Le poltrone blu

In ricordo di Lilia Gaeta

Le poltrone blu


Le poltrone blu di Lilia Gaeta (“giudice in eterno” calzante definizione coniata da Consolato Minniti, apprezzato e rigoroso giornalista calabrese).


Non credo che esistano al mondo poltrone  più scomode di quelle utilizzate per la chemioterapia; intanto c'è un rifiuto comprensibile, ma poi, al di là dell'apparenza, si presentano ampie, di un bel blu luminoso, ti invitano, ma nessuno vorrebbe rispondere a quest' abbraccio...inizia l'arrampicata nel senso che la pediera e la spalliera sono perennemente bloccate, gli altri comandi non si sa a cosa servono perchè non rispondono; allora ci si serve, oltrechè dell'aiuto impagabile delle infermiere che ti sollevano di peso, anche di un piccolo banchetto in legno, artigianale, che si sposta mano a mano...solo che l'utenza è rappresentata da persone anziane o con difficoltà evidente alla deambulazione e che quindi oltre all'insulto della terapia deve anche fare i conti con tutto ciò...


Non entro nel merito di questioni più specifiche, non è il luogo adatto, io mi limito a registrare una realtà e a dare una voce ad altri, ma mi chiedo quali siano stati i criteri nella scelta di questi presidi importantissimi, se ci sono state congrue valutazioni sulla efficacia, se ci sono stati test o se ci si è limitati ad una scelta obbediente solo a criteri meramente economici da parte di soggetti non particolarmente competenti.  E mi fermo qui. Mi chiedo ancora, parlando di poltrone che alcuni nostri numerosi politici, e l'indicazione è solo meramente indicativa, occupano da tempo immemore, sicuramente più comode, saranno partiti da quelle con i riccioli di legno, damascate con un'evoluzione crescente di tipo ergonomico che li aiuta nel gravoso impegno che ricade su di loro.


Continueremo dunque ad arrampicarci. Un'ultima nota che esula dall'argomento. Ieri su dieci poltrone nove erano occupate da donne. Non è questo il primato che cerchiamo. Cronache di vita quotidiana dal day hospital del Reparto Oncologia. To be continued.

 

A Luciano, 

Elisa 

ed Enrica.

 


Solo Lilia poteva inchiodarci su quelle poltrone blu tanto poco beneamate. E lo faceva in quel suo modo fieramente lieve, che impedisce a chi ascolta di ritrarsi in modo istintivo e naturale perché il dolore, si sa, non è attrattivo. E lo faceva anche nella vita proponendosi per quella che era una donna sempre più affascinante, dai tanti colori e dalla piacevolissima capacità di interessare. Sapeva che il turbante in testa, i capelli radi, le unghie malandate ma coperte da uno smalto vezzoso erano un monito per i più, un po’ come quando il Prof. Robin Williams dell’Attimo fuggente dava voce alla fotografia d’epoca posta nella galleria del prestigioso collegio mettendole in bocca la frase “ricordati che devi morire” ed invece Lilia, con il suo incedere mai arreso e gli occhi dolci e vispi, animati dall’intelligenza di chi ha già pronta la battuta del buongiorno, ti diceva “ricordati che devi vivere, vivere, vivere”, con quel gusto straordinario e mordente che aveva imparato ad assaporare anche da quelle poltrone blu, che erano diventate il suo posto di lotta e di denuncia collettiva. Un luogo di vita che si batte per la vita ed in cui coltivare progetti di sostegno e di aiuto per chi è afflitto. 


Anche Lilia sapeva passare da quelle porte girevoli, che per lei si erano aperte tanti lustri fa, che la vedevano seduta, spesso tutto un giorno, così prezioso, in uno scanno, a giudicare l’umanità scontenta, e altrettanto spesso la trovavano, nel giorno immediatamente appresso, a dovere vivere l’esperienza quasi mistica delle poltrone blu. Ma non era solo questo che la rendeva speciale a tutti noi, a cui insegnava senza cattedra che ogni poltrona può essere un luogo per conoscersi e per conoscere per poi “restituire”, era quel suo modo di lasciare tracce di amore, che potessero restare, che ci sopravvivessero, che fossero come lei stessa dice un “to be continued”.


Oggi con i colleghi ed amici di questa newsletter non potevano lasciare cadere questo testimone, non potevamo non appropriarci di un primato di fiera dolcezza e caparbia determinazione, che lei non avrebbe certo voluto, ma che ha ottenuto senza chiederlo.


Lilia amava i colori, ma più di tutti i colori amava il giallo. Solo adesso, forse, ci giunge la risposta più plausibile. La luce del sole nel penetrare l’atmosfera perde i toni del blu, essendo di lunghezza d’onda minore, mentre la luce gialla, di lunghezza d’onda maggiore, resiste ai gas atmosferici, fino ad arrivare ai nostri occhi. Il giallo sopravvive. 


A Lilia. 

 

01/12/2022

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