Non starò qui a fare il panegirico delle correnti, ma dell’associazionismo si.
Io sono in magistratura da quasi quarant’anni e, dopo un poco di tempo utilizzato per osservare, decisi di iscrivermi a Magistratura democratica.
E’ stata un’esperienza bellissima e molto formativa fatta di incontri, confronti e scontri.
Non si parlava delle nomine quanto del senso della nostra funzione, della necessità di essere molto attrezzati professionalmente e anche della bellezza di poter attuare i principii costituzionali: quindi, non servi supini e acritici della legge, ma protagonisti della vera applicazione dei principi costituzionali al fine del riconoscimento dei diritti fondamentali di tutte le parti del processo, nonché di quelli negati e di quelli non ancora emersi.
Come tutti i luoghi del confronto anche md ha avuto i suoi momenti critici e qualche opacità e sarebbe stupido e disonesto negarlo.
Una decina di anni fa io me ne ero allontanata anche se è rimasta il mio faro per l’elaborazione culturale e per il mio modo di fare il giudice.
Ma è necessario guardare tutto il percorso e proprio negli ultimi anni mi è sembrato che il gruppo abbia ritrovato la sua identità e ciò è confermato anche dal modo in cui è maturata la mia candidatura.
Un gruppo di giovani colleghi di Md mi ha chiesto di impegnarmi per le prossime elezioni, in una tornata in cui il gruppo ha anche deciso di appoggiare la candidatura di altri magistrati che non sono mai stati di md ma che guardano con interesse alla sua elaborazione culturale e hanno sottoscritto un programma sostanzialmente sovrapponibile in tema di autogoverno ovvero ciò cui è chiamato il Csm: a mero titolo esemplificativo, eliminazione delle porte girevoli tra magistratura e politica; procedure paraconcorsuali per i fuori ruolo, riducendone il numero ai soli effettivamente indispensabili; valutazione del periodo fuori ruolo ai fini delle domande per semidirettivi e direttivi non equivalente ai periodi effettivi di servizio; necessità del parere dei sostituti/giudici dell’ufficio di provenienza del magistrato da richiedersi obbligatoriamente sia per le nomine che per le conferme; allargamento delle fonti informative anche ai fini delle valutazioni di professionalità; nomine dei direttivi e semidirettivi non in blocco ma in ordine cronologico rispetto agli interpelli; regolamentazione del disciplinare in maniera chiara ed univoca.
Ebbene il mondo cambia ad una velocità supersonica e vi è una comprensibile diffidenza nei confronti dei gruppi storici.
Tutto questo può andare bene purché non porti ad un cinismo qualunquista.
Saranno diversi i luoghi del confronto ma è necessario praticarli e guardare con attenzione a quello che accade intorno a noi.
Abbiamo un recente esempio vincente: la meravigliosa mobilitazione di tanti giovani ma anche di magistrati anziani, associati e non, che stando insieme hanno garantito la vittoria al referendum.
Tocca a tutti noi continuare a pensare, confrontarsi e fare squadra.
Come ho già detto recentemente, l’indipendenza non può essere rivendicata solo da quelli che si sono candidati in modo autonomo senza l’ investitura e la sollecitazione di un gruppo di colleghi.
L’indipendenza si vede nel momento in cui dopo il confronto ragionato e serrato con i diversi interlocutori si ha la certezza che ‘non si prendono ordini’ e ci si assume la propria responsabilità.
Monica Amirante
L’Esecutivo di Md Napoli