Carcere

Report visita al Carcere di Sollicciano


Il carcere è uno dei luoghi in cui un paese democratico misura il suo tasso di aderenza ai diritti universali dell’uomo.

È il fulcro in cui l’uso della forza, regolato dallo Stato nel processo, cerca il suo più difficile equilibrio con l’umanità del trattamento sanzionatorio e con la risposta rieducativa che la Costituzione affida alle pene.


La Riforma Cartabia, oltre a limitare la perseguibilità di alcuni reati e ad introdurre percorsi di giustizia riparativa, ha aperto ai giudici del merito la possibilità di applicare direttamente al condannato pene sostitutive al carcere, se contenute entro i quattro anni.
Il carcere, quindi, dovrebbe essere oggi solo una delle forme di esecuzione della pena: quella riservata ai delitti più gravi. E la sua funzione rieducativa e risocializzante può trovare spazio solo dove sia possibile progettare un percorso detentivo capace di restituire al condannato la dignità umana persa nel crimine.
Il carcere non è invece la soluzione per le pene detentive brevi o, il più delle volte, per il contenimento di soggetti affetti disturbi sociali della personalità. Per questi casi la legge prevede la presenza di strutture amministrative che si occupino della esecuzione esterna delle pene sostitutive (l’UEPE) e, nel secondo, di strutture sanitarie e socio-assistenziali che individuino e seguano un percorso terapeutico e di sostegno da affiancare alla pena (SerD, CSM). Ancora oggi queste strutture sono, però, gravemente insufficienti e prive di risorse e rischiano di non riuscire là, dove dovrebbero essere l’effettiva risposta alternativa al carcere inteso come luogo di emarginazione del disagio.

Sono questi i motivi che hanno spinto Magistratura democratica a dare avvio ad una serie di visite negli istituti penitenziari che, non solo la cronaca, ma ripetute denunce di addetti ai lavori, segnalano come inadatti a svolgere la funzione loro affidata dalla Costituzione.

Con la collaborazione della direttrice dott.sa Antonella Tuoni, dei funzionari amministrativi e degli ufficiali della polizia penitenziaria e la presenza del Presidente del Tribunale di Sorveglianza dott. Marcello Bortolato, di Alessio Scandurra per Antigone, del Presidente della Camera Penale di Firenze avv. Luca Maggiora e del responsabile dell’Osservatorio Carcere avv. Leonardo Zagli, abbiamo iniziato, venerdì 25 novembre, dalla Casa Circondariale di Sollicciano, istituto dove il 21 novembre (come dall’inizio del 2022 altri settantatre prima di lui) si è tolto la vita un detenuto marocchino di quaranta anni e dove nel mese di luglio trecento carcerati hanno firmato un esposto per denunciare le condizioni drammatiche in cui sono costretti a vivere. Dopo una visita nelle sezioni del reparto penale e del reparto giudiziario, abbiamo avuto un confronto con una rappresentanza dei detenuti e con una rappresentanza della polizia penitenziaria.

La scheda redatta da Antigone per il Report Annuale 2021 riporta dati che anche ora hanno trovato conferma. La popolazione carceraria è composta da 500 detenuti, 463 uomini e 37 donne. Degli uomini 319 (il 69%) sono stranieri con prevalenza nordafricana, 255 scontano una pena definitiva, mentre 208 sono in attesa di giudizio. E’ disposta in camere con due o anche tre letti, con uno spazio calpestabile minore dei necessari tre metri quadri a testa e un piccolo vano destinato a bagno ove sono presenti un lavandino e un water e dove, su una mensola, vengono spesso sistemati dei fornellini a gas per cucinare il cd “sopravvitto”. La camera è dotata di un piccolo balcone coperto a spiovente da una grata in cemento armato che sostituisce la finestra, molti di questi balconi sono, però, di fatto inutilizzabili a causa della presenza di guano e di acqua piovana. L’umidità portata dalla pioggia e dagli scarichi difettosi pervade l’ambiente. In tutto l’edificio, nelle camere e sui balconi sono evidenti infiltrazioni di acqua, muffe, crepe e intonaco cadente. La presenza di acqua calda nelle docce e il funzionamento dei radiatori non sono costanti né garantiti, così come non lo è l’erogazione della corrente elettrica, spesso resa impossibile dalla rottura di lampadine e plafoniere. Il servizio di manutenzione termo-idraulica ed elettrica è affidato a soli due operai e il contratto di fornitura risulta da anni inadeguato alle esigenze del complesso. La situazione igienica è scadente, è diffusa da tempo, in tutti i reparti, la presenza di cimici e parassiti che infestano i materassi e rendono difficile anche il sonno (i detenuti anche in inverno portano le tracce delle punture). I sanitari sono spesso privi di tavoletta o tappo, le docce non sono tutte funzionanti, le tubature sono fatiscenti, i neon rotti. Il carcere prevede una capienza di 449 posti letto, ma la chiusura di ben tre reparti per l’inagibilità dei luoghi, costringe la direzione a non rispettare quella suddivisione voluta dall’ordinamento e che resta solo sulla carta: negli stessi reparti sono talvolta sistemati detenuti in attesa di giudizio e detenuti definitivi, detenuti giovani e detenuti adulti. La socializzazione è realizzata attraverso il regime di celle aperte per almeno otto ore al giorno (in queste rientrano le ore d’aria che variano da quattro a due). Non sono attivi laboratori di alcun genere, mentre restano ai detenuti i soli lavori di gestione ordinaria della struttura per conto dell’amministrazione, con turni talmente diradati tali da farne svanire la portata risocializzante. La disponibilità di libri è garantita attraverso un servizio di biblioteca itinerante, ma non esiste uno spazio biblioteca, protetto dai rumori, da dedicare alla lettura.

