Rinunciare alla legge della forza, investire sulla forza della legge

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Rinunciare alla legge della forza, investire sulla forza della legge


Il Consiglio superiore della magistratura è organo di rilievo costituzionale, chiamato ad assicurare autonomia e indipendenza della magistratura. La tipologia di funzioni esercitate dal CSM e la sua stessa composizione (con composizione mista, con componenti laiche designate dal Parlamento con maggioranze qualificate e componenti togate elette, all’esito di un confronto elettorale) tratteggiano una fisionomia del CSM connotata da un intrinseco tasso di politicità, cui è connaturale l’attribuzione di un significativo tasso di discrezionalità.


Tali approdi non possono in alcun modo essere rimessi in discussione.


Le cronache degli ultimi anni hanno però reso evidente che il governo autonomo della magistratura e non trascurabili parti del corpo stesso della magistratura hanno più volte mortificato la missione istituzionale affidata al CSM.


Si è inoculata nel corpo della magistratura un’idea di carrierismo, estranea alla logica della magistratura orizzontale e alla distinzione dei magistrati solo per funzioni disegnata dalla Costituzione; una tendenza a premiare le logiche di appartenenza (che porta con sé una tendenza alle richieste di “protezione”); una scarsa possibilità di comprensione (e accettazione) delle decisioni del CSM da parte del corpo della magistratura (spesso disorientata da un uso mobile – quando non arbitrario – dei criteri di scelta), con conseguente diminuzione della legittimazione delle decisioni; una sempre maggiore esposizione delle decisioni del CSM alle censure della giustizia amministrativa (con l’effetto di determinare in molti casi uno spostamento del luogo delle decisioni che – per dettato costituzionale – dovrebbero essere di competenza del CSM e che, sempre meno raramente, nella sostanza, sono legate alle decisioni del giudice amministrativo).


L’enfatizzazione della discrezionalità delle scelte del CSM e un malinteso (e non disinteressato) richiamo alla “politicità” dell’azione del Consiglio superiore della magistratura hanno dunque alimentato fenomeni che finiscono con l’indebolire la stessa autonomia e indipendenza (esterna e interna) della magistratura.


Si tratta di elementi di criticità che risultano ancora più preoccupanti se li si colloca all’interno di uno scenario di persistente conflittualità agìta da molti esponenti del ceto politico (indipendenza esterna) e di forte polarizzazione all’interno della magistratura (indipendenza interna).


Il rischio è che – nella vita del governo autonomo della magistratura  – si vada verso uno scenario in cui vale sempre più la legge della forza (dei numeri e delle contingenti maggioranze).


Tale tendenza deve essere invertita, a tutela della fisionomia costituzionale del Consiglio superiore della magistratura e della stessa magistratura. L’inversione di tendenza non pretende però una rinuncia al riconoscimento di un ineliminabile tasso di discrezionalità nell’azione del CSM. Ma, per realizzare la necessaria inversione di tendenza, è necessario rimeditare sull’oggetto della discrezionalità. 


È necessario rinunciare alla legge della forza ed investire sulla forza della legge (delle regole).


Nel necessario adeguamento del Testo Unico Dirigenza (alla luce della imminente riforma ordinamentale), il CSM avrà l’occasione per regolamentare in modo differente l’esercizio del proprio potere discrezionale. È allora immaginabile pensare che il CSM – nell’esercizio della sua missione di garanzia istituzionale – eserciti la sua discrezionalità spostando il fuoco di attenzione dalle singole scelte alla declinazione – con maggiore grado di dettaglio – dei criteri che orienteranno quelle future scelte. Quella sarà la sede – nell’elaborazione di atti di normazione secondaria e nel perimetro delle fonti primarie – per esprimere, all’esito di un confronto plurale tra le varie anime dell’organo, quali modelli di magistrato e di organizzazione giudiziaria il CSM intende promuovere.


Ciò sposterà la discussione di “politica giudiziaria” dalle singole decisioni ai criteri generali che orienteranno le singole scelte.


È in questa prospettiva che il Consiglio Nazionale di Magistratura democratica ha approvato il documento che potete leggere in allegato. È sempre in questa prospettiva che Magistratura democratica intende promuovere una riflessione sul tema della discrezionalità che coinvolga tutte le componenti della magistratura.

Leggi il comunicato dell'Esecutivo di Magistratura democratica

29/02/2024

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