A pochi giorni dal rinnovarsi di quel Consiglio che abbiano difeso con le unghie e i denti vado a Siena a seguire Parole di Giustizia, l’annuale confronto tra cittadini e giuristi organizzato dall’associazione di Studi Giuridici Pino Borrè e Carlo Maria Verardi sui temi della giustizia e della ingiustizia sociale. Parole di Giustizia è nata nel 2008 a La Spezia, la città natale di Pino Borrè, storico dirigente di Magistratura democratica e tra i fondatori, nel 1982, di Questione Giustizia. Quest’ anno parleremo della condizione dell’essere straniero e dello straniamento di fronte alla caduta dei riferimenti finora offerti dal diritto e dalla cultura, dell’universalismo dei diritti e delle barriere identitarie.
In un mondo in profondo cambiamento, minacciato dai conflitti nazionalistici, spinto verso l’omologazione dal mercato e dalla ancella I.A. e allo stesso tempo percorso dalle migrazioni, suona importante il richiamo di Pino Borrè alla doverosità del pluralismo interpretativo come carattere irrinunciabile di una giurisdizione costituzionalmente orientata. Di una giurisdizione che descriveva come caratterizzata da «due istanze di fondo: da un lato il garantismo in senso stretto, come limite, come sbarramento a difesa delle “libertà da”, dall’altro la promozione dei diritti sociali positivi, delle “libertà di”, come presa di distanza dal diritto effettivo che le comprime, come sforzo interpretativo di approssimazione del diritto effettivo al diritto valido, come tarlo della ragione che costringe al confronto le insufficienze, le contraddizioni, le ingiustizie del diritto dei più forti». Se dovessimo indicarlo, diremmo che il cuore di Magistratura democratica sta ancora lì.
Un’eresia contro il potere, la carriera, il leaderismo, la corporazione, l’amichettismo. Ma anche un programma di un collettivo che presuppone impegno e responsabilità, non una promessa personale di un singolo in cerca di consenso. Il rinnovamento della magistratura passa attraverso una forte rappresentanza di questa visione capace di incidere sulle scelte del prossimo Consiglio, ecco perché è importante sostenere i candidati di Magistratura democratica e non disperdere il voto.
Simone Silvestri