La cronaca giudiziaria ha progressivamente assunto i tratti di un prodotto di intrattenimento ad alto impatto emotivo, anteponendo lo show al racconto e la massimizzazione dello share alla corretta rappresentazione dei fatti. Titoli clickbait, format narrativi improntati al sensazionalismo, ricostruzioni parziali e un uso spettacolare del linguaggio trasformano l’informazione in spettacolo. Nello spazio mediatico prende così forma una giustizia “fuori dal processo”, in cui l’indizio diventa verdetto provvisorio e la notizia si tramuta in stigma ben prima di qualsiasi verifica processuale: un’arena in cui la velocità prevale sulla profondità, l’audience sul rigore, l’emozione sulla prova.
In questo contesto, il rischio è duplice: da un lato l’individuo subisce una vera e propria pena anticipata; dall’altro la giurisdizione viene delegittimata, perché la narrazione mediatica tende a soppiantare l’argomentazione giuridica e l’opinione pubblica finisce per sovrastare la motivazione delle decisioni, cardine di legittimazione democratica del potere giudiziario.
Per approfondire questi temi e comprendere come l’informazione e i nuovi linguaggi narrativi influenzino il modo in cui i cittadini percepiscono la giustizia, la Sezione di Magistratura Democratica di Reggio Calabria, nell’ambito del ciclo di eventi “Dentro (e fuori) la giustizia”, promuove l’incontro “Fatti e rappresentazioni. La giustizia tra processo reale e processo mediatico”, che si terrà il 12 febbraio 2026, presso il Cineteatro Metropolitano del Dopolavoro Ferroviario di Reggio Calabria.
Il confronto riunirà tre voci autorevoli, provenienti da ambiti professionali differenti ma complementari.
Stefano Nazzi, giornalista e autore del podcast Indagini, illustrerà come nasce la narrazione dei casi giudiziari e quali responsabilità ricadono su chi li racconta, soffermandosi sulla linea sottile che separa la cronaca dalla spettacolarizzazione.
Vittorio Manes, professore di diritto penale e autore del volume “Giustizia mediatica”, offrirà una lettura critica delle distorsioni che la sovraesposizione mediatica produce sull’equilibrio del processo penale e sul sistema delle garanzie costituzionali.
Mariarosaria Guglielmi, magistrata e Presidente di MEDEL, analizzerà il fondamento e il ruolo della comunicazione giudiziaria come strumento di trasparenza e controllo democratico, soffermandosi sugli effetti delle scelte comunicative dell’Autorità giudiziaria sulla fiducia dei cittadini e sulla percezione della giurisdizione.
L’incontro vuole offrire, mettendo in dialogo competenze diverse, uno sguardo plurale su un fenomeno che incide tanto sulla vita delle persone quanto sulla qualità stessa della democrazia. L’obiettivo è sviluppare una maggiore consapevolezza pubblica e contribuire a colmare il solco che talvolta separa ciò che il processo è da ciò che la società percepisce.