
Nello Rossi, direttore della rivista Questione giustizia
Qual è oggi la caratteristica – o la qualità – più rilevante da attribuire a Questione Giustizia?
La sua assoluta libertà, che è il riflesso dell’indipendenza, anche economica, di chi la promuove : Magistratura democratica. La crisi drammatica dei quotidiani, le manovre economiche e politiche sulle tv, i potentati che controllano le grandi piattaforme social offrono un quadro allarmante dei condizionamenti subiti da grandi e piccoli organi di informazione. Certo, essere liberi non basta per scrivere cose intelligenti e interessanti; ma è una premessa indispensabile.
Le polemiche sul correntismo tendono a rappresentare l’intera esperienza dell’associazionismo giudiziario come mera lotta per il potere. Un’impresa culturale e ideale come Questione Giustizia è una smentita di queste rappresentazioni?
E’ una grossolana falsificazione rappresentare l’intera storia della magistratura come un ininterrotto susseguirsi di maneggi e di scontri di potere tra fazioni. E’ stato l’associazionismo dei magistrati, in alcune delle sue componenti, a promuovere le più importanti innovazioni ordinamentali tra cui l’eguaglianza delle funzioni dei magistrati , la pubblicità della giustizia disciplinare, la tutela dell’indipendenza interna , il rispetto del giudice naturale, l’azione di contrasto al corporativismo…
Per far rinascere lo slancio del passato occorre – accanto ad una assoluta coerenza di comportamenti – un lavoro di ideazione e di proposta nel quale le Riviste, e segnatamente Questione Giustizia, devono giocare un ruolo importante.
Qual è stato il peculiare ruolo di Questione Giustizia rispetto ad altre voci e altri strumenti di comunicazione durante la campagna referendaria sul progetto di riforma costituzionale della magistratura? E qual è il bilancio di questa esperienza?
C’è chi pensa che nella campagna referendaria abbiano contato solo i messaggi semplificati e di impatto immediato sui cittadini. Non è affatto così . Sono stati egualmente necessari contributi di riflessione più approfonditi che hanno informato ed orientato i tanti che hanno partecipato alle migliaia di incontri che sono stati la vera chiave di volta del successo referendario. E su questo terreno Questione Giustizia può rivendicare un primato: i numerosissimi articoli sull’on line e i due corposi numeri della Trimestrale interamente dedicati ai temi della riforma costituzionale della magistratura e della campagna referendaria.
Quali sono il senso ed il valore dell’autonomia di Questione Giustizia da Magistratura democratica, gruppo che la promuove e la anima? E come deve essere inteso il pluralismo della rivista?
Chi “fa” Questione Giustizia si irrita quando qualcuno – pigramente , distrattamente – la definisce come l’house organ di Md. Perché significa che non la legge o non la capisce. Senza una piena autonomia, la piccola impresa di QG non avrebbe senso e non sarebbe utile a nessuno. E’ solo studiando e sperimentando in libertà che si possono produrre pensieri utili per i magistrati e per i cittadini. E se si ha una linea chiara si possono ospitare anche voci diverse, dissonanti o contrarie, come la Rivista fa nella rubrica Tribuna aperta.
La Rivista affronta una vasta gamma di temi istituzionali e giuridici: in quali settori dell’esperienza giuridica la sua presenza è da ritenere più significativa?
Da sempre nei settori dell’ordinamento giudiziario, del processo penale e del lavoro. Più di recente anche nel campo dell’immigrazione e delle questioni internazionali.
A chi parla oggi QG ? E quali lettori vorrebbe o dovrebbe conquistare?
E’ banale dirlo ma è così : QG ha l’intenzione e l’ambizione di parlare ai giovani, aggiungendoli alla sua base tradizionale di lettori. Giovani magistrati, avvocati, giornalisti e studenti che leggono e consultano la Rivista anche grazie alla sua gratuità e accessibilità sul web. Giovani in cerca di uno spazio pubblico che in pochi gli concedono.