La polizia penitenziaria operante nei reparti è sottodimensionata e lamenta la sempre maggiore difficoltà a gestire l’ordinata convivenza tra i detenuti, essendo spesso chiamata a sostituirsi a figure professionali che mancano o sono insufficienti. In tutto il carcere esiste un solo mediatore culturale e la notte sono presenti solo due medici.

Quello che risulta è uno luogo dove si cerca di sopravvivere al nulla, dove i problemi principali sono quelli relativi all’igiene, allo spazio e al cibo, dove è costante il tentativo di soddisfare i bisogni basilari, ossia quelli che dovrebbe essere, invece, lo Stato a garantire a ciascuno, in modo da creare le condizioni per sviluppare o ricucire il senso del bene comune e la voglia di migliorarsi.
Nonostante gli evidenti sforzi compiuti dalla direzione e dalla polizia penitenziaria per tamponare le emergenze e mediare i conflitti, le drammatiche condizioni della struttura divorano le carenti risorse e impediscono a tutti di progettare oltre l’oggi.
Ne esce l’immagine di un carcere, non solo inadeguato alla sua funzione rieducativa, ma anche lesivo della dignità umana, ridotto a ad un luogo ove il detenuto replica le dinamiche di strada ed è esposto a logiche recidivanti e dove il personale penitenziario perde il senso e la fiducia nel suo ruolo.
Non è possibile sapere quale sarà l’impatto dell’applicazione delle pene sostitutive, dell’aumento dei casi di messa alla prova, della depenalizzazione in concreto di alcune condotte e dell’ampliamento della non punibilità per la particolare tenuità del fatto, ma è facile prevedere che, senza importanti investimenti infrastrutturali e l’immissione di risorse per assumere operatori e mediatori culturali ed attivare laboratori, la Casa Circondariale di Sollicciano dovrà presto fare i conti con la sua incompatibilità con la Costituzione.

Più in generale per evitarlo, per Sollicciano così come per molti altri istituti carcerari, occorre:
a) che sia resa effettiva una immediata e diffusa applicazione alle pene sostitutive attraverso il potenziamento degli uffici di esecuzione esterna della pena;
b) che sia avviata una seria politica di investimenti per le strutture sanitarie destinate al trattamento esterno dei soggetti psicologicamente fragili e per la realizzazione di nuove REMS;
c) che sia ampliato l’uso del braccialetto elettronico come efficace forma di cautela alternativa alla custodia cautelare in carcere.
d) che il carcere resti l’ultima risorsa destinata all’esecuzione delle pene più gravi e trovi applicazione solo in strutture che garantiscano il rispetto della dignità umana e favoriscano una prospettiva di recupero del detenuto;
e) che si investa sui presidi educativi e risocializzanti nei percorsi inframurari.



Firenze 25 novembre – 1 dicembre 2022
L’Esecutivo di Magistratura democratica


Hanno partecipato: Stefano Musolino (segretario Md), Simone Silvestri (esecutivo Md), Marcello Bortolato (presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze), Ilaria Cornetti (GIP Tribunale di Siena), Franco Attinà (giudice Tribunale di Firenze), Angela Fantechi (GIP Tribunale di Firenze), Alessio Scandurra (Associazione Antigone), Avv. Luca Maggiora (presidente Camera Penale di Firenze), Avv. Leonardo Zagli (Osservatorio Carcere Camera Penale di Firenze).

01/12/2022

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