordinatore di Dialogo per la Giustizia (Veneto), raccontare una delle realtà locali che si muovono all'interno del "contenitore" di Area. Un'esperienza nata dalla crisi dell'associazionismo, dice Miazzi, e dall'incapacità di "dare risposte alle esigenze pratiche" di una nuova classe di magistrati. Di qui l'idea di affiancare alle correnti tradizionali un soggetto più mobile e più elastico.

Luci e ombre. "Una struttura", spiega il coordinatore di Dialogo per la Giustizia, che desse anche "un ascolto sindacale". "A questo disagio le correnti tradizionali moderate hanno dato una risposta clientelare", afferma Miazzi, "cioè di soluzione del caso singolo. Una risposta largamente insoddisfacente". Non mancano le ombre anche nell'esperienza comune di Md e Movimento per la Giustizia: "Il primo bilancio è che e correnti non hanno capito fino in fondo la necessità di adeguarsi e cambiare. Così questo solco ogni anno che passa e ogni generazione di magistrati che entra in magistratura, rischia di allargarsi. Un distacco che non può essere ignorato".

Un'immagine nuova. "Lo sforzo esiste e dà dei risultati, si è creata almeno nel Veneto una comunità di persone che si sentono unite da qualcosa di comune. Le correnti" continua MIazzi, "dovrebbero capire che occorre creare una nuova identità che contempli l'ascolto e la non sottovalutazione dei problemi di chi entra in magistratura oggi. L'esperienza è particolarmente positiva per la creazione di un'immagine nuova, superare la distinzione tra le correnti è stato molto importante. Nella realtà in cui mi muovo io gli appartenenti a Md e al Movimento per la Giustizia non si distinguono per l'approccio ai problemi e le soluzioni proposte.

Primarie. "Noi abbiamo sperimentato per primi e in maniera inderogabile la soluzione delle primarie. Uno strumento che dà una legittimazione molto forte e indiscutibile, una investitura che viene dalla base e riporta alla base. Un dato", conclude il coordinatore di Dialogo per la Giustizia, "su cui non si può più tornare indietro".

21 ottobre 2011
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