Pour Murat Arslan et l’État de droit, Roulez Justice – Ventimiglia, 1 maggio– Confini, migrazioni e accoglienza. Il nuovo Patto dell’Unione europea, la tutela dei diritti fondamentali dei migranti
Si è concluso a Ventimiglia “Pour Murat Arslan et l’État de droit, Roulez Justice!”, il percorso in bicicletta iniziato a Strasburgo il 4 aprile ( https://www.magistraturademocratica.it/articolo/roulez-justice/.) Dopo l’ultima sosta in Francia, a Nizza, Roulez Justice ha varcato i confini, portando a Ventimiglia la testimonianza dell‘impegno di magistrati, giuristi e attivisti europei a favore dello Stato di diritto. Come in tutte le città attraversate in queste settimane, i partecipanti hanno ricordato con una dichiarazione rivolta al pubblico le condizione di Murat Arslan e chiesto la sua liberazione: restituire la libertà a Murat non solo è necessario per porre fine a un’ingiustizia personale ma è ciò che impone il “principio che trascende i confini: quello della sottomissione del potere pubblico allo Stato di diritto, di cui l’indipendenza dell’autorità giudiziaria costituisce un pilastro”.
L’evento conclusivo- organizzato da MEDEL insieme al Syndicat de la magistrature, la rivista Délibérée e Magistratura democratica- ha riunito in un incontro pubblico giuristi, rappresentanti delle ONG e della società civile per discutere di accoglienza e tutela dei diritti dei migranti, in un momento cruciale di cambiamenti strutturali per il diritto migratorio legati al nuovo Patto e alla ridefinizione dello spazio europeo dei diritti con le nuove procedure alle frontiere.


Come MEDEL ha più volte denunciato, nell’ambito delle politiche migratorie stiamo assistendo alla crescita dell’intolleranza istituzionale nei confronti della giurisdizione quale garanzia imparziale dei diritti fondamentali di tutti, a una messa in discussione dei principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e ad un attacco al ruolo della Corte EDU.
Con la scelta di un luogo simbolico come Ventimiglia, Roulez Justice! ha voluto sottolineare che, per l’Europa e i suoi Stati membri, Stato di diritto significa non solo divisione dei poteri, ma tutela e promozione dei diritti fondamentali di tutte le persone; fedeltà agli obblighi giuridici e morali assunti nelle nostre Carte e Convenzioni per il primato della persona, l’universalità dei diritti umani, e la tutela delle persone più vulnerabili, a cominciare dai migranti.
Partendo dalle esperienze in diversi ambiti, gli interventi hanno contribuito ad esaminare le ricadute del nuovo patto e il rischio che si renderanno legali le pratiche che negli ultimi anni hanno portato alla violazione dei diritti fondamentali delle persone straniere, sia alle frontiere esterne che all’interno degli Stati europei, pratiche più volte condannate anche dalle Corti europee.
Nell’esaminare le principali innovazioni del Patto- come l’applicazione generalizzata di procedure accelerate e sommarie, fondate sulla provenienza geografica e non sulla storia individuale delle persone e le nuove procedure da svolgersi nelle zone di frontiera, in regime di detenzione- si è evidenziato comeil sostanziale svuotamento del diritto di asilo operi attraverso l’introduzione di concetti giuridicamente ambigui e di finzioni (ad es quella di non ingresso) e il mutamento del significato stesso di parole quali solidarietà e vulnerabilità.
Particolare attenzione è stata posta ai minori stranieri non accompagnati in quanto la loro condizione assume un valore paradigmatico del “mutamento del rapporto tra potere pubblico e diritti fondamentali della persona” che, con il Patto e in attuazione del Patto, si realizza. Misure di erosione della tutela dei minori (come, ad esempio, la progressiva normalizzazione di soluzioni emergenziali nell’accoglienza dei minori, in particolare attraverso il collocamento di minori ultrasedicenni in strutture destinate agli adulti, o la marginalizzazione del controllo giurisdizionale sui rimpatri) vanno a colpire valori indisponibili, quali la tutela dell’infanzia e adolescenza e i minori stranieri non accompagnati, per tutti i profili di vulnerabilità, continuano dunque a rappresentare “il banco di prova più esigente della fedeltà di uno stato di diritto ai propri valori fondanti”.

Con la testimonianza di chi opera sul campo e offre sostegno ai migranti toccando con mano le loro sofferenze, le violenze che subiscono nei respingimenti alla frontiera con la Francia, i rischi cui i sono esposti e la tragedia dei tanti che, in giovane età, hanno perso la vita nel tentativo di attraversarla, l’incontro a Ventimiglia ha significato un richiamo forte alle responsabilità per le scelte di esclusione dell’Europa e per l’arretramento etico e giuridico rispettoai valori scritti nelle sue carte.