Il 12 giugno si è svolta all’Università di Deusto la conferenza internazionale di MEDEL, organizzata insieme alle sue due associazioni spagnole, Juezas y Jueces para la Democracia e Unión Progresista de Fiscales, “Doppio confine: genere e infanzia nelle migrazioni moderne. Normative europee e diritti umani” . La conferenza ha affrontato temi cruciali per il ruolo dei giudici in quanto garanti imparziali dei diritti fondamentali e per il futuro stesso del sistema creato per la loro tutela all’indomani delle tragedie della Seconda Guerra Mondiale. MEDEL ha tra i suoi obiettivi statutari la proclamazione e la difesa dei diritti dei migranti, delle minoranze e dei più svantaggiati, in una prospettiva di emancipazione sociale dei più vulnerabili, e ha sempre considerato le politiche migratorie europee come una cartina di tornasole dei principi sanciti nelle nostre Carte fondamentali. Il Presidente di Medel, Mariarosaria Guglielmi,ha ricordato in apertura che la Carta dei diritti fondamentali dell’UE dichiara che l’Unione si fonda «sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà» e che nella Carta si afferma che l’UE si impegna a garantire il godimento dei diritti fondamentali, ilche comporta le nostre «responsabilità e i nostri doveri nei confronti delle altre persone, della comunità umana e delle generazioni future».
Ha poi evidenziato i dati rilevabili dalla sezione Missing migrants project dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che dal 2014 raccoglie informazioni sui migranti morti e dispersi, cifre impressionanti che gettano un’ombra sulla stessa sopravvivenza dell’Europa come comunità fondata sui valori universali definiti come la sua ragion d’essere: il Mediterraneo centrale rappresenta ancora la rotta migratoria più letale al mondo; il primo trimestre del 2026 è stato l’anno più letale in oltre un decennio per i migranti che tentavano di attraversare il Mediterraneo centrale; circa 765 persone sono morte nei primi mesi quest’anno, oltre 460 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Dati così impressionanti gettano un’ombra sulla stessa sopravvivenza dell’Europa come comunità fondata sui valori universali definiti come la sua ragion d’essere. L’intervento del Presidente di Medel ha sottolineato come il Nuovo patto sia in continuazione con le politiche da “Fortezza Europa”, affrontando la questione dell’immigrazione in termini di sicurezza e ordine pubblico; ha ricordato come la sicurezza e l’ordine pubblico abbiano plasmato le politiche nazionali che hanno fatto ampio ricorso a tecniche di “criminalizzazione legale” legate all’“ingresso illegale” o al “soggiorno illegale” dei migranti; politiche che hanno portato alla criminalizzazione del sostegno ai migranti e dell’azione umanitaria, all’adozione di regolamenti che ostacolano le operazioni di ricerca e soccorso delle ONG in mare e alla violenza ai fini del controllo delle frontiere interne ed esterne dell’UE nonché a politiche di “esternalizzazione” della gestione delle frontiere che- attraverso memorandum d’intesa e accordi informali con paesi in cui la democrazia, lo Stato di diritto e gli standard minimi di tutela dei diritti umani sono inesistenti – hanno affidato a questi paesi la gestione dei flussi migratori, ridefinendo al contempo le politiche di aiuto dell’UE sulla base della posizione geografica dei paesi terzi e della loro capacità di arginare il flusso di migranti piuttosto che sulle priorità della cooperazione internazionale allo sviluppo e dell’aiuto umanitario.
La conferenza si è svolta nel giorno dell’ entrata in vigore della normativa UE prevista dal Nuovo Patto su migrazione e asilo adottato nel 2024 e con il contributo di accademici e magistrati sono stato esaminati i profili di novità introdotti in particolare per i controlli alle frontiere, le domande di asilo presentate dai migranti in cerca di protezione in Europa, i trasferimenti tra paesi dell’UE e i rimpatri. Particolare attenzione si è posta alla situazione dei minori e delle donne migranti e alle ricadute della nuova normativa sulla tutela dei soggetti vulnerabili nonché alla interpretazione del divieto di trattamenti disumani nella giurisprudenza delle Corti europee, alla luce della procedura obbligatoria alle frontiere prevista dal Patto su migrazione e asilo. La conferenza ha esaminato i rischi di misure che minacciano di vanificare i progressi compiuti in materia di non respingimento e altre garanzie fondamentali, quali la procedura di screening pre-ingresso, e detenzione automatica dei migranti e dei richiedenti asilo, la finzione giuridica del “non ingresso”, l’espansione del concetto di paese terzo sicuro, il nuovo paradigma della strumentalizzazione dei migranti. Accanto agli interventi dei giuristi che hanno ricordato anche il ruolo dei giudici europei nel dare attuazione alle norme sopranazionali e all’attacco al sistema di tutela dei diritti costruito con le Corti sopranazionali, abbiamo ascoltato la testimonianza di chi è stato constretto a migrare. Il momento più intenso della giornata è stato il discorso di Safia Jan Mohammad, giudice afghana in esilio, che ci ha ricordato quali valori sono in gioco quando parliamo di migranti e politiche migratorie: la nostra comune umanità, l’uguaglianza nella dignità e nei diritti. E questi sono i valori ai quali i magistrati europei chiedono che l’Europa e l’UE rimangano fedeli.