In ricordo

L’attualità dell’insegnamento e della testimonianza di Salvatore Senese

di Edmondo Bruti Liberati
In tutte le sue diverse esperienze di “magistrato impegnato” ha mostrato come la fermezza sui valori e sulle idee debba unirsi all’ascolto e al confronto rifuggendo sempre da ogni settarismo

 Salvatore Senese ci ha lasciato ma rimane attuale il suo insegnamento e la sua testimonianza. Bisognerà ritornarci.

Altri hanno già scritto, in particolare Luigi Ferrajoli.

Propongo alcune notazioni e ricordi personali.

Ho conosciuto Salvatore quando ero appena entrato in magistratura all’inizio degli anni ’70; con lui ho condiviso le esperienze in Magistratura democratica, nell’Associazione nazionale magistrati e nel Csm del 1981-1986.

Salvatore in tutte le sue diverse esperienze di “magistrato impegnato” ha mostrato come la fermezza sui valori e sulle idee debba unirsi all’ascolto e al confronto rifuggendo sempre da ogni settarismo.

È stato segretario generale di Magistratura democratica dal 1977 al 1981 in un momento drammatico per il Paese, alle prese con la fase più acuta del terrorismo. Alla tenuta delle istituzioni democratiche la magistratura, e in essa Magistratura democratica, ha dato il contributo dell’impegno della repressione del terrorismo, nel difficile equilibrio con la salvaguardia delle garanzie. Da rileggere la relazione di Salvatore quale segretario di Md per il Congresso di Urbino del 1979.

Nel 1979 Senese è segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, nella Giunta presieduta da Adolfo Beria di Argentine. Quella Giunta si trovò ad affrontare la terribile sequenza degli assassini di magistrati ad opera dei terroristi richiedendo, peraltro senza grande successo, misure di protezione; contribuì ad una gestione razionale del sequestro del magistrato D’Urso che fu infine liberato. Pochi ricordano che la Giunta Anm degli “intellettuali” Beria e Senese fu quella che ebbe il maggior successo “sindacale” con la normativa sull’adeguamento triennale delle retribuzioni, che sarà decisiva negli anni della inflazione a due cifre. Ricordo, per aver fatto parte di quella Giunta, come l’autorevolezza dei rappresentanti dell’Anm e la ragionevolezza delle richieste, furono elementi decisivi prima nell’ottenere ascolto dai responsabili politici e poi l’adozione della legge.

Tra i fondatori di Medel Salvatore fu animatore della riflessione di quel gruppo nella fase di fondazione; un suo fondamentale contributo si trova negli atti di un convegno pubblicati con il titolo Etre juge demain; su impulso di Salvatore si ampliò la partecipazione di magistrati di Md a Medel. In Medel e nei contatti con le associazioni di magistrati degli altri Paesi portammo il nostro contributo di riflessione in particolare sugli aspetti ordinamentali della magistratura.

Nel 1981 Salvatore Senese è eletto al Consiglio superiore della magistratura nella lista di Magistratura democratica, insieme con Franco Ippolito e con l’autore di questo Ricordo. Salvatore alla guida della piccola rappresentanza di Md (3 su 30 componenti del Csm dell’epoca) acquisisce una posizione di autorevolezza e grazie alla sua capacità di confronto aperto con tutti riesce a dare impulso e a contribuire a molte delle più importanti iniziative di quel Csm. Quel Csm è eletto con il sistema proporzionale in collegio unico nazionale, con limitato numero di preferenze. Per dirla con il linguaggio di oggi è il “Csm delle corrente”. Ma proprio quel sistema elettorale, con il riconoscimento della realtà delle “correnti”, ma con la possibilità di esprimere preferenze assicura libertà di scelta agli elettori, sia pure all’interno della lista. Non mancano “lottizzazioni” che furono denunciate con vigore già dall’interno del Csm; ma su molti rilevanti temi si creano ampie convergenze. Cito il regime di pubblicità delle sedute, le iniziative sulla mafia, la circolare Tamburino sui pareri dei Consigli giudiziari, la relazione sulla responsabilità disciplinare. In quel clima di colloca la sentenza disciplinare 9 febbraio 1983 (estensore V. Zagrebelsky) sui magistrati aderenti alla Loggia P2 e più in generale il maggiore rigore della Sezione disciplinare che “riscoprì” la sanzione della rimozione nei confronti di diversi magistrati a vario titolo compromessi. Senese fu tra i promotori di un convegno sui 25 anni del Csm, al quale ottenne la partecipazione di Robert Badinter, ministro della Giustizia sotto la presidenza Mitterand, il quale era appena riuscito a far abolire la pena di morte. Il contributo di Salvatore costituisce una approfondita e innovativa per certi versi riflessione sul ruolo del Csm. Salvatore si fece promotore delle Cronache dal Consiglio pubblicate nel Notiziario di Md, largamente diffuso. Il numero conclusivo del quadriennio mantiene attualità perché oltre a riferire di alcune vicende specifiche contiene trattazioni approfondite di molte delle tematiche di fondo con le quali quel Csm si era misurato. Le Cronache ed in particolare quella conclusiva vengono presentate come il rendiconto (allora non si usava parlare di accountability) da parte dei consiglieri eletti nella lista di Md. Dato il regime costituzionale di non rieleggibilità non può operare la sanzione usuale (rielezione/non rielezione) nei confronti dei singoli eletti; la “responsabilità” opera verso il gruppo.

Altri ha detto e dirà dell’attività internazionale nel Tribunale per i diritti dei popoli e di quella in Parlamento e poi in Cassazione. Salvatore è stato un esempio di come una esperienza parlamentare, vissuta con un preciso orientamento politico ma fuori da settarismi e posizioni preconcette di parte non offuschi affatto, al rientro nella giurisdizione, non la “immagine di imparzialità” ma la sostanza effettiva della imparzialità.

Occorrerà raccogliere gli scritti di Salvatore e per parte mia offro sin da ora la mia disponibilità.

21 giugno 2019
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