Tempo di lavoro e tempi della vita: un’indagine giurisprudenziale sul part time
Le trasformazioni delle organizzazioni produttive in questi anni hanno reso chiaro il ruolo del tempo di lavoro, e della sua variabilità, come uno degli elementi più significativi nel perpetuare la disparità salariale tra uomini e donne (il tema è stato studiato molto dall’economista premio Nobel 2023 Claudia Goldin, ma ne troviamo traccia già in una fondamentale decisione della Corte di Giustizia – CGCE 17.10.1989, Danfoss – relativa a trattamenti retributivi differenziati, che aveva affermato la natura potenzialmente discriminatoria delle misure di flessibilizzazione della prestazione lavorativa). In questo contesto il part time doveva essere una forma di flessibilità “buona”, uno strumento di conciliazione tra vita e lavoro, diretto a consentire alle persone di avere tempi di non lavoro garantiti, nei quali dedicarsi a interessi e attività diverse: un altro lavoro, lo studio, ma anche (forse soprattutto) il lavoro di cura. Uno strumento quindi anche (forse soprattutto) di promozione dell’accesso e della permanenza delle donne nel mercato di lavoro.
Nulla o molto poco di tutto questo ha retto alla prova dei fatti: in una società diseguale, in cui il lavoro di cura continua a essere ripartito in modo del tutto sproporzionato, il part time è molto spesso uno strumento di segregazione occupazionale per le donne, ma, ormai da alcuni anni, con l’introduzione nella disciplina del tipo delle clausole elastiche e flessibili, nemmeno garantisce più la fissità convenzionale del regime orario. Nella pratica negoziale sembra ormai compiuta la trasformazione del part time nell’ennesimo strumento di flessibilizzazione della prestazione lavorativa, mentre la diffusione del tipo soprattutto in settori a basse retribuzioni fa dei lavoratori (e più delle lavoratrici) part timers modelli perfetti di lavoro povero.
Si tratta di una mutazione irreversibile e soprattutto di un uso lecito del tipo?
Ne discutono, il 15 giugno prossimo, dalle 15 alle 17,30, a partire da alcuni casi ormai non infrequenti nelle aule di giustizia:
Marina Capponi, avvocata del Foro di Firenze,
Marco Cirillo, giudice del Tribunale di Napoli Nord
Stella Laforgia, professoressa di diritto del lavoro nell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Mariagrazia Militello, professoressa di diritto del lavoro nell’Università degli Studi di Catania
Introduce e modera Giulia Locati giudice della Corte d’Appello di Torino
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