L'intervista a Letizio Magliaro

Rassegna

L'intervista a Letizio Magliaro

di Esecutivo di Magistratura Democratica
Tiscali news, 29 agosto 2017

"Non sgomberiamo la Costituzione" non è uno striscione issato nella manifestazione dei senza casa sabato scorso a Roma. Ma il titolo di un documento scritto e diffuso da Magistratura democratica, la corrente di sinistra della magistratura all'indomani dello sgombero del palazzo di via Curtatone a Roma e del seguente sgombero, con metodi decisi come tutti gli sgomberi, di Piazza Indipendenza dove si erano accampate alcune delle famiglie che occupavano da tre anni l'immobile. Quelle che una volta erano chiamate Toghe rosse, e di cui s'erano un po' perse le tracce ultimamente, hanno preso una posizione molto netta contro il metodo degli sgomberi nel momento in cui "il diritto alla proprietà prende il sopravvento sui diritti sociali e umani". Il documento è stato scritto dall'esecutivo di Magistratura democratica. Ne parliamo con Letizio Magliaro, gip a Bologna e membro dello stesso esecutivo.

Dottor Magliaro, Md si schiera contro la proprietà privata in favore dei diritti della persona?

Questa lettura è passata solo in certi ambienti. E non è questo, ovviamente, il nostro punto di vista. Il documento nasce da una riflessione che stiamo facendo da tempo all'interno di Magistratura democratica. A maggio scorso abbiamo tenuto un seminario sulle occupazioni.

Dunque non è stato il caso Roma il vostro suggeritore?

Non direi proprio, da qualche mese Md sta prendendo posizione dicendo no all'uso dell'ordine pubblico al posto delle politiche sociali. È una scorciatoia che la politica non dovrebbe mai prendere.

Una curiosità: Md sta attraversando un periodo di crisi e ha dato vita con altre sigle della magistratura associata al cartello Area. Avete discusso il documento con Area?

Non c'è stato tempo per farlo. Ma mi auguro che Area abbia la nostra stessa sensibilità.

C'è un passaggio nel documento che ha fatto discutere più di altri. Lo ripropongo testuale. "È necessario tornare alla Costituzione e alle sue prescrizioni limpide in materia di uso residuale del diritto penale, di prevalenza dei diritti sociali e umani su quelli di proprietà, di partecipazione di tutti gli interessati alle decisioni che riguardano la loro vita. Anche la vicenda delle occupazioni abusive e degli sgomberi non si deve sottrarre a questo mutamento di rotta". Che significa?

Ogni punto di quel documento è importante. Spero lo si voglia leggere nella sua interezza. A noi preme dire e ribadire che esistono vari modi per declinare il concerto di legalità e che non tutto è riconducile al diritto penale. La nostra Costituzione prevede quelli che sono i diritti sociali, il diritto alla casa, alla salute, all'istruzione, i diritti che promuovono la socialità e la dignità delle persone e come tali vanno tutelati. Con quel documento noi vogliamo richiamare la politica al suo compito: promuovere i diritti sociali che sono anche alla base del welfare. Anche questo costituzionalmente garantito.

La nostra Costituzione però tutela chiaramente la proprietà privata. Articolo 42: "La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge".

Quell'articolo prosegue dicendo che "la legge ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti". Vede, i diritti sociali sono una bestia strana, non è che uno va davanti ad un giudice per ottenere la garanzia di una casa. Quello alla casa non è un diritto azionabile davanti al giudice. I diritti sociali sfuggono per lo più ai codici ma sono la base della nostra Carta che ne chiede di continuo l'applicazione per ogni soggetto che ne sia titolare.

Il tema in oggetto quindi non è se viene prima il diritto alla proprietà privata o ai diritti sociali?

Messa così la questione è mal posta. Punto è che di fronte agli sgomberi e alla gestione delle case sfitte va tutelato anche il diritto ad una civile abitazione senza negare ovviamente la proprietà privata. Tutto questo non può passare solo dal giudice, penale o civile che sia, ma deve tenere presente il dettato della nostra Carta. Vede, la Costituzione americana prevede il diritto alla ricerca della felicità. La nostra, forse più prosaicamente, promuove quei diritti alla cui realizzazione è legato il riconoscimento del valore della persona.

Muccino gli ha dedicato un film, La ricerca della felicità...

Diciamo che la Carta americana ha una diversa impostazione...

Nel caso di Roma gli occupanti hanno detto no a soluzioni alternative, erano state loro proposte alcune case a Rieti. In questo caso i diritti sono stati rispettati?

Non conosco questo dettaglio. Dico però che quando si è davanti ad un fenomeno sociale parliamo in questo caso non solo di senza tetto ma anche di rifugiati, persone scappate e per questo orfane di ogni vincolo sociale la politica nelle sue azioni deve farsi carico anche di quel minimo di rapporti e consuetudini che sono alla base di una convivenza e della socialità. Non si possono spezzare o dividere vincoli familiari o di amicizia o abitudini che fanno la qualità della vita. O meglio, lo si deve fare solo se non c'è alternativa.

La circolare sugli sgomberi del ministro Minniti – sgomberare solo se sono pronte le alternative e le soluzioni – va nella direzione da voi auspicata?

È un buon segnale. Nell'affrontare questioni così delicate servono fantasia e coraggio ancora più che i codici e le norme. Alla politica, specie quella di sinistra, si chiede di ragionare in termini di diritti e non di un astratto ripristino della legalità. Il sindaco La Pira a Firenze negli anni cinquanta, non un pericoloso estremista, requisì abitazioni private per fare fronte ad un'emergenza abitativa. Anche oggi mi pare che si parli di immobili sequestrati alle mafie.

Che ne pensa Md delle scelte fatte dal ministro Minniti? Ha un'impronta troppo legalitaria?

È un ministro che si occupa molto di una generica richiesta di sicurezza ricollegandola però alla percezione dell'insicurezza e non ai dati oggettivi. Preoccuparsi dell'insicurezza percepita è la negazione della politica. Lasciamo cavalcare le paure agli imprenditori dell'insicurezza. Su occupazioni e sgomberi ci pare che sia stata fatta una scelta diversa.

Claudia Fusani, Tiscali News – 29 agosto 2017

29/08/2017

